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Croazia-Francia, Umago ringrazia i "Vatreni" (FOTO+VIDEO)

Si torna ad Umago per la finale dei Mondiali. La Croazia festeggia i "Vatreni" tra musica, sorrisi e abbracci

Dopo 64 partite l'ultimo inno sentito ai Mondiali è quello della Croazia. Voglio cominciare così questo racconto, perchè credo che questo fatto riassuma un po' tutto quello che questa avventura Vatrena (nome della squadra croata) ha lasciato non solo ai tifosi della Croazia, ma anche a chi nel mondo ha saputo cogliere il suo spirito. Una Croazia che fino all'ultimo ha dato il meglio di sé e che, nonostante la sconfitta sul campo, è riuscita a conquistare i cuori dei tifosi di tutto il mondo.

Un Paese che dopo la guerra è stato capace di rialzarsi e di risorgere e che è riuscita a far vivere un meraviglioso sogno a quattro milioni di abitanti.

Diario di viaggio

Dopo l'avventura di mercoledì che ci ha regalato infinite emozioni, abbiamo deciso di tornare ad Umago per la finale. A bordo questa volta c'erano Barbara, che oramai è mezza hrvatica per la gioia con cui ha sostenuto i nostri Vatreni, Marco e Antonio.

Ore 13.30 Partenza da Trieste.

Lasciamo ancora una volta la città per andare ad immergerci nel tifo croato. Partiamo presto per evitare file al confine ma, purtroppo, superato Portorose, restiamo bloccati in coda. Tra maledizioni volte alla Fifa per aver programmato la partita alle 17.00 nel bel mezzo di luglio e i miei bizzarri rimedi contro il caldo come l'idea di usare Glorija (rivista mondana croata presa all'autogrill per mia madre) come ventaglio, alle 15.30 riusciamo a superare il confine. Ormai manca un'ora e mezza alla partita, così voliamo verso Umago sperando di trovare qualche tavolo libero.

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Giunti a destinazione, il caldo ci ricorda di maledire ancora un'ultima volta gli organizzatori e tra strade, questa volta più vuote, cerchiamo un po' di ombra. Ci fiondiamo da Tondo, un bar del centro e con grande felicità ordiniamo un primo giro di birre per brindare a questi Mondiali. Sappiamo tutti che sarà l'ultima partita, la più importante, ma le emozioni che ci ha regalato la squadra croata hanno un valore inestimabile. Brindiamo quindi ad una Croazia vincente sotto diversi aspetti, comunque vada.

16.45 Si avvicina la partita

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La prima pagina del giornale croato inneggia alla sua squadra con uno di quei titoli tipici dei balcani, ricordando che “Ljudi, finale je, igra se dok ne umres! Noga, ruka...dok sve ne otpadne” (Gente, oggi c'è la finale, si gioca fino alla morte! Gambe, braccia..finchè non rimane più nulla”)! E con questo spirito, e vari altri brindisi, decidiamo di restare lì anche per la partita.

Alle 17.00 il fischio d'inizio: Francia e Croazia cominciano a scrivere la storia. Il primo tempo fa vibrare l'aria ma ci accorgiamo subito di una cosa: siamo attorniati da turisti. Su trenta persone, solo una decina sono croati. Ci promettiamo quindi di restare lì fino alla fine del primo tempo e di spostarci poi in un altro locale per vivere proprio le emozioni autoctone. Il primo tempo segna già il vantaggio della Francia grazie ad autogol. La delusione però non demoralizza i tifosi che, sebbene siano solo dieci, continuano ad applaudire e a sostenere la propria squadra. Al 28' arriva il gol del pareggio di Perisic. Ma dieci minuti dopo la Francia segna ancora con il rigore di Griezmann.

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Si gioca ancora fino agli ultimi secondi del 45esimo, poi il tempo condanna il risultato con un 2-1 Inizia quindi la pausa e noi lasciamo Tondo per raggiungere Fredi, il locale di mercoledì. Passando per le stradine di Umago scopriamo che in una vietta è stato allestito un maxischermo. Ci fiondiamo lì per vedere l'atmosfera. Arrivati, tra il fiume di persone che cerca un po' di ombra, incontriamo anche altri amici triestini. Tra abbracci e sorrisi ci salutiamo e commentiamo la partita. L'atmosfera davanti al maxischermo è infuocata, ma purtroppo l'aggettivo vale anche per il caldo, così torniamo alla volta di Fredi.

Assieme ai nostri nuovi compagni di viaggio raggiungiamo il bar dove prendiamo un'altra birra. “Comunque vada, per me la Croazia ha vinto” dice uno dei nostri amici. Siamo tutti d'accordo e senza farci abbattere riprendiamo a guardare la partita per il secondo tempo. “Bit ce sve dobro” Andrà tutto bene mi ripete Marco. Mi consolano ancora una volta queste parole e dentro di me si accende di nuovo la passione. Questa volta ci sono più tavoli liberi e, finalmente assieme ai croati, ci addentriamo nel secondo tempo. Il gol di Pogba, che porta la Francia a 3-1, è un pugno nello stomaco. Al 4-1 un senso di tristezza ci pervade. Nemmeno il gol di Madzukic riesce a stravolgere la partita, che si chiuderà con un 4-2. Inutile negare il senso di tristezza che mi ha pervaso per un popolo che, nonostante sia così piccolo, è riuscito ad arrivare ad un soffio dal primato.

Cerchiamo di non pensarci e affondiamo i dispiaceri con un buon panino. Mentre mangiamo alle nostre spalle scorrono tutte le partite affrontate dai Vatreni dall'inizio del Mondiale. Ed è in quel momento che inizio a guardarmi attorno notando che nessuno è deluso, anzi. L'orgoglio c'è ancora tra i croati, come c'è la gratitudine per quel che ha fatto la loro squadra.

Pochi minuti dopo sento della musica provenire dalla strada: la festa è iniziata. Prendiamo al volo le nostre cose e ci uniamo ai tifosi. Le strade si tingono ancora una volta di rosso e bianco, di musica, di lacrime, felicità e di abbracci, anche tra sconosciuti. In quel momento, da Mosca a Umago, risuonano vecchie canzoni croate che ricordano alla propria Croazia che, nonostante tutto, devono essere ponosni (orgogliosi).

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I giri d'orologio ci ricordano che ormai è tardi e domani è lunedì. Così all'1.30 decidiamo di tornare a casa e sfrecciando tra le strade verso l'Italia, lasciamo un Paese che ricorderà questo giorno per tutta la vita.

Hvala Vatreni, neopisivo.

Un ringraziamento speciale a Barbara, Marco, Antonio, Max ed i suoi amici, per essere stati dei compagni di viaggio fantastici.

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