Cronaca Piazza Unità d'Italia

Unioni civili, il Consiglio conferma il "No" alla sala matrimoni. Il pubblico "arcobaleno": «Non ci faremo umiliare»

Dopo tre ore di dibattito in Aula arriva come previsto la bocciatura della mozione Famulari: tutti hanno riconosciuto l'imprecisione della legge, ma l'opposizione contesta «la scelta politica dell'Amministrazione»

Arriva a mezzanotte e mezza il voto che mette fine a una parte delle polemiche accese quest'estate con la negazione da parte dell'Amministrazione comunale della Sala matrimoni del Comune di Trieste per la trascrizione delle unioni civili, nella fattispecie un'unione civile tra persono omosessuali. Un voto scontato dopo i lunghi mesi di polemica politica, un voto ancora più scontato a sentire gli interventi dei consiglieri comunali in Aula (quasi trenta su quaranta hanno preso la parola). Un dibattito quello avvenuto ieri, lunedì 19 settemre, in Consiglio comunale sulla mozione presentata dall'ex assessore Laura Famulari, ora consigliere Pd, che chiedeva in sostanza di equiparare in toto le unioni civili al matrimonio civile, concedendo dunque la Sala matrimoni per l'applicazione della Cirinnà.

L'ASSESSORE LOBIANCO - Dopo la presentazione della mozione, con tanto di emendamento che chiedeva di cambiare il nome alla Sala comunale di piazza Unità trasformandola in "Sala matrimoni e delle unioni civili", ha preso parola l'assessore ai Servizi al cittadino Michele Lobianco per chiarire che «si tratta di una scelta politica, basata su fondamenta legislative, tra l'altro sono già state registrate due unioni nella e molte altre richieste sono giunte, anche per la Sala Bazen di palazzo Gopcevic. Non tollero dunque di essere chiamato discriminatore».

PUBBLICO - Si sono susseguiti poi numerosi interventi dei consiglieri comunali, ascoltati attentamente dal pubblico presente in sala, tra cui c'erano molti esponenti della comunità "arcobaleno" (fra tutti Antonio Parisi, in arte Jota Assassina) e poi due coppie gay (tra cui spiccava il professore Davide Zotti). Da sottolineare la presenza di Polizia e Carabinieri in piazza Unità a controllare circa un centinaio di manifestanti che, visto il dilungarsi dei lavori in Aula, si è poi "disperso" lasciando libere le forze dell'ordine.

IL VOTO - Alla fine si è giunti al voto che ha visto 23 no della maggioranza (inizialmente il consigliere Porro, tra i più contrari alla mozione, era risultato astenuto insieme a Roberto De Gioia), 14 si dell'opposizione e un astenuto. Voto contrario che ha visto la protesta del pubblico che fino a quel momento era stato molto rispettoso, a parte qualche piccolo "borbottio" durante alcuni interventi: è stato così esposto uno striscione con l'hashtag "non ci faremo umiliare" e poi è stato esclamato qualche "vergogna" all'indirizzo dei consiglieri di maggioranza.

VALENTINA REPINI (Pd) - Le differenze tra matrimonio e unione civile sono ridotte al minimo ed è per questo motivo che le scelte dell’amministrazione sembrano discriminanti, perchè queste scelte che non riconoscono la vita familiare delle coppie omosessuali, che devono poter scegliere come le coppie etero. La normativa parla di sostituire laddove c’è scritto "coniuge" la parola "unione civile". Forse i triestini sono pronti, ma l’amministrazione comunale non è pronta a questo cambiamento: inoltre Trieste perde l’opportunità di distinguersi sul piano civile e perchè le coppie omosessuali dovranno recarsi in altre città per vivere il momento di felicità.

ANTONELLA GRIM (Pd) - Io credo che grazie alla legge sulle unioni civili si rende onore finalmente alle coppie omosessuali, che sono cittadini a cui riconoscere il diritto alla felicità come tutti gli altri. Cosa perdiamo a garantire stessi diritti? Nulla. Trovo ridicolo l’utilizzo degli escamotage volti a creare un solco a separare i cittadini. Chiedo di riconoscere tutti i nostri concittadini degni dello stesso trattamento. Dovete assumervi la responsabilità politica di questa scelta che vuole trovare il modo di tenerli nascosti.

ANTONIO LIPPOLIS (Ln) - Impedire la felicità? Non credo che unirsi in piazza Unità o palazzo Gopcevic comporti una differente felicità. La senatrice Cirinnà voleva inserire la fedeltà coniugale, fedeltà sessuale e parola celebrazione, ma lo stesso Pd ha bocciato queste scelte: volete imporre a livello comunale quello che non siete stati in grado di fare a livello nazionale.

