San Giacomo si "rianima" con la fase 2: più persone nelle strade e nei negozi

Persone sedute sulle panchine in campo San giacomo, a distanza e con le protezioni, piccole code fuori dai bar. Il quartiere riprova a sorridere nonostante il futuro incerto. I negozianti: "Più persone per strada e più clienti", ma gli alimentari rionali risentono un po' della la fase due

Foto: Aiello

Persone sulle panchine a debita distanza, piccole file davanti ai bar e gruppetti di persone che si fermano a chiacchierare. È la vita di quartiere che timidamente riprende a San Giacomo dopo l'annuncio della fase 2. Al terzo giorno di parziale riapertura cambia lo scenario e il numero di persone a spasso per le strade. Anche se, di fatto, c'è ancora bisogno dell'autocertificazione per muoversi, dichiarando motivazioni di assoluta necessità, gli abitanti percepiscono una minor pressione da parte delle forze di Polizia: “Da lunedì si sono allargate le maglie dei controlli e il pomeriggio campo San Giacomo è pieno di persone, anche molti bambini – spiega un passante – ci sono meno controlli della Polizia e si creano dei gruppi di giovani, sia stranieri che italiani, che si fermano a bere in compagnia, con la mascherina abbassata. Comunque niente  in confronto a Barcola o altre zone del centro, qui ci sono  meno assembramenti quindi preferisco rimanere nel mio rione e a volte mi prendo qualche minuto per sedermi in panchina. Tuttavia non mi sento sicuro a muovermi in altre zone della città, il virus è ancora in giro".  

Le panchine di campo San Giacomo sono per la maggior parte occupate da coppie di persone sedute a distanza di un metro e mezzo e con regolare mascherina al volto. Tra queste due signore, che hanno appena ordinato un caffé per asporto in un bar: “Prima della pandemia ci vedevamo per un caffè almeno una volta a settimana, questa è la prima volta in due mesi. Non è che sia cambiato molto a livello di norme, ma a livello psicologico è una boccata d'ossigeno. Almeno i bar sono aperti anche se solo per asporto e vedere più gente per le strade mette allegria”. L'impressione, in confronto al centro cittadino, è che il senso di appartenenza alla comunità renda le persone più rispettose delle norme igieniche come la distanza di sicurezza e l'uso delle mascherine. Sembra che a San Giacomo le persone si conoscano e si rispettino, come se la salvaguardia della salute altrui fosse più sentita rispetto alla zona centrale della città, dove molti nasi sbucano dalle mascherine e non di rado si rischia di ricevere spallate dai passanti.

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Al di là del maggior senso di libertà sono le incertezze sul futuro ad opprimere: “Il vero problema, in una città come questa, è che molte persone tra i 35 e i 45 anni hanno perso il lavoro” dice una madre quarantenne con tre figlie al seguito: “Ho abbandonato il mio lavoro di badante perché non volevo mettere a rischio l'anziana signora per cui lavoravo e la mia famiglia. Purtroppo a Trieste chi perde il lavoro a 40 anni ha poche possibilità di trovarne un altro e ho paura per il futuro che potrò dare alle mie figlie. Sono in molti nella mia situazione”.

Curioso il modo in cui, in soli tre giorni di “fase 2”, i commercianti e gli esercenti del rione abbiano già rilevato dei cambiamenti. In generale tutti sono concordi nel dire che una maggior presenza nelle strade basti a far girare un po' di più l'economia. Per alcuni non poco, come spiega il titolare del negozio di piante 'Agro': “Praticamente in tre giorni è tornata la nostra clientela locale. Eravamo già aperti da prima ma la differenza si nota da lunedì. Anzi, anche chi una volta non era interessato alle piante adesso sta scoprendo il pollice verde”. Leggermente in controdendenza i negozi di alimentari locali come la salumeria Masiello di via del Rivo: “I clienti non mancano ma durante la fase uno ce n'erano di più. Probabilmente, adesso che c'è più libertà negli spostamenti, la gente è meno portata a scegliere i negozi sotto casa”. Vengono in mente gli assalti al Mc Donald's riportati dalla stampa nazionale, come se la libertà di movimento avesse l'effetto di riaccumulare le masse verso le grandi catene low cost mentre il lockdown aveva portato la gente a riscoprire il chilometro zero.

C'è chi ha fatto di necessità virtù e non si è arreso anche non vendendo un bene di prima necessità, come Tanja, titolare dell'omonima sartoria che subito dopo essersi trasferita nella nuova sede di piazza Puecher, ha subito gli effetti del lockdown ma è rimasta a galla iniziando a produrre mascherine. Ora effettua servizio di sartoria, rispettando i dovuti limiti: “Non posso prendere le misure, e molti clienti non riescono a prenderle da soli. Per fortuna con le mascherine lavoro bene, c'è stato un buon passaparola”. Intanto, mentre i delicati equilibri dell'economia e della società sono il lenta evoluzione, gli abitanti del microcosmo San Giacomo continuano a resistere e ad adattarsi alla nuova situazione, alla ricerca di una nuova versione della loro quotidianità.

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