Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Coronavirus in Friuli Venezia Giulia, il picco atteso per metà aprile

A sostenerlo è l'assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi che lancia l'allarme sui reagenti necessari per effettuare i tamponi. Fedriga contrario ai test "una tantum". Assunti 20 medici e 80 infermieri

"Entro la metà del mese di aprile il Friuli Venezia Giulia dovrebbe raggiungere il picco di maggior tensione legato all'emergenza Coronavirus". L'assessore regionale alla Sanità Riccardo Riccardi non nasconde la previsione secondo cui il periodo critico per la nostra regione è destinato, secondo il "modello scientifico che tiene conto dei contagi, delle terapie intensive e dei decessi", a durare verosimilmente fino alle idi di aprile. "A fronte di questa aspettativa è importante ribadire che le rigorose misure di contenimento che abbiamo adottato tempestivamente, presentano un quadro regionale tra i migliori del Nord Italia con percentuali di contagio e di mortalità inferiori rispetto alle altre regioni". 

La consegna delle mascherine

Nella giornata in cui anche a Trieste è iniziata la consegna alla popolazione delle mascherine (San Giacomo e Valmaura i due rioni dove sono in consegna)  l vicegovernatore ha ricordato che il numero di 1500 contagi registrati ad oggi è conseguenza delle "attività di contenimento avviate subito come la chiusura delle scuole e delle università". Misure che la Regione aveva preso prima di fare i conti con la diffusione del contagio, come invece avvenuto in altre parti d'Italia. 

Dati sul coronavirus

Dal punto di vista del numero dei decessi, Riccardi ha sottolineato che la media anagrafica è di 83 anni e "si tratta di casi sostanzialmente determinati dalla
presenza di pluripatologie, aggravate dal virus". Un approccio, questo sui dati, che parte dalla situazione nazionale e che tutte le regioni hanno adottato. "Sessantuno sono i pazienti in terapia intensiva, 236 i ricoveri ospedalieri, 84 i soggetti guariti definitivamente" ha continuato l'assessore alla Sanità. 

Fedriga dice no ai tamponi a tutti

Il numero dei contagiati corre di pari passo con il numero dei tamponi che a ieri 29 marzo è di 13.400, un numero superiore alla media nazionale se confrontato con la popolazione residente. Il dibattito sulla presunta necessità di dover sottoporre tutti i cittadini al test non ha trovato d'accordo il presidente Fedriga. "Non è una procedura possibile per mancanza di disponibilità dei kit, le aziende che li producono non riescono ad aumentarne la capacità produttiva vista l'esigenza mondiale. Il tampone in sé ha un'affidabilità che va dal 75 all'80 per cento; ciò significa che un test su 5 può risultare negativo quando invece è positivo e la stessa incubazione del virus può far emergere delle discrepanze". 

Mascherine e camici, ventilatori e caschi: fare in fretta

I tamponi "una tantumi", secondo Fedriga rischierebbero di "creare falsi negativi e false certezze; pertanto è meglio effettuare tamponi ripetuti da riservare però a categorie più a rischio "in primis quella dei sanitari che affrontano l'emergenza in primalinea". Secondo la Giunta quello dei tamponi non rappresenterebbe il tema di maggiore criticità. Ciò che preoccupa gli esponenti dell'esecutivo regionale sono le forniture di "mascherine e camici, ma anche ventilatori e caschi per la terapia intensiva". Per Riccardi infatti il fabbisogno sta crescendo, mentre la disponibilità starebbe diminuendo. 

No reagenti, no tamponi

Le cause vanno individuate nel "difficile reperimento sul mercato oggi affidato alla gestione commissariale centrale". Ad oggi infatti la Regione ha richiesto "circa due milioni di mascherine" ricevendone 170 mila; sui 250 ventilatori richiesti invece "ne sono arrivati solo quattro". Nonostante l'assunzione di nuovi 111 professionisti (20 medici e 80 infermieri ndr), desta infine grande preoccupazione la situazione legata al reperimento e all'arrivo dei reagenti che servono per poter effettuare i tamponi. Senza un numero sufficiente, ha concluso Riccardi "i nostri laboratori dovranno inevitabilmente rallentare il numero di test effettuati sulla popolazione".

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