Cronaca

Croazia-Inghilterra: l’orgoglio croato tra le strade di Umago (FOTO+VIDEO)

L’avventura di 5 ragazzi alla volta di Umago per le semifinali dei Mondiali (Croazia-Inghilterra)

Era il 1998 quando Davor Suker segnò il gol decisivo che regalò al Croazia il terzo posto ai Mondiali. Venti anni dopo la nazionale di Modric con il 2 a 1 contro l’Inghilterra nelle semifinali di ieri, 11 luglio, riscrive la Storia del calcio croato.  Una partita che dimostra il grande valore di un Paese che, con soli 4 milioni di abitanti - per capirci ha gli stessi della Puglia- è riuscito a regalare grande gioia e orgoglio ai suoi cittadini. 

Ora la prossima sfida è quella contro la Francia, prevista per domenica alle 17.00.

Diario di viaggio di una tifosa croata.

Croati che si preparano alla partita

?Bog i Hrvati ? #Croatia

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Dopo aver visto quasi tutte le partite in Italia cercando ad ogni vittoria qualche maglia rossa e bianca per festeggiare, ho deciso di andare direttamente oltre confine. Così, con un gruppo di croati e triestini, uniti per la passione per il calcio e per questo Paese, ci siamo organizzati per andare a fare gli ultras a Umago.

madzukic partenza-2

Partiamo alle 18.00 da Triesteper poter arrivare in Croazia con calma ed evitare possibili file al confine.

Tra le maglie di Modric e Madzukic, indossate con grande orgoglio e le canzoni croate dedicate per chi ha “il srce vatreno” (cuore in fiamme), io, mia sorella, Marco, Gabriele e Barbara, lasciamo una Trieste uggiosa per raggiungere la Croazia.  Superato il confine con la Croazia scambiamo pronostici al casello dell'autostrada e con chiunque incontriamo lungo il tragitto. A Umago ci aspetta il sole ma nessun megaschermo. Così decidiamo di andare da Fredi, un locale vicino alla piazza. Al nostro arrivo vediamo tavole imbandite per deliziosi banchetti, pronte ad accogliere grandi pentoloni pieni di cevapcici e fiumi di birra.

Giusto il tempo per disegnare le famose “kockice”(quadratini, in italiano) sui nostri visi e su quelli dei nostri compagni di viaggio, ed arrivano le 20.00 ed il tanto atteso inno nazionale croato. Il giardino in un attimo è pieno. Due signorotti con un bel sorriso ci offrono da mangiare e da bere. Rifiutiamo con gentilezza e torniamo alla partita. Gli inviti si susseguono, conditi da quell'ospitalità tipica dei balcani.

Comincia il primo tempo. L’ansia sale e attorno a noi l’aria si fa più densa. L’Inghilterra gioca meglio degli avversari, niente da dire. Incassiamo il primo gol. La partita prosegue con la corsa al pareggio.  

Il batticuore scandisce gli ultimi secondi del primo tempo. Poi la pausa: si respira un po’. 

Scambiamo qualche parola con chi come noi è accorso alla partita. Oltre ai locali, scopriamo anche qualche sloveno e italiano tra di noi per sostenere i propri vicini di casa. Tuttavia c'è poco spazio per le chiacchiere, il risultato è ancora 0-1. : “Bit ce sve dobro. Dobit cemo, ne brini” “andrà tutto bene. Ce l faremo, non ti preoccupare. “, mi dice Marco. 

Comincia il secondo tempo. L'ansia sale ma l'Inghilterra sembra meno agguerrita. Ad un certo punto sentiamo delle urla.  Non capiamo immediatamente, ma dopo pochi minuti la Croazia segna. Urla, abbracci, salti riempiono la sala.  Un momento meraviglioso. Resta solo un problema: la nostra partita è trasmessa in ritardo. 

Ormai la concentrazione si indirizza anche verso ciò  che sta accadendo all’esterno. Bellissimi passaggi della Croazia, in cerca del secondo gol, non vanno a segno, mentre il grande Subasic para gli attacchi dell’Inghilterra che sembra aver perso completamente la propria verve. Immancabili i commenti dello storico telecronista croato Drago Kozic che battezza la partita con “nova drama”, chiedendo a Ivan (Rakitic) di liberarci dalle nostre “muke” (sofferenze). Ma niente da fare: finisce con il pareggio anche il secondo tempo.  Saranno di nuovo le urla del locale vicino e il gol di Madzukic subito dopo, a svelarci il secondo gol.  È fatta.  Mancano gli ultimi minuti e allo scadere dei supplementari la Croazia è in finale. Fuori Umago si tinge di rosso tra fumogeni, sfilate di macchine e pure una ruspa che solleva i tifosi .  Si intonano canzoni  scandite da mani alzate e motti popolari.  Negli occhi si legge il “ponos’, in croato orgoglio, e la gioia di chi sente molto vicini i propri giocatori 

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La festa continua fino a tarda notte, noi torniamo alle due. Ci abbracciamo ancora molte volte, festeggiamo agli autogrill, intoniamo cori sfrecciando nella notte.  Sono quasi le tre. A casa dormire è impossibile e giustamente,  perché questo non è un sogno, ma la realtà

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