Bagarre in Comune, il bando per la scuola scatena le ire dei sindacati

L'assessore all'Educazione Angela Brandi: "Abbiamo stabilizzato 93 persone in un anno, chi dice che lavoriamo a spizzico e magnifico non sa di cosa parla". Sindacati pronti allo stato di agitazione. Le opposizioni: "Vergognoso non rispondere alla lettera di 208 precari"

Duro botta e risposta questa mattina all’interno della seduta delle Commissioni II e V del Comune di Trieste tra la maggioranza e i sindacati del comparto educativo. Il fronte della discordia si è manifestato a causa del bando di concorso uscito la scorsa settimana che prevede l’assunzione del 50 per cento del personale precario attraverso concorso pubblico e la stabilizzazione della restante metà, bando di cui i sindacati hanno chiesto "l'immediato ritiro".

L’assessore Angela Brandi ha affermato come “nel 2018 era stata approvata la mozione del Consiglio comunale con la quale siamo riusciti a stabilizzare 8 ausiliari, 21 educatori dei nidi, 13 delle scuole dell’infanzia e 16 dei ricreatori (compresi i sette fuori organico ndr), tutto personale in regola con i requisiti al 31 dicembre 2017”. Secondo la Brandi infatti “il 2 settembre scorso abbiamo proceduto con le stabilizzazioni del personale a posto con i requisiti alla fine del 2018, vale a dire 10 educatori dei nidi, 12 nelle scuole dell’infanzia e sei educatori di ricreatorio. Il bando prevede 12 posti”.

Per l’assessore alla Scuola “il piano di assunzioni di questa Giunta va avanti con il 50 per cento che proviene dalle stabilizzazioni e il restante da concorso pubblico. È evidente che chi chiede la revoca di un bando non sa di che cosa parla”. “In un anno – ha concluso la Brandi – abbiamo stabilizzato 93 persone, non credo sia a spizzico e magnifico come detto dai Cinque Stelle”.  

Le opposizioni politiche

Sul fronte politico dei contrari si registra l’invio al Comune di una lettera firmata da 208 precari che chiedono spiegazioni in merito al bando, e la dura presa di posizione dei sindacati, oltre che dei banchi dell'opposizione. “Questo bando rappresenta il mancato rispetto dell’impegno elettorale sulle stabilizzazioni promesse. Auspico una decisione forte di Lega e di Fratelli d’Italia in modo da staccare la spina a questa maggioranza” ha tuonato il grillino Paolo Menis.

Da sinistra sono piovute dure critiche alla Giunta Dipiazza. Fabiana Martini del Partito Democratico ha puntato il dito contro l'assessore Brandi: “Vergognoso che non sia neanche stata data risposta alla lettera”. La renziana Antonella Grim ha affermato che “bisognava dare priorità alle procedure di stabilizzazione per gli aventi diritto fino al giugno 2020, come previsto dalle norme vigenti e poi partire con i concorsi”.

I sindacati: "Un'offesa"

“Questo bando è una vera e propria offesa nei confronti di chi possiede titoli di anzianità e che aspetta la stabilizzazione da molto tempo” ha affermato Walter Giani della Cisl. “È legittimo che i lavoratori pretendano di non essere trattati come precari di serie a e di serie b”.

Secondo Serena Miniussi della Cgil “questa commissione è una vergogna. Non si prende in giro chi lavora facendogli fare dei giri di giostra. Non serviva tenere persone con l’acqua alla gola”.  L’Usb ha utilizzato parole pesanti nei confronti del bando: “Lo schiaffo a chi tiene in piedi i servizi dell’infanzia con a volte anche 10 anni di precariato è doppio. Chiediamo a questo punto, oltre al ritiro, anche la modifica del piano delle assunzioni” ha affermato Maria Pellizzari. Anche Ugl ha parlato di “presa in giro delle persone”.

Lo stato di agitazione del personale è stato ipotizzato dai sindacati più volte durante i lavori di Commissione. Secondo i sindacati la legge “consente di stabilizzare il personale fino a giugno del 2020. Non abbiamo detto di non fare i concorsi, bensì di stabilizzare chi è precario e sulla base dei posti vacanti”. “Ritirando il bando – ha continuato Giani – nessuno di quelli assunti in virtù della stabilizzazione precedente andrebbe a perdere il lavoro, quindi ogni timore di questo tipo è infondato”. 

Il "nodo" dei punteggi: Lega e FdI allineate

Verso la fine dei lavori il consigliere di Fratelli d’Italia Claudio Giacomelli ha chiesto di conoscere “in base a quale normativa vigente era vietato il punteggio perché voglio capire se stiamo parlando di una questione amministrativo-burocratica, o di una scelta politica”. Anche Everest Bertoli della Lega ha espresso contrarietà sull’assenza dei punteggi.  “La scelta di bandire un concorso che non preveda nessun punteggio per valorizzare l'esperienza accumulata da, chi per anni lavori all'interno dei nostri servizi educativi, non è solamente una scelta non condivisibile ma nemmeno condivisa”.

Secondo Bertoli, “l'assenza dell'assessore al Personale Michele Lobianco che evidentemente non vuole affrontare l'argomento lascia perplessi e contrariati. Chiediamo la tutela di chi lavora da precario all’interno dei nostri servizi educativi sia attraverso le stabilizzazioni sia attraverso il riconoscimento nei bandi di concorso di idonei punteggi per l’esperienza maturata”.

"Prima i triestini", la posizione dei presidenti di Commissione

Infine, anche i Presidenti delle Commissioni II e V Roberto Cason e Manuela Declich hanno voluto esprimere la loro “contrarietà nella parte del bando in cui non sono previsti punteggi a favore del personale che ha già prestato lavoro nei Servizi Educativi. È nostro dovere pensare prima ai nostri concittadini”. Alcuni dubbi li ha manifestati anche il redivivo Bruno Marini di Forza Italia, tornato in aula dopo una lunga convalescenza. "Sono molto perplesso dal metodo" così il democristiano di lungo corso. 

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