Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

“Due giorni di viaggio da Londra a Trieste, poi la quarantena” la testimonianza di una studentessa triestina

Molti triestini che abitano a Londra si sono ritrovati costretti a tornare nella città natale. E'il caso di Cristina, che studia fotografia di moda, e che ci racconta il suo "viaggio della speranza", e le grandi differenze tra i due paesi nel modo di affrontare la Pandemia: "A Londra non hanno preso le dovute precauzioni, in Italia mi sento più sicura"

“Due giorni di viaggio da Londra a Trieste, poi la quarantena” la testimonianza di una studentessa triestina
La pandemia da Covid 19 sta mettendo “in pausa” le vite di tutti, anche di coloro che, per inseguire un sogno, si sono trasferiti all'estero. È il caso dei molti triestini che abitano a Londra e che per svariate ragioni si sono ritrovati costretti a tornare nella città natale.

"A Londra non hanno preso le dovute precauzioni"

Due città, Londra e Trieste, normalmente collegate da due ore d'aereo, ora raggiungibili in almeno due giorni. Lo conferma Cristina, 28enne di Trieste che studia fotografia di moda nella metropoli d'oltremanica e lavora in un'agenzia che promuove modelli per spot pubblicitari. “Ho deciso di tornare a Trieste perché mancava lavoro vista la cancellazione di molte campagne pubblicitarie. Gli affitti a Londra sono veramente cari ma questo non era l'unico problema: a Londra non hanno preso le dovute precauzioni, sono in lockdown da solo una settimana nonostante i contagio sia iniziato ben prima. I pub erano ancora aperti fino a poco tempo fa e le persone continuavano a ritrovarsi come se nulla fosse. Pochi controlli anche a livello di confini quando la situazione peggiorava giorno per giorno. Mi sentivo più sicura a tornare a Trieste anche perché, se la situazione peggiora, temo possano ridurre o eliminare anche i pochi voli tra Italia e Inghilterra”. 

Il viaggio e la quarantena

Un viaggio affrontato con tutte le accortezze del caso: nel rispetto delle distanze di sicurezza e con la mascherina al volto. Poi, una volta a Trieste, Cristina ha avvertito l'ufficio prevenzione e si è messa volontariamente in quarantena in quanto appena arrivata da un altro paese. È in città da due giorni, gliene mancano altri 12 per la fine dell'isolamento e a quel punto la nuova soglia del 13 aprile sarà trascorsa. Tuttavia, in quel momento, non si sa quali saranno le nuove disposizioni di legge.

Un periodo, questo, in cui i confini sono sempre meno permeabili e ogni biglietto aereo rischia di essere cancellato, anche con preavvisi strettissimi. Il Trieste Airport, in piena espansione prima della pandemia, ha chiuso i battenti e così sarà almeno fino al 22 aprile. In una situazione internazionale in continuo mutamento, si può dire che il virus abbia dilatato le distanze che anni di evoluzione avevano compresso: “Mentre una volta arrivavo direttamente a Trieste – spiega Cristina -, in questo caso sono dovuta partire in serata per Roma e ripartire la mattina dopo per Venezia. Da lì ho aspettato quattro ore per il primo treno, molti sono stati cancellati. Una persona che conosco ha dovuto aspettare addirittura otto ore”.

"Trieste: una cttà fantasma"

Per la studentessa, l'arrivo nella sua città è stato spiazzante: “Venivo da una Londra con i parchi ancora aperti e la possibilità di fare Jogging. Nonostante i locali e i negozi chiusi si vedeva ancora abbastanza gente per la strada, credo che in molti non abbiano ancora ben chiara l'entità del problema. Invece arrivare a Trieste è stata una doccia fredda: sembrava una città fantasma. Vedere così il luogo in cui sono cresciuta è stato irreale per non dire impressionante”.

Adesso, grazie alla tecnologia, i progetti di vita di Cristina continuano attraverso le lezioni a distanza: “La mia università sta lavorando bene e ha predisposto le piattaforme in pochissimo tempo. Anche le misure welfare funzionano bene perché riceverò l'80% del mio stipendio. Purtroppo la laurea è stata posticipata da giugno a ottobre – novembre. Tuttavia, anche se l'Inghilterra sta gestendo bene certi aspetti, in Italia mi sento più protetta e in questo momento critico ho sentito il bisogno di riavvicinarmi alla mia città”.  
 

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