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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Cronaca

Crocifisso rimosso, il docente: «Ho esercitato diritto e dovere di difendere laicità Stato per cui lavoro»

Nota del professor Zotti, sanzionato e censurato: «In una democrazia lo Stato, essendo neutrale verso i sistemi di credenze e di valori dei cittadini, difende la loro uguaglianza e la loro libertà di perseguire i propri fini, come previsto dalla nostra stessa Costituzione».

«Nel caso di violazione dei propri doveri…» E' con queste parole che inizia il post scritto sul suo profilo Facebook Davide Zotti, il professore che ieri ha subito una sanzione e la censura per aver rimosso il crocifisso dall'aula (link qui).

«Per questo motivo - continua la nota - ad un docente può essere inflitta una sanzione disciplinare. E così è accaduto anche a me, per la prima volta nella mia carriera di insegnante. Mi è stata consegnata una lettera con cui mi viene irrogata la sanzione disciplinare della “censura”, per aver rimosso il crocifisso dall’aula e per aver rilasciato dichiarazioni agli organi di stampa. A dir la verità la parola crocifisso non viene mai usata nel testo della sanzione: si parla “semplicemente” di arredo scolastico. Mentre i regi decreti del 1924 e del 1928, che lo impongono, ne parlano chiaramente: << Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del Crocifisso e il ritratto del Re>> (art.118 R.D. 965/1924).
Ho violato i miei doveri di docente, così ritiene il Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale del Friuli Venezia Giulia. Io ritengo invece di aver esercitato legittimamente un mio diritto: svolgere il mio lavoro in un ambiente, la scuola pubblica, privo di simboli religiosi o, meglio, di quell’unico simbolo religioso che fa riferimento alla Chiesa cattolica e alla sua religione, che dal 1985, con le modifiche al Concordato, non è più la religione di Stato».

Il professor Zotti continua spiegando che «Io credo fermamente che la laicità sia un dovere per lo Stato, proprio perché lo Stato deve rappresentare tutte e tutti. In una democrazia lo Stato, essendo neutrale verso i sistemi di credenze e di valori dei cittadini, difende la loro uguaglianza e la loro libertà di perseguire i propri fini, come previsto dalla nostra stessa Costituzione.
Sarà forse perché ai miei studenti insegno filosofia, ma penso di trovarmi proprio di fronte ad uno dei più classici “problemi di coscienza”, che né l’Ufficio per i procedimenti disciplinari e forse nemmeno le aule dei tribunali potranno mai risolvere. Come posso accettare che due regi decreti, risalenti all’epoca fascista, periodo in cui la religione cattolica era considerata religione di Stato, impongano a me, nel XXI secolo in una Repubblica democratica, il “dovere” di subire il crocifisso, simbolo di parte e di un credo confessionale, in un luogo, come la scuola, che dovrebbe garantire un trattamento equo e il rispetto per tutte le individualità? Lo Stato deve essere sovrano nei propri campi di competenza, come ad esempio l’istruzione pubblica, e non confondersi con concezioni religiose, se non correndo il rischio di rendere cittadini di serie B chi non abbraccia la dottrina maggioritaria».


La nota conclude affermando che «Ho tolto il crocifisso ed ho esercitato un mio diritto e il mio dovere di difendere la laicità dello Stato per cui lavoro. Per l’Ufficio Scolastico Regionale ho violato un mio dovere.
Come avevo previsto quasi due mesi fa, per la mia azione ho subito un procedimento disciplinare e ora ricevo una sanzione. Se ne sta tranquillo chi invece, nell’ambito della Chiesa cattolica, con dichiarazioni omofobe e nei propri documenti, continua a calpestare la dignità delle persone omosessuali.
Io ne esco sconfitto: i crocifissi sono stati recentemente rimessi nelle mie aule e io dovrò riprendere a far lezione censurato dalla mia Amministrazione.
Oggi mi hanno censurato ma non potranno continuare a censurare i diritti delle persone».

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