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Nelle conferenze l'esempio come i vaccini: da qualche parte c'è, ma non si trova

Sono sempre più frequenti le occasioni in cui tra politici e operatori dell'informazione manca completamente il distanziamento sociale. Tanti ne parlano, molti lo denunciano ma nessuno ne scrive. Oggi lo facciamo noi, sperando che possa servire a tutti

"Attendendo la ripresa a pieno regime del piano vaccinale, dobbiamo rispettare scrupolosamente le misure precauzionali che ormai ben conosciamo”. È lo stralcio di una nota inviata nel pomeriggio dal gruppo consiliare di Forza Italia Fvg ma rappresenta il pretesto per parlare dell’ormai perenne mancanza del distanziamento sociale in occasione di moltissime e recenti conferenze stampa. Lo pensiamo tutti, lo denunciamo tra di noi ma nessuno lo scrive. Per questo motivo, dopo l’ennesima pagina andata in scena oggi 18 marzo alla Centrale idrodinamica di Trieste (l’ultima in ordine di tempo è stata la conferenza convocata in Regione ieri 17 marzo, lunedì invece quella all'interno delle salette della palazzina Infettivi dell’ospedale Maggiore) lo facciamo noi.

Nella giornata in cui si ricordano le vittime del Covid

Nella giornata in cui viene istituita ufficialmente la commemorazione delle vittime del Covid e la percentuale di positività in regione raggiunge l’8,5 per cento dei tamponi (oltre 1000 i nuovi contagi anche oggi), a Trieste si inaugura il centro vaccinale. Quando arriviamo, il personale medico ci chiede subito di far spazio e di dar priorità alle persone anziane, così da agevolare le operazioni. Ci spostiamo una prima volta dall’atrio, cerchiamo di tenere il distanziamento, parliamo dell’assembramento verificatosi ieri nel palazzo della Regione in occasione della visita del ministro Mariastella Gelmini e nel frattempo si attende l’arrivo dei vertici della giunta e del sindaco di Trieste.

L'inizio delle operazioni

Dopo l’entrata di chi ci rilascerà le dichiarazioni del caso, ci dirigiamo verso una zona dove inizialmente tutti i politici (anche chi non ha ruoli di governo, non si capisce il perché, o forse la campagna elettorale è già ben che iniziata) e noi giornalisti dovremmo posizionarci per le interviste. Si crea il primo assembramento, qualcuno (l'autore dell'articolo) chiede un po’ di distanziamento e le cose sembrano migliorare. Subito dopo arrivano i colleghi della sede regionale della Rai. “Se non c’è distanziamento non facciamo niente” così altri giornalisti presenti. L'abbozzato ammutinamento porta ad una rapidissima decisione e allora fuori tutti, tra gli sguardi degli anziani in attesa della dose e quelli degli infermieri che chissà cosa pensano di tutto ciò. 

L'esempio questo sconosciuto

Usciamo sul piazzale davanti alla Centrale. Arrivano il sindaco Dipiazza ed il governatore Massimiliano Fedriga, poi inizia la conferenza all’aperto. Passa qualche secondo, la fibrillazione pompa il sangue al cervello e di nuovo tutti ammassati, microfoni e cellulari in mano, pronti a raccogliere le ultimissime dichiarazioni sul caso AstraZeneca e sui suoi possibili sviluppi a livello internazionale. Tutti osservati dagli over 80 che tra qualche minuto riceveranno la propria dose. Un infermiere scatta una fotografia dell’assembramento (chissà nelle chat dei sanitari che cosa circola e quali sono le reazioni), i portavoce dei vertici istituzionali condividono la nostra posizione fino a quando, dopo aver scattato anche noi una fotografia da lontano, ce ne andiamo. “Dobbiamo pur lavorare” così un collega. No, così non si lavora, soprattutto quando le nostre parole e i nostri atteggiamenti (giornalisti e politici tutti) dovrebbero avere un peso importante per i lettori di qualsiasi rete d'informazione o affidano le loro speranze ai rappresentanti del popolo. Tutti, indistintamente, dovremmo essere d'esempio anche se nell'ultimo periodo la storia sembra essere la stessa dei vaccini: da qualche parte c'è, ma non si trova. 

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