Coronavirus, SIPPE: "Polizia penitenziaria senza alcuna protezione"

La segretaria Regionale Federica d'Amore: ""Aspettiamo guanti, mascherine e gel dal 22 febbraio. La sola possibilità che un caso sospetto o contagio si verifichi all’interno del carcere costituirebbe una situazione gravissima e porterebbe a scenari impensabili"

Foto: Aiello

"Provvedimenti inadeguati per proteggere la Polizia Penitenziaria di Trieste, considerando che la sola possibilità che un caso sospetto di coronavirus o di contagio si verifichi all’interno del carcere costituirebbe una situazione gravissima e porterebbe a scenari impensabili". L'appello viene lanciato dal SIPPE Triveneto.

"Aspettiano guanti, mascherine e gel dal 22 febbraio"

La segretaria regionale di Federica D'Amore, specifica che "la Polizia Penitenziaria di Trieste dal 22 febbraio attende la fornitura di gel antisettico, mascherine, guanti in lattice, camici e quanto previsto per la loro protezione; inoltre gli ambienti di lavoro vengono puliti con prodotti assolutamente inadeguati, nonostante le numerose disposizioni che ci impongono invece di utilizzare tutti i DPI in caso di ingresso di nuovi giunti, familiari dei detenuti che si presentano per i colloqui e ingresso di avvocati o personale dei servizi esterni al carcere. A due settimane dall’allarme lanciato dal Ministero della Sanità e dagli organi di governo nazionale, nonché le diverse direttive impartite a tutti i livelli, non è stato fatto nulla o quasi".

Con una nota del 24 febbraio il SIPPE Trieveneto ha chiesto immediate misure preventive e la risposta è stata sì repentina, ma, sembrerebbe, solo sulla carta: "il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria -continua la segretaria del SIPPE -ha stabilito il blocco dei trasferimenti dei detenuti all’interno dei Provveditorati del nord e l’adozione di diverse forme di tutela sia dei detenuti che degli operatorI, disponendo l’adozione di protocolli d’intesa con l’ASUGI, sezione della Sanità Penitenziaria, e delle autorità di protezione civile, misure che si sono inasprite con il passare dei giorni a causa del peggioramento dell’emergenza sanitaria in Italia, ma qui a Trieste alle disposizioni non sono seguiti i fatti".

Le visite in carcere

"Le uniche tutele messe in campo - dichiara l'esponente del SIPPE - sono la sospensione delle attività didattiche e quelle degli assistenti volontari (forse il cinque per cento delle persone che frequentano il carcere di Trieste), ma non sono stati sospesi né contenuti i colloqui coi familiari che continuano a visitare i loro congiunti senza alcun tipo di cautela sanitaria se non l’obbligo di rilasciare una dichiarazione in cui, al pari degli avvocati, forniscono informazioni sulla loro residenza, ed escludono di presentare sintomi influenzali o di essere venuti a contatto con persone contagiate, o ancora di non provenire o avere soggiornato in comuni rientranti nella zona rossa nelle ultime due settimane, ma le sale colloqui continuano ad essere affollate, sono presenti anche fino a quaranta persone e non vengono rispettate le famose misure di sicurezza anti contagio".

Secondo Federica D'amore "La ASUGI ha stabilito un vademecum ufficiale sia per i Poliziotti Penitenziari, sia per quelli sanitari ma, forse poiché prevedeva degli strumenti e dei dispositivi di cui la Polizia Penitenziaria ancora non è stata fornita, non è stato diramato, e di fatto le procedure di sicurezza previste non sono osservate, mettendo la collettività a serio rischio".

Le raccomandazioni dei medici per arginare il contagio

La nota specifica poi che "gli altri istituti della Regione già si sono organizzati molto meglio. Inoltre vediamo arrivare i colleghi delle altre forze dell’ordine attrezzatissimi quando ci portano le persone tratte in arresto, invece noi usiamo ancora i guanti del supermercato per eseguire i controlli ordinari e questa situazione ci fa sentire davvero poco rispettati e considerati, oltre a costituire un pericolo per la collettività".

"l Presidente Fedriga - spiega D'Amore - ha chiesto che vengano applicate le stesse misure di prevenzione già stabilite per le regioni Lombardia e Veneto e per i nostri penitenziari ciò significherebbe almeno poter contenere l’ingresso dei visitatori dei detenuti, i loro spostamenti sul territorio anche per motivi di giustizia, con il potenziamento di forme alternative di partecipazione alle udienze in videoconferenza e di incontro coi familiari attraverso le telefonate e skype, in linea con le proposte fatte fin da subito dal SIPPE Triveneto".

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"Confidiamo - conclude il SIPPE - in un interessamento anche delle Autorità di Protezione CIvile e del Prefetto, titolare del monitoraggio delle misure di prevenzione poste in essere dalle pubbliche amministrazioni del territorio, sempre disponibili a fornire anche il nostro contributo per garantire la tutela della salute degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria e della collettività.»

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