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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Covid, l’ordine degli psicologi lancia l’allarme: “Siamo in emergenza psicologica”

“Urgente creare una rete di assistenza”. L’ordine regionale parla di un forte aumento dei disturbi mentali dovuti a malattia, ristrettezze e eonomiche e quarantene prolungate, oltre ai litigi sulla campagna vaccinale, che minano anche i rapporti familari

Un’emergenza di salute mentale si accompagna all’emergenza sanitaria in atto: l’allarme viene dall’Ordine degli Psicologi del Fvg, che chiedono a gran voce“un servizio di emergenza post-pandemia” per i cittadini. Difficile parlare di post pandemia con l’aumento repentino di contagi delle ultime settimane, tuttavia la pressione ospedaliera è ancora accettabile e la zona bianca, con le conseguenti libertà, è ancora in vigore. Purtroppo, ci segnalano gli psicologi del Fvg, è proprio qui che la grave criticità è emersa, e anche nella quasi assenza di restrizioni sono in troppe le persone rimaste intrappolate in un “lockdown mentale”.

“Le reazioni in piena emergenza, quando ancora si credeva che tutto questo sarebbe durato poco – spiega il vicepresidente dell’Ordine Giandomenico Bagatin -, sono spesso di tolleranza e solidarietà, perché si pensa a una situazione provvisoria.Le cose cambiano quando ci si rende conto che non si sa quando tutto finirà, e allora si arriva a stati di psicopatologia diffusa, quali ansia, depressione e insonnia, che sono in aumento. Io e i miei colleghi abbiamo registrato un incremento della richiesta che non si sta arrestando. Questo è particolarmente evidente tra gli adolescenti anche sono passati dalla Dad alla presenza e sono stati costretti a crescere in fretta, saltando molti riti di passaggio”. Secondo una statistica del Bambin Gesù di Roma, infatti, i suicidi e i comportamenti autolesionistici sono cresciuti del 30% nel 2021 tra i giovani dai 14 ai 18 anni.

L’Ordine rivolge quindi un appello scritto alle istituzioni, offrendo piena collaborazione, per creare un’adeguata risposta assistenziale, assumendo nuovo personale (sia a livello regionale che nazionale) oppure erogando contributi per un percorso psicologico. Eppure, proprio in un momento così delicato, è stato annunciato che due dei quattro centri di salute mentale di Trieste vedranno dimezzato il loro orario, dalle 24 alle 12 ore, anche a causa dei dipendenti No Green Pass ora sospesi.

Come spiegato dagli psicologi del Fvg in una nota, i soggetti più esposti ai disagi psicologici sono quelli che hanno vissuto sul proprio corpo gli effetti del coronavirus e coloro che hanno visto un componente della famiglia ammalarsi gravemente o peggio. Hanno pesato anche i danni economici alle attività dovute alle restrizioni, i lunghi periodi di quarantena e il non abbastanza noto fenomeno del “long covid”, dove gli strascichi della malattia continuano a protrarsi per mesi a livello respiratorio, cardiaco o neurologico. Non da meno il sintomo della “nebbia nel cervello”, che comprende confusione mentale, difficoltà di concentrazione, amnesie ricorrenti, perdite di memoria prolungate o a breve termine, disturbi dell'apprendimento, stanchezza cronica, senso di smarrimento.

Per non parlare delle divisioni sul tema vaccinale, come ricorda il presidente dell’ordine Roberto Calvani: “Argomenti e posizioni così divisivi hanno finito spesso per incrinare definitivamente rapporti familiari, parentali, amicizie con effetti collaterali sulla tenuta psicologica”.

Una tendenza all’estremizzazione delle opinioni, da un lato e dall’altro, che mina i rapporti umani e la capacità stessa di confrontarsi e dialogare in maniera sana. “Da ambo le parti – spiega il vicepresidente Bagatin - si assiste a una paura che sfocia a volte in patologia: l’ossessione per la malattia da un lato e per contro il timore che venga lesa la libertà personale o che vengano iniettate sostanze sconosciute”. Una polarizazione delle opinioni, secondo il terapeuta, “precedente alla pandemia e figlia anche dei social, che porta a sviluppare dinamiche di lotta del tipo ‘noi contro di loro”.

A questo si aggiungono gli “errori nel modo in cui l’emergenza sanitaria è stata comunicata – conclude Bagatin -, come il chiedere i sacrifici promettendo che tutto sarebbe finito in qualche mese. Questo ha minato la credibilità della comunicazione pubblica mentre in altri paesi il tutto è stato gestito molto meglio, dando una prospettiva a lungo termine, così le persone hanno avuto il tempo di prepararsi psicologicamente invece di schierarsi in fazioni opposte”.

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