rotate-mobile
Fiumi di coca

Finti boss e consegne controllate: ecco come è stato prosciugato il fiume di cocaina

L'operazione della Guardia di finanza di Trieste che ha portato al più grande sequestro di cocaina mai realizzato in Italia ha messo in campo competenze altissime da parte degli investigatori, oltre ad un enorme livello di azioni sotto copertura. Il racconto di come hanno creato società fittizie, magazzini inesistenti, e di come hanno inflitto un colpo durissimo al Clan del Golfo

TRIESTE - “Mi vedi oggi ma non mi vedrai mai più”. Se dovessimo individuare due denominatori comuni nell’inchiesta triestina che ha portato al più grande sequestro di cocaina di tutti i tempi, allora la finzione e il mistero giocherebbero un ruolo decisivo. Nella maxioperazione denominata “Geppo” – dal nome in codice di uno degli agenti del Gruppo operativo antidroga di Trieste che nei primi anni Duemila inflisse un colpo durissimo al narcotraffico balcanico -, l’undercover è l’elemento che indirizza le azioni criminali e filtra le verità a discapito delle menzogne e viceversa. L’esecuzione di 38 misure cautelari e il sequestro di oltre quattro tonnellate di cocaina testimoniano un risultato finale prodotto da una vasta copertura investigativa. Agenti infiltrati che si sono mischiati ai trafficanti di cocaina. “Provate ad immaginare cosa vuol dire andare a bere una o due birre con narcos” ha affermato il colonnello delle Fiamme gialle Leonardo Erre. La storia di indagini sotto copertura a Trieste ha radici profonde, fin dai tempi di Luciano Scozzai. “Sono uomini straordinari” ha ripetuto il pubblico ministero Federico Frezza. “Abbiamo mentito, sapendo di farlo” così il procuratore capo Antonio De Nicolo.

La finzione: la partenza della coca, l'arrivo a Trieste

Il livello di finzione è stato tale per cui gli investigatori hanno creato un magazzino falso in porto, si sono inventati società, hanno fatto credere ai narcos colombiani che il porto di Trieste fosse esattamente quello di cui avevano bisogno. Un luogo tranquillo, senza grandi sequestri e movimenti di polizia. “La natura eccezionale dell’indagine – queste le parole di De Nicolo – sta soprattutto nelle 19 consegne controllate. Un numero altissimo”. Ai colombiani e ai trafficanti in Europa si fa credere che la cocaina del Clan del Golfo arriverà a Trieste grazie ad una nave che trasportava macchinari. “Quella nave è arrivata veramente – così gli investigatori – ma era vuota, la droga si trovava su un aereo”. Parte già sequestrata dalla Colombia e vola in due tranche. Il primo carico (300 chilogrammi) viene imbarcato sul volo Iberia che, via Madrid, atterra al Marco Polo di Venezia. Il secondo (quattro tonnellate) viene caricato a bordo di un volo militare che parte da Madrid e arriva a Rivolto. Da qui la droga viene portata a Trieste. Successivamente, ecco che la cocaina viene richiesta dai sodalizi criminali che nel frattempo avevano già trattato la droga con i colombiani ma che erano totalmente ignari del sequestro messo a segno in Sudamerica. 

Il più grande sequestro di cocaina mai fatto in Italia: ecco l'operazione Geppo

Colpo basso al Clan del Golfo

I sequestri devono avvenire “sempre lontano da Trieste, per non insospettire i narcotrafficanti”. Per questo motivo tutto avviene distante dal capoluogo giuliano. Avvengono in Friuli, ma anche in Veneto, così come nel Lazio, in Toscana e in Lombardia. Nel grande successo dell’operazione resta però un elemento di forte criticità per il prosieguo delle indagini. “Abbiamo compreso – così Erre, della Finanza – che la compravendita è composta da un livello talmente alto tra organizzazioni che ad oggi risulta difficile accedere alle transazioni. Si parla proprio di narcos fantasma”. Usano applicazioni che si autodistruggono, messaggi e telefoni super criptati. “Il Clan del Golfo ha centinaia di paramilitari tra le sue fila”. Ad oggi sembra essere l’organizzazione criminale più potente della Colombia. “Ora si tratta di riuscire ad andare oltre – così gli inquirenti – e iniziare a capire le dinamiche alla base dei flussi finanziari e chiudere la catena della ricostruzione del sistema e dell’approvvigionamento, dai narcos fino all’ultima strada di spaccio in Italia”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Finti boss e consegne controllate: ecco come è stato prosciugato il fiume di cocaina

TriestePrima è in caricamento