Coronavirus e Cura Italia: l'impatto in busta paga

Chiusura totale (o quasi) e un esercito di lavoratori a casa. Quanto cambiano gli stipendi dei lavoratori con gli effetti del decreto Cura Italia? Dalla cassa integrazione ai bonus, passando per congedi e voucher baby-sitter, i “conti in tasca” al Cura Italia

Foto: Ansa

La nuova stretta annunciata dal Governo per arginare la diffusione in Italia del nuovo coronavirus prevede da lunedì 23 marzo la chiusura di tutte le attività produttive non essenziali, una mossa che di conseguenza lascia a casa moltissimi lavoratori, che vanno ad aggiungersi a quelli che già avevano vissuto lo stesso destino dopo le chiusure previste nel decreto precedente.

Una “serrata” totale che aggiunge all'emergenza sanitaria anche quella economica, con un esercito di lavoratori e lavoratrici, dai dipendenti alle partite Iva, che temono per il loro futuro. La prima “mossa” del Governo è stata il 'Cura Italia' una prima manovra economica da circa 25 miliardi, contenente diversi tipi di aiuti, dalla cassa integrazione per i dipendenti ad un congedo parentale più lungo per i genitori lavoratori, fino al bonus per le partite Iva. Ma qual è l'impatto medio di queste misure sulla busta paga dei lavoratori? Un report realizzato dalla Uil e coordinato dal segretario confederale Ivana Veronesi, ha analizzato gli effetti del 'Cura Italia', prendendo in considerazione  il reddito annuo lordo medio di un lavoro dipendente, circa 21.714 euro, e quello lordo medio annuo, circa 22.210 euro, di una partita Iva

Coronavirus e Cura Italia, l'impatto in busta paga

Lo studio del sindacato confronta la misura sulla cassa integrazione con quella per il congedo parentale, con la prima strada che, in alcuni casi, potrebbe rivelarsi più vantaggiosa: per una 'assenza' di 15 giorni infatti una mamma lavoratrice perderebbe in media 374 euro mentre per 30 giorni di cig la busta paga complessivamente si alleggerirebbe di una cifra simile, arrivando ad un sussidio percepito di poco superiore ai 900 euro.

 Per la Uil perciò "è apprezzabile" l'intervento di tutela attraverso la Cig anche se lo stipendio, per i lavoratori che verranno posti in cassa a "zero ore" per un mese intero subirà una decurtazione, in alcuni casi, parzialmente "ristorata" dalla sospensione di mutui che mediamente vale una rata mensile di 550 euro. Su uno stipendio di 1.316 euro netti mensili, la decurtazione dovuta al ricorso alla cassa integrazione ammonta a 376 euro medi al mese: il sussidio percepito è pari a 940 euro netti, stima il sindacato.

Per il congedo parentale invece per una lavoratrice/lavoratore con figli minori di 12 anni, che sceglie di mettersi in congedo parentale straordinario per 15 giorni, la decurtazione ammonterà a 412 euro, la retribuzione netta sarà di 904 euro, a cui bisogna sommare il premio per la presenza al lavoro (bonus presenza 100 euro), che in questo caso ammonta a 38 euro mensili (calcolato sui restanti giorni lavorati in azienda): dunque, la retribuzione netta ammonterà complessivamente a 942 euro. Con una differenza in negativo, rispetto allo stipendio pieno, di 374 euro. Se però, il congedo venisse preso per l'intero mese, i restanti 15 giorni verrebbero considerati congedo non retribuito. Pertanto, in questo caso, la decurtazione complessiva sarebbe pari a 904 euro e lo stipendio percepito in questo caso sarebbe pari a 412 euro

"Paradossalmente - spiega il Rapporto Uil - converrebbe la cassa integrazione in quanto si guadagna di più del congedo parentale straordinario". 

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Chi ha figli tra i 12 e i 16 anni può usufruire del congedo ma senza essere retribuito e senza avere la copertura figurativa. Quanti invece non possono assentarsi dal posto di lavoro e usufruiranno del voucher baby-sitting di 600 euro avranno a disposizione un budget che copre per 60 ore mensili il servizio, ma in busta paga 100 euro in più del premio per la presenza. Infine, il caso di una partita Iva che riceverà un bonus di 600 euro e avrà come "ristoro", oltre alla sospensione del mutuo e delle bollette, anche la sospensione del versamento dell'Iva (circa 310 euro mensili) e dei contributi previdenziali (474 euro medi mensili).

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