GIOVANNI BARBO (Pd) - Chiedo innanzitutto che venga messa a verbale la richiesta di inserire il procedimento di unione civile sul sito di Rete civica. Anche se fosse corretta la scelta della Giunta: apprezzo l'onestà dell’assessore Lobianco che afferma si tratti di scelta politica, come quella di non delegare al privato cittadino. È una questione di principio, si anche. Inutile rivendicare l’essere cattolico: una coppia cattolica si sposa in chiesa, quindi nulla a che fare con le unioni civili;  inoltre non tutti i cattolici la pensano in questo modo sulle unioni civili e non tutti i cattolici vogliono imporre questa scelta.

ELENA DANIELIS (M5s) - Si tratta di discriminazione quando non si lascia a tutti i cittadini la possibilità di fare la stessa scelta: chiediamo dunque alla Giunta di tornare sui propri passi.

ALBERTO POLACCO (Fi) - La mozione mi sembra porti un processo alle intenzioni di una legge dello Stato che ha dovuto differenziare due cose diverse. La Corte costituzionale dice che questa c’è un articolo 29 della Costituzione di cui va tenuto conto. Proprio per questo la parola discriminazione non è accettabile: non c’è alcuna paura nell'affermare che si tratta di un atto politico, ma è un atto politico basato sulla legge, legge che a sua volta è un atto politico.

MICHELE CLAUDIO (Ln) - Credo che non esista più nessun pensiero pregiudiziale, ma le cose vanno chiamate con il proprio nome: la stessa legge distingue celebrazioni e registrazioni. Bisogna evidentemente rimodificarla, ma al momento va rispettata.

PAOLO MENIS (M5s) - Le leggi devono essere rispettate, credo però che pure nella non limpidezza della legge 20 (Cirinnà, ndr), da comunque delle linee: chiedo dunque di non coinvolgere la parte amministrativa in questa scelta che è politica. La sala Bazen è disponibile appena al 15 ottobre perchè prima c’è la Barcolana. Quindi credo che come già detto prima sia giusto dare le stesse possibilità a tutti i cittadini. Perchè un cittadino o consigliere può celebrare un matrimonio ma non un’unione civile? Vi invito caldamente a rivedere questa scelta.

FABIO TUIACH (Ln) - La famiglia è il pilastro della nostra società e i figli sono il frutto naturale. Nonostante la stragrande maggioranza degli italiani sia contrario alle unioni civili questa legge è passata e da eletti dobbiamo rispettare la legge. L’unione civile non è un matrimonio e non si celebra per formare una famiglia, vi invito a fare attenzione ai termini che usate.

SALVATORE PORRO (FdI) - Era prevedibile che dopo l’approvazione della legge nei comuni si presentassero casi di ambiguità. Io farò sempre obiezione di coscienza sulle unioni civili perché sono contrarie alla legge di natura. Le unioni civili non sono uguali al matrimonio perchè vanno contro agli articoli 29 e 30 della Costituzione. Nel matrimonio civile si parla di fedeltà, coabitazione, famiglia, mentre nella Cirinnà spariscono la parola famiglia e fedeltà; inoltre è proprio la legge a discriminare quando vieta l'esposizione delle pubblicazioni di "unione civile" come avviene per quelle di matrimonio.

MICHELE BABUDER (Fi) - Mi chiedo se poi verrà presentata un'altra mozione riguardante anche le altre sale anche della casa comunale. Trovo molto denigratorio nei confronti di qualcuno di noi l’intento che ci viene attribuito di voler nascondere qualcosa; lungi da me fare delle valutazioni morali o religiose, mi sarei atteso del rispetto nei confronti di chi la pensa diversamente. Emergono due dati: il comune non nega un diritto alla registrazione dell’unione civile e lo fa in una forma e in un contesto che non è lo stesso della sala matrimoni (che si chiama così solo per consuetudine, dove si registrano molti altri atti che non si trascrivono in altre sale); l’unione civile non è messa in contestazione, ci si è spesi e sono state messe a disposizione uffici, persone e sale. Abbiamo discusso strumentalmente del niente.

ROBERTO COSOLINI (Pd)  - Sarà un voto politico e farei a meno di questa discussione. Io personalmente non sarei in difficoltà a vivere negli svariati paesi in cui il matrimonio gay è riconosciuto. Ma siamo di fronte a una scelta politica: nella Cirinnà non ho trovato nessun punto in cui sia scritto “non si celebra nella sala matrimoni” (che è anche sala conferenze, incontri, cittadinanze, spogliatoio). Noi pensiamo che sarebbe stato un gesto apprezzabile da parte dell’Amministrazione quello di celebrare le unioni civili nello stesso posto dove si celebrano i matrimoni, anche se la legge li differisce, ma da alcuni punti di vista (un progetto di vita insieme) sono simili. Perdete un’occasione anche perchè è giusto che seguite la linea che vi ha fatto eleggere, ma vi ricordo che siete stati eletti dal 24% degli eventi diritto e la sfera dei diritti è molto più ampia. Non nascondiamoci dietro i limiti di una legge. Ma questo scandalo esiste solo a Trieste? In altre città si sta applicando consapevoli di queste diversità, ma riconoscendo alle unioni civili le sale matrimoni. Il tema è la scelta politica: su piazza Unità c’è un veto politico.

