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Domenica, 16 Giugno 2024
Nove anni alla guida del porto

Commiato di Zeno D'Agostino: "il futuro del porto non è il porto"

Oggi il presidente uscente dell'Autorità portuale si è congedato con un incontro stampa durante il quale sono emerse le sue idee ed è stato fatto un ragionamento sugli scenari legati alla portualità non solo triestina. "Nessun rimpianto, un periodo eccezionale che mi ha fatto crescere". Anche una critica all'amministrazione locale sulla gestione di porto vecchio

TRIESTE - Visioni e concretezza: si può riassumere in queste due sole parole il gran lavoro portato avanti dal presidente dell'autorità portuale Zeno D'Agostino nel corso dei nove anni del suo mandato. E' cambiato il mondo, è cambiato il porto di Trieste, "sempre più scalo internazionale e sempre meno italiano per tipologia e bacino d'utenza dei traffici ma anche per caratteristiche "fisiche", con il suo pescaggio senza eguali, eccezion fatta per quello di Gioia Tauro in Calabria".

I fondali

Un'immagine tridimensionale quella tracciata oggi da D'Agostino relativamente agli sviluppi futuri della portualità, con particolare attenzione ai fondali: "Il mare - ha detto D'Agostino - è al centro degli scambi, con più del 90 per cento delle merci ma soprattutto con più del 99 per cento dei dati che passano, appunto, attraverso i cavi sottomarini". Nella giornata del suo commiato dalla guida dell'Autorità portuale - ma non da quella del Coselag che continuerà a presiedere anche perchè, come spiegato dallo stesso D'Agostino "in ballo c'è il progetto "Orto Franco" a cui credo moltissimo e che voglio seguire nel suo sviluppo" - sono stati tanti gli spunti di riflessione sul concetto di portualità moderna e al passo con i tempi.

Il modello Trieste

D'Agostino si è dimesso dalla carica e lascerà la presidenza a fine mese, in anticipo rispetto alla scadenza del mandato, prevista per la fine anno, ma va via senza rimpianti: "Il patrimonio dell'Autorità e delle società ad esse collegate si è più che triplicato, lo si nota anche solo guardando la gestione aziendale. Oggi esiste un modello Trieste, con un porto che esce dal porto anche con i treni, non ci sono perdite e tutto è in crescita". Quindi nessun rimpianto "ma solo tanta soddisfazione per quanto fatto".

Crescita su tutti i fronti

Come dargli torto, d'altronde: le assunzioni crescono, il sistema-porto funziona e guarda avanti, anche di fronte alle sfide della geopolitica. Dicevamo delle visioni: niente privatizzazioni, bensì internalizzazioni delle attività per creare un sistema che copra e coordini tutte le funzioni del porto. Per quel che concerne gli scenari geopolitici D'Agostino evidenzia come “il periodo appare difficile e non finirà tanto presto. Una portualità che vuole essere competitiva deve andare al di là dei singoli settori. Noi lo abbiamo fatto e lo stiamo facendo, vedi FreEste, Bat“.

Gestione di porto vecchio

D'Agostino ha anche velatamente, ma non troppo, criticato l'operato dell'amministrazione comunale relativamente alla gestione di porto vecchio: "io prima di tutto avrei indicato cosa non è possibile fare in quell'area, ma ognuno decide come vuole. Sono scomparsi anche i binari che sono stati sotterrati. Ecco, io li avrei conservati".

Nove anni: i numeri snocciolati

D'Agostino ha inoltre snocciolato i dati, anche prossimo futuri, legati alla sua gestione: sono cresciuti gli investimenti nel settore ferroviario, che per il 2026 prevedono una capacità di 25 mila treni, sono arrivati tanti investiìtori internazionali, sono stati rafforzati i collegamenti ferroviari con l'Europa, soprattutto centrale e dell'est, lsono stati messi in rete porti e interporti regionali per fare sistema, è stata definita al meglio l'architettura della governance del sistema. Con D'Agostino, in questi anni Trieste è diventato il primo porto ferroviario d'Italia, il primo porto petrolifero del Mediterraneo, il primo porto d'Italia per tonnellaggio totale, il primo in Italia e il terzo in Europa per trasporto marittimo a corto raggio e, infione, l'ottavo porto d'Europa per tonnellaggio. D'Agostino, sulla sua idea di portualità non tradizionale ma rivolta all'innovazione e alla diversificazione, ha voluto chiudere con una frase che racconta la necessarietà del cambio di paradigma: "La presenza di una nave non è il baricentro del ragionamento di sviluppo del porto. Serve sconvolgere i paradigmi".  Ma ora dove andrà D'Agostino? "Certamente non andrò a fare il presidente di altre autorità portuali" la risposta convinta.

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