Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca

"Esclusi dai codici Ateco, contiamo meno delle cerimonie": il mondo dei concerti contro gli ultimi ristori

Nell'ultima tranche prevista dalle Attività Produttive non ci sono i codici per le attività nel campo della recitazione, altre rappresentazioni artistiche, regia, supporto alle rappresentazioni artistiche, gestione di teatri e sale da concerto. Per la Regione non vi è nessuna preclusione e apre la porta a possibili integrazioni

Foto Ufficio stampa Barcolana 2016

Nel caso in cui dovessero esserci delle rimanenze la giunta regionale potrebbe provvedere ad integrare la lista dei codici Ateco del settore degli eventi e concerti che sono stati esclusi dall’ultima tranche di ristori. Il settore gravemente falcidiato dalla crisi innescata dal Covid ne fa una questione di principio e ha chiesto dei chiarimenti direttamente agli uffici regionali che hanno risposto come la scelta sia stata fatta sulla base di un “indirizzo politico” dello stesso esecutivo e che tradotto significa che non ci sono soldi per tutti.

Non una dimenticanza, né una precisa volontà di lasciare fuori qualcuno, bensì l’impossibilità di accontentare tutti gli attori della filiera. Nel dettaglio, ciò che lamentano le imprese riguarda da vicino la nuova delibera regionale (n. 378 del 12 marzo 2021 – LR 1/2021)  dove tra i beneficiari si ritrovano solamente quelle relative al “noleggio di strutture ed attrezzature per manifestazione e spettacoli: impianti luce ed audio, senza operatore, palchi, stand” mentre mancano le “attività nel campo della recitazione, altre rappresentazioni artistiche, attività nel campo della regia, altre attività di supporto alle rappresentazioni artistiche, gestione di teatri, sale da concerto e altre strutture artistiche”.

Già nel 2020 si era verificata una situazione simile con l’emersione di un “caso” approdato sui tavoli della giunta e risolto “in extremis” con l’inserimento di codici Ateco inizialmente non previsti. Se per il 2020 i milioni a disposizione dei ristori sono stati 48 ed oggi invece sono meno della metà (21 ndr), dagli ambienti regionali fanno sapere che l’amministrazione ha messo a disposizione ristori a fondo perduto che non hanno eguali in proporzione alle imprese e al numero degli abitanti e in confronto ad altre Regioni italiane.

Tuttavia, quei codici Ateco non ci sono e per le imprese la criticità si ripresenta. La misura di sostegno è pari a 1400 euro e certamente non ha la “forza” per risolvere da sola la crisi drammatica del settore ma la ragione per cui molte imprese si sono impuntate affonda le radici nella più classica “questione di principio”. Sono stati gli stessi operatori che, dopo le attente analisi dei documenti e dopo aver verificato l’assenza del codice in questione, hanno prontamente chiesto delucidazioni agli uffici regionali.

Nello scambio di mail la Direzione prende “rigorosamente atto” e conferma l’approvazione della delibera, “in via definitiva”, sia per conto della competente Commissione consiliare che dell’organo esecutivo del Friuli Venezia Giulia. Pur rammaricandosi della difficile situazione, sono stati gli stessi uffici a segnalare l’assenza del codice per andare incontro ad una “opportuna rivalutazione in vista di ulteriori bandi”.

Ora bisognerà quindi attendere lo sviluppo dell’operazione e, nonostante non vi sia speranza di intravedere un’integrazione prima di domani 18 marzo (data di avvio del bando ndr), la porta “rimane aperta” come da indiscrezioni che trapelano dagli ambienti regionali. Fanno sapere che le segnalazioni verranno prese in considerazione. Molti professionisti del settore considerano il mancato inserimento di alcuni codici Ateco come una vera e propria beffa. Secondo loro, l’assenza dei codici ha creato una paradossale disparità tra le imprese: per citare un esempio concreto fatto dalle stesse realtà del settore, la lista dei codici ammessi a contributo erogherà ristori a chi solitamente non necessita di tecnici mentre esclude chi tradizionalmente si affida ad operatori qualificati per la buona realizzazione dell’evento.

 Con i teatri chiusi da oltre 140 giorni (era l’ormai lontano ottobre dell’anno scorso l’ultimo giorno in cui i palcoscenici sono stati calcati veramente e non in modalità online ndr), molte imprese si sono ritrovate a non poter beneficiare di un aiuto oggi quantomai fondamentale. “Personalmente, in un anno ho lavorato solo quattro mesi” racconta il titolare di un’impresa del settore. Dalla Regione fanno sapere che anche nel 2020 erano state fatte alcune successive integrazioni, in virtù anche di un ragionamento che trova conferma nell’individuazione delle filiere da ristorare, dei fondi a disposizione e delle stime tecniche. La verità, probabilmente, è che non ci son abbastanza soldi per accontentare tutti.

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