Cronaca

La Regione misura lo stato di salute dell'industria a Trieste

Un tavolo durato due ore questa mattina nella sede di via Trento 2 dove Alessia Rosolen e Sergio Bini hanno convocato i sindacati, Confindustria, Confartigianato, Autorità Portuale e molti altri portatori d'interesse. L'assessore alle Attività Produttive: "Arrivato il momento di analizzare le problematiche"

Due ore di tavolo aperto per parlare della situazione attuale del comparto industriale della provincia di Trieste, dopo le recenti notizie riguardanti la crisi del manifatturiero locale. Il confronto ha visto protagonisti i rappresentanti della Regione FVG, il sindaco del Comune di Trieste Roberto Dipiazza, i vertici della Camera di Commercio della Venezia Giulia, Confindustria, Confartigianato, l'Autorità Portuale, le sigle sindacali e altri portatori di interesse. A presiedere l'incontro, durante il quale non sono mancanti alcuni momenti di tensione, è stato l'Assessore regionale alle Attività Produttive Sergio Emidio Bini. "È arrivato il momento di analizzare le problematiche del territorio a livello occupazionale, dopo che negli ultimi mesi sono balzate alle cronache le difficoltà che il comparto sta vivendo. Il tema occupazionale del mondo dell'industria è un tema serissimo". 

Le parole del sindaco Dipiazza: "Non siamo una città industriale"

Al tavolo ha partecipato anche il primo cittadino di Trieste. "Abbiamo il problema serio della Principe e speriamo che succeda la stessa cosa accaduta con pasta Zara (acquistata dallo storico gruppo Barilla alla fine di una crisi che avrebbe potuto creare un grave problema a livello occupazionale ndr). La Ferriera e l'area a caldo sono un altro problema. Per quanto riguarda la Wartsila non sono preoccupato, mentre Duino e la Burgo sono un problema che va avanti da 20 anni". Dopo poco più di un'ora il sindaco di Trieste ha "abbandonato" la riunione per la discordanza emersa nei punti di vista con i sindacati che avevano puntato il dito "sui 1000 posti di lavoro a rischio". "Siamo su due posizioni differenti. Ho detto che mai come in questo momento la città sta tirando e quando ho chiesto dove sono questi 1000 alla fine sono forse i 90 della Burgo e i 70 della ex Sertubi, quindi non sono i numeri che dicono loro". 

"Siamo terziario avanzato, forse non si sono accorti di questo"

"Tutti mi dicono che non trovano personale per lavorare e i sindacati mi dicono che ci sono 1000 posti a rischio. Io veramente non riesco a capire cosa hanno detto oggi; loro stanno parlando di industria e non siamo una città industriale. Siamo una città del terziario avanzato, abbiamo il 10 per cento di industria. Forse non si sono ancora accorti di questo".  

Antonio Paoletti della Camera della Venezia Giulia ha affermato che "il terziario tiene ma abbiamo un calo negli altri settori dell'occupazione. Non è certamente una bella cosa". Secondo Paoletti "la fiducia nell'imprenditore è in forte calo rispetto al terzo trimestre del 2018 e allora credo, anche per queste ragioni, che bisogna inventarsi nuove industrie innovative e aprire scenari completamente nuovi. Bisogna ripensare l'area che ospita l'attività manifatturiera e la logistica può rappresentare un elemento su cui ragionare ma dobbiamo riferirci al problema dell'attrattiva imprenditoriale di questo territorio".

Confartigianato: "Sembra di vivere alla giornata"

Confartigianato Trieste rappresentata dal suo presidente Dario Bruni ha espresso preoccupazione per lo stato di salute del manifatturiero locale. "Trieste paga delle penali uniche visto che al momento ci sono 500 ettari vincolati a terra dall'accordo di programma". "Che ci sia il turnover delle imprese ci può stare, ma non che manchi la presenza delle stesse. Siamo preoccupati perché, quando l'artigianato è legato ai servizi, sembra di vivere alla giornata". Secondo Bruni "senza agevolare i collegamenti e le infrastrutture è difficile che le imprese decidano di investire a Trieste e, se ci mettiamo anche la stretta sul credito effettuata dalle banche e gli interessi che a volte rasentano l'usura, ecco che si dà il colpo di grazia". Bruni ha concluso affermando che "in questa città vanno bene il porto il turismo ma deve esserci anche il manifatturiero e auspico che l'impegno del Governo su questo fronte si presenti in modo reale".

"Il porto non può fare tutto da solo"

Il Direttore generale dell'Autorità Portuale di Sistema Mario Sommariva è intervenuto nella discussione. "Il contributo che come porto portiamo lo sintetizzo nella volontà di mettere il nostro sistema a disposizione di questo tavolo". "Se però non c'è la crescita di una politica industriale, non può esserci uno sviluppo del porto e l'attività portuale, da che mondo è mondo, è parte certamente di un sistema più ampio ottenuto da più elementi".  Sommariva ha aperto poi alla possibilità di un tavolo per "chiederci quali sono gli strumenti per costruire un sistema di incentivazione, che per esempio, si basi anche sull'extra doganale". 

Secondo l'Autorità Portuale "Trieste dal punto di vista portuale è centro dell'Europa e non periferia e le bonifiche da fare nelle aree portuali sono assolutamente necessarie, altrimenti gli investimenti non arriveranno mai". Per Sommariva "aprire le procedure ambientali (in questo caso sulle bonifiche ndr) e non sapere quando finiranno è inquietante e rappresenta un freno allo sviluppo. Per questo tavolo vogliamo essere degli interlocutori propositivi anche se, dobbiamo dirlo, non esistono bacchette magiche e il porto non può fare tutto da solo".

La posizione dei sindacati 

Al tavolo hanno presenziato le maggiori sigle sindacali triestine, dalla Ferriera alla Burgo, Wartsila e molti altri rappresentanti del comparto industriale. Critico Umberto Salvaneschi di FIM-CGIL soprattutto sulla questione dello stabilimento di Arvedi, come pure Sasha Colautti di USB, Antonio Rodà UILM. 

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