Trieste città "chiusa": troppa gente in villa Revoltella, la Polizia Locale "sgombera" il parco

Due pattuglie della Polizia Locale sono intervenute oggi pomeriggio all'interno del parco di villa Revoltella. Ragazzine che giocavano a pallavolo, famiglie intente a passare qualche ora fuori casa e infine la chiamata. Nell'articolo la situazione negli altri parchi

Il decreto chiede agli italiani di rimanere a casa e di uscire solo per indifferibili motivi di lavoro, acquisto di beni di prima necessità e prestazioni sanitarie urgenti. La frase inserita all’interno del testo è stata recepita dalla stragrande maggioranza dei triestini anche se tra la ginnastica all’aria aperta, portare a spasso il proprio cane e concedersi una passeggiata sotto il sole di metà marzo, il confine tra il rispetto delle regole e la possibilità di svagarsi assume dei contorni non sempre chiarissimi. Da oggi inoltre è necessario compilare il nuovo modello di autodichiarazione pubblicato sul sito del ministero dell'Interno e scaricabile attraverso questo link. 

Il caso è evidente nei numerosi parchi urbani che Trieste possiede e, più in generale, in ogni spazio verde incastonato tra gli edifici, tra il centro e la quiete della periferia. Oggi pomeriggio il giardino Basevi, quello di via Orlandini, il de Tommasini detto anche “Giardino pubblico” e l’ampio parco di villa Revoltella risultavano essere frequentati per lo più da runners, dog sitter e qualche famiglia intenta a prendere qualche ora d’aria, oltre che dagli irriducibili ed onnipresenti anziani che di stare a casa, a quanto sembra, proprio non ne vogliono sapere.

Macchinette del caffè, bus semivuoti e un silenzio disarmante: la prima puntata del reportage

La Polizia Locale arriva in villa Revoltella: fuori tutti

Verso le 16 entriamo nel parco donato alla città dal barone Revoltella. All’ingresso un signore con un cane discute con il custode. “Eh, cossa la vol, la gente proprio no vol capir de star casa” è il ritornello tipicamente italiano che evidenzia come la legge, purtroppo, molto spessa venga interpretata con quella punta di ipocrisia pronta sempre a smarcarsi dalle responsabilità personali, per addossare le colpe sempre e comunque agli altri.

Tra i pastini in fiore che conducono alla statua del burattino di legno preferito dai bambini – e perché no, anche dai grandi – una coppietta di adolescenti si scambia qualche bacio, subito sopra ad una famigliola che si è attrezzata con un telo e guarda la propria bimba muovere i primi passi. Ci sono storie che non conosciamo, retroscena personali che vorremmo poter spiegare attraverso le regole: eppure sembra che la mente produca sempre delle eccezioni. 

ParcoVillaRevoltellaDonneCoronavirus_17-03-20__Giovanni Aiello-2-2

C'è chi gioca a pallavolo e chi si bacia: il decreto vale per chiunque

Quattro ragazzine giocano a pallavolo. Una rete fatta con un nastro bianco e rosso divide le due squadre. In fondo, un’altra famiglia ha portato la propria bimba a pattinare. Sull’altro lato invece alcuni ragazzini giocano a basket. Sembra una giornata normale. Poi, ad un tratto arriva la Polizia Locale a cui è stato segnalato un assembramento. Gli agenti chiedono gentilmente di lasciare il parco, spiegando che non c’è nessun motivo per starsene lì. “Comunque la giornata era abbastanza tranquilla” riporta uno degli agenti. La mattina erano passati anche i Carabinieri ma l’atmosfera era “molto più tranquilla”. Le persone quindi sono costrette a raccattare le proprie cose ed escono, tornandosene a casa. La Polizia Locale sarebbe intervenuta anche a Barcola oggi pomeriggio e, secondo alcune segnalazioni giunte in redazione, subito dopo il "fuggi fuggi" generale sarebbero stati fatti alcuni verbali a delle triestine intente a prendere il sole (segnalazione in corso di verifica). 

Tra lavoro e spesa c'è anche chi vaga senza meta: la seconda puntata

Tra Ponziana e San Giacomo una situazione diversa

Tra giardino Basevi e quello di via Orlandini l’immagine cambia totalmente. Qui qualche signora porta a passeggio il proprio nipotino, qualche dog sitter porta a fatica tre cani di media taglia e un senzatetto con le stampelle arranca lungo la strada che conduce alla rotonda di San Giacomo. A due passi c’è il supermercato Bosco, un flusso costante di persone si dirige verso una delle poche possibilità di uscire dalle quattro mura. Tuttavia, secondo molti triestini l’andare a fare la spesa è utilizzato anche come pretesto per non rimarsene a casa. Lì sotto poi c’è l’imbocco della ciclabile: è qui che durante tutta la giornata si possono vedere centinaia di triestini vestiti di mascherina, borsa e cellulare.

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Giardino pubblico: i bambini che corrono dietro ad un pallone sgonfio 

Dall’altra parte della città, in via Giulia, il Giardino pubblico è un’oasi di verde in mezzo agli edifici. Qui una ragazza corre sul perimetro esterno del parco mentre un’altra giovane studia seduta su una panchina. Un anziano si accompagna al proprio bastone e, dove d’estate spopola lo storico cinema all’aperto, alcuni bambini di origine asiatica rincorrono un pallone che rimbalzando produce un rumore sordo, come se avesse bisogno di essere gonfiato. Prima o poi quella palla tornerà a rimbalzare come un tempo. Prima o poi succederà. [continua]

Trieste città "chiusa": la situazione il giorno dopo il decreto (prima puntata) 

Trieste città "chiusa": tra spesa e lavoro c'è anche chi vaga senza meta (seconda puntata) 

Trieste città "chiusa": la lunga giornata delle forze dell'ordine tra segnalazioni ed interventi (quarta puntata)

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