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Confapi Fvg: «Risparmio del suolo e riutilizzo aree dismesse: pericolo delocalizzazione»

È il parere espresso da Denis Petrigh, componente del consiglio generale della Confapi Fvg, in occasione dell’audizione al Consiglio regionale in materia di varianti urbanistiche e contenimento del consumo del suolo. (d.d.l.r. 107)

Giusto che per i nuovi insediamenti economici si privilegi, rispetto a nuove realizzazioni, il recupero delle aree destinate a uso produttivo e commerciale sottoutilizzate e dismesse, ma non si può passare da un eccesso di liberalità a uno di rigidità, con un aggravamento delle condizioni insediative in Friuli Venezia Giulia per le imprese che aumenta il pericolo della delocalizzazione in altre parti del territorio nazionale o, peggio, all’estero”. È il parere espresso da Denis Petrigh, componente del consiglio generale della Confapi Fvg, in occasione dell’audizione al Consiglio regionale in materia di varianti urbanistiche e contenimento del consumo del suolo. (d.d.l.r. 107).

“E’ indubbio che il risparmio del suolo e il suo razionale utilizzo - ha detto Petrigh - siano principi sottintesi all’intera pianificazione territoriale, inclusa quella riguardante gli insediamenti produttivi e commerciali. Ma ad essere sottoutilizzate sono anche le zone programmatiche regionali e non solo quelle dei comuni, segno che non è sufficiente una rigorosa pianificazione territoriale per attrarre investimenti, ma che è anche necessario assicurare condizioni insediative competitive”.

Purtroppo, secondo la Confapi, il riutilizzo di zone commerciali e produttive dismesse è spesso disincentivato dalla difficoltà di convertirne l’uso per nuove attività, a cominciare dai costi per l’opera di bonifica dei suoli. “Il legislatore regionale non può ignorare questi aspetti; accanto a più rigorose politiche di utilizzo del suolo ne vanno attivate altre che le rendano coerenti con le politiche di sviluppo economico che la Regione, per altre vie, dichiara di perseguire. Una proposta può essere quella di sollevare le imprese, che attuano investimenti in queste aree, di almeno una parte degli oneri di risanamento e di bonifica dei suoli con misure di carattere fiscale.

Quanto alle più generali disposizioni in materia urbanistica, la relazione che accompagna il d.d.l.r. 107 preannuncia un “testo unico delle discipline in materia urbanistica”. A ben vedere, nel disegno di legge non si scorge alcun elemento di raccordo con la recente legge di riforma degli enti locali, fra l’altro istitutiva delle Unioni territoriali intercomunali (UTI). Eppure queste ultime, una volta costituite, potranno occuparsi anche di pianificazione territoriale comunale. “Forse sarebbe stato il caso – chiude Petrigh - di formulare, senza fretta, contestualmente l’intera riforma urbanistica, anche a maggior chiarezza sulle competenze comunali e sulle UTI, dei raccordi con la riforma dei consorzi di sviluppo industriale e con la realizzazione delle aree produttive ecologicamente attrezzate (le APEA), istituiti dalla l.r. 3/2015 e in via di attuazione”.

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