Leader di CasaPound interinale in Regione, le opposizioni: "Va licenziato". Clun: "Vergognoso attacco personale"

Francesco Clun lavora con un contratto a tempo determinato presso la Direzione Sanità regionale. Le opposizioni chiedono venga licenziato, lui tira diritto e annuncia querele

"È scandaloso che l’autore della gravissima azione di ieri sia a libro paga dell’amministrazione regionale, deve essere immediatamente licenziato". La grave accusa nei confronti di Francesco Clun, segretario provinciale del partito di estrema destra che ieri ha compiuto un blitz interrompendo i lavori della VI Commissione del Consiglio Fvg, arriva dal capogruppo del Patto per l'Autonomia, Massimo Moretuzzo a cui si aggiunge la netta presa di posizione di Roberto Cosolini del Pd e l'analisi del "caso" da parte di Riccardo Riccardi. 

L'episodio sotto la lente della Procura

Dopo l'episodio finito sotto la lente della Procura della Repubblica di Trieste - già ieri il presidente dell'aula Piero Mauro Zanin aveva sporto denuncia in Questura - alcune reazioni politiche si concentrano sul ruolo professionale ricoperto dal leader triestino di CasaPound. In mattinata anche l'assessore regionale alla Sanità ha lasciato intendere che sono in corso di valutazione eventuali provvedimenti anche se, non essendo dipendente diretto della Regione, la stessa non può decidere le sorti lavorative di Clun. 

Il caso

Il segretario provinciale risulta infatti impiegato presso la Direzione regionale Sanità, assunto con un contratto interinale e a tempo determinato. Secondo Massimo Moretuzzo va fatta chiarezza sul criterio attraverso il quale Clun ha ottenuto il lavoro. "Qualcuno - sostiene Moretuzzo - deve assumersi fino in fondo la responsabilità di questa situazione. Non è accettabile liquidare quanto è successo con qualche dichiarazione di
scuse o prese di distanza".

"Infiltrazione delle istituzioni"

Il politico friulano parla di "infiltrazione delle istituzioni da parte di soggetti eversivi e antidemocratici" e ha presentato, assieme al collega Giampaolo Bidoli, un'interrogazione con cui viene chiesto alla giunta Fedriga "quali provvedimenti intenda assumere nei confronti del dipendente rispetto alla vergognosa vicenda". Nella polemica si è inserito anche Roberto Cosolini del Partito democratico che sostiene come il "licenziamento per giusta causa" di Clun, che viene definito come "il capo del manipolo", dovrebbe apparire come "il minimo". 

La replica di Clun

Contattato da TriestePrima, il leader locale del partito di estrema destra definisce la richiesta di licenziamento "uno dei numerosi attacchi a livello personale diretti verso il responsabile provinciale di CasaPound". Secondo Clun "è emblematico come la sinistra attacchi un impiegato chiedendo la sua testa in ambito lavorativo". 

"Chiedere il licenziamento di un lavoratore per ritorsione politica – continua il leader dell'estrema destra triestina – additandolo addirittura di essere un eversore, è vergognoso e viola quella stessa Costituzione che è sempre sulla bocca della sinistra quando si tratta di limitare la libertà altrui". Clun tira diritto e annuncia querele contro i responsabili di quelle che vengono definite "insinuazioni". Il riferimento sarebbe il rapporto con Alessia Rosolen, assessore regionale al Lavoro e con cui Clun ha condiviso un pezzo della sua "carriera" politica. 

"E' chiaro a tutti - conclude Clun - anche a chi sventola la Costituzione a giorni alterni, che non è concepibile epurare una persona unicamente per aver manifestato liberamente il proprio pensiero. E' evidente che l'unico attacco alla democrazia esistente è quello di chi oggi chiede il licenziamento di un lavoratore anziché entrare nel merito dei contenuti di una protesta"

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Cosa rischiano Clun e compagni

Sono 14 le persone di estrema destra su cui la Procura sta indagando. Per l'irruzione di ieri, dovrebbe essere contestato il reato di interruzione di pubblico servizio. In caso di condanna, i militanti neofascisti rischiano fino a due anni di reclusione, cinque invece per chi ha ha promosso il blitz. 

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