MARIA TERESA BASSA POROPAT (IpT) - Mi sono trovata in mezzo a una discussione particolare perchè i primi interventi hanno voluto chiarire che non si è davanti a una discriminazione, ma poi siamo arrivati oltre i tecnicismi quando si parla di motivi religiosi, etici, culturali. Il luogo ha una valenza simbolica, interpreta, da senso a quell’evento. Queste persone difendono il loro diritto di parità di trattamento. 

GIANROSSANO GIANNINI (M5s) - Io credo non ci sia margine politico quando una legge è così precisa: tutte le disposizioni che si riferiscono al matrimonio si applicano anche alle unioni civili. Una legge dello stato che dobbiamo rispettare; la proposta che possiamo fare per tirare fuori l’assessore dall’enpasse è quella di estendere la Balzen ai matrimoni.

BRUNO MARINI (Fi) - C’è una legge dello Stato che tutti siamo chiamati a rispettare, ma bisogna conciliare le scelte anche con il voto dei cittadini al programma espresso da questa maggioranza in campagna elettorale. Si rischiava di discriminare con l’orario negato al sabato, ma con l'introduzione del prefestivo e della sala Balzen l'abbiamo evitato. La sostanza non è che matrimoni civili e unioni civili vengano celebrati nella stesa sala, ma di dare pari dignità com’è stato fatto.

PAOLO POLIDORI (Ln) - Non c’è margine di interpretazione, infatti sono cose diverse, che poi la legge sia un “pastrocchio” per motivi interni alla maggioranza del Parlamento lo sappiamo. Io sulle questioni morali, da laico, ho la presunzione di vedere le cose da un altro punto di vista: credo che sia giusto che per persone che si vogliono bene abbiano le stesse possibilità e mi sono chiesto se è discriminazione, ma mi sono reso conto che la questione è sempre più strumentale: il fatto di avere un’altra sala non pregiudica il fatto di portare avanti un’unione civile. Se si inizia a parlare di discriminazione sul politicamente corretto si creano questioni che non devono neanche esistere, c’è il rischio di una discriminazione al contrario.

FABIANA MARTINI (Pd) - Credo che amministrare una città voglia dire farsi carico di tutti, con particolare attenzione alle “minoranze” perchè si trovano in situazione di maggiore fragilità. L’aticolo 3 della Costituzione che viene prima del 29: “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge…”. Sapendo che tutto ciò che non è vietato è potenzialmente corretto. Qual è il motivo reale per cui allora non viene concessa la cosiddetta sala matrimoni (dove ribadiamo non si celebrano solo matrimoni, andrei oltre la “sacralità”)? Il motivo è che si corre il rischio di equiparare l’unione al matrimonio civile? La legge chiarisce già questo concetto.

EVEREST BERTOLI (Fi) - È chiaro che è una pessima legge, siamo dal 12 agosto che parliamo di “ se è giusto dare piazza Unità o meno alle unioni civili”. È una legge figlia di un Parlamento che avuto paura e ha illuso le persone, creando una legge che fa delle differenze mostruose.

LAURA FAMULARI (Pd)  - Non è stata data una risposta sulla motivazione della negazione della Sala matrimoni. Io ho citato il diritto alla tutela della vita famigliare, è vero le istituzioni sono diverse, ma il compito della politica è quello di lanciare i principi. Il 74% degli italiani dice che in alcun modo i diritti omosessuali minacciano la famiglia tradizionale. Chiedo dunque all’aula e alla Giunta, visto che non ci sono motivi ostativi, di fare un passo indietro, è utile a tutti, perché questa storia non finisce qua, perchè fa parte del futuro.

CLAUDIO GIACOMELLI (FdI) - Io non ho apprezzato il dibattito di oggi che per la metà che si è inoltrato sul terreno giuridico la cui interpretazione non spetta a noi. Qua si parla di una scelta politica, ma nessuno sta negando un diritto a nessuno. Il principio dell’articolo 3 parla di uguaglianza in situazioni uguali, ma qui non sono uguali. Nel momento in cui si vuole uguagliare un gesto simbolico io rivendico la mia scelta di sottolineare che sono due atti simbolici diversi.

FRANCESCO BETTIO (Ld) - Abbiamo saputo dall’assessore Lobianco che sono già state trascritte due unioni, quindi dove sta la discriminazione? Io fossi nelle persone sarei incavolato con la Cirinnà non con noi che la stiamo applicando. Non si può far passare la sala di Ponterosso come una di serie B.

ROBERTO DE GIOIA (V-Psi) - Sembra che siamo a farci le ripicche, cercando le pagliuzze per motivare l’una o l’altra posizione. Io non ho capito perchè ci siamo soffermati sulla sala delle unioni civili, mettendo da parte la questione del diritto civile acquisito. Per questo motivo mi asterrò dal voto.

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