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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Il palazzo municipale ha un problema: il suo nome non è green pass, si chiama sicurezza

Il blitz del consigliere del movimento 3V Ugo Rossi avvenuto nella serata di ieri 29 novembre ha evidenziato la possibilità per chiunque di introdursi all'interno della casa comunale e i rischi che potrebbero conseguirne. Perché? Ve lo spieghiamo. Domani l'approfondimento con il nuovo assessore alla Sicurezza, Maurizio De Blasio

"Per cinque euro l'ora figurati se mi metto a correr dietro ad uno che corre su per le scale, non è di mia competenza. Chiamo i vigili e basta". L'italianizzazone delle espressioni dialettali forse non rende bene l'idea di ciò che è accaduto nella serata di ieri 29 novembre, ma di sicuro evidenzia un problema che ha a che fare con la casa comunale di piazza Unità e che risponde al nome di sicurezza. Sono passate le 16 e dall'entrata di largo Granatieri spunta Ugo Rossi, consigliere del movimento 3V che corre su per le scale e si dirige nell'ufficio che gli spetta dopo il clamoroso risultato alle ultime amministrative. Da quando è stato eletto, il trentenne friulano è al centro di una querelle che lo vede protagonista più per il suo rifiuto di esibire il green pass che per proposte concrete. Senza la certificazione verde non può entrare all'interno del consiglio comunale e i lavori d'aula (non solo a causa di Rossi, i consiglieri allergici al vaccino o che considerano il Covid alla stregua di una banale influenza sono anche altri) si tengono in modalità telematica. 

Ieri pomeriggio il consigliere del movimento Vaccini Vogliamo Verità è riuscito ad introdursi a palazzo e a collegarsi in diretta Facebook dal suo ufficio. Questo ha fatto scattare l'inizio dei lavori con un'ora di ritardo e ha monopolizzato la discussione per ulteriori sessanta minuti circa. Al di là delle questioni relative al dibattito e alle posizioni che gli eletti possono avere in relazione al tema dei vaccini, del green pass e più in generale sulla pandemia, l'analisi dovrebbe essere un'altra: come quando i neofascisti di CasaPound erano riusciti ad entrare nel palazzo del Consiglio regionale e a urlare i loro slogan all'interno dell'aula (sebbene Rossi non sia neofascista, figuriamoci), qui una persona è entrata a palazzo senza che nessuno lo riuscisse a fermare. 

Ed allora sono stati in molti ad interrogarsi, non solo in quella opposizione che male digerisce una certa propaganda sul tema della sicurezza, invece tanto caro alla destra. Se al posto di un megafono o di una diretta Facebook l'intruso (non Rossi, intendiamoci) avesse avuto con sé una pistola o oggetti atti ad offendere? Se invece di un sonnolento lunedì pomeriggio fosse stato un mercoledì mattina, quando magari gli uffici sono pieni di dipendenti comunali? E se uno squilibrato si fosse introdotto in qualche stanza, superando le segreterie? Se l'uffico fosse stato quello del sindaco staremmo qui a parlare di Ugo Rossi e di un blitz avvenuto in virtù di rivendicazioni personali di un consigliere comunale? Certo che no. 

Si sarebbe gridato allo scandalo, avremmo fatto i conti con le reazioni politiche e con il solito problema che riguarda la sicurezza. Come quando avvengono fatti di cronaca nello stesso posto e qualche presidente di circoscrizione chiede l'installazione delle telecamere o maggiori misure di controllo. "Nessuno di noi ha mai pensato a questo - così un addetto ai lavori - ed in effetti il problema c'è. Se qualche squilibrato entra a palazzo cosa succede?". Già. Cosa succede? Magari interviene la polizia locale. Chissà che il prossimo consiglio comunale (dal vivo non sarebbe poi così male, invece della modalità da remoto) non discuta anche di questo. 

Domani 1 dicembre ospiteremo un approfondimento sul tema con l'assessore alla Sicurezza, Maurizio De Blasio 

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