Cronaca Riva del Mandracchio, 4

Adesso Trieste chiede un confronto con Dipiazza e Russo e lancia il programma per rilanciare la cultura

Laterza cita il sondaggio di Trieste Prima: "Siamo a poco meno dell'8% a pochi mesi dalla fondazione. Finora nessun confronto con candidati, ingiusto verso i cittadini". Il candidato al Consiglio comunale Ciabatti: "No a rassegne informi e raffazzonate come Trieste estate. Sì a cooperazione tra enti culturali"

Adesso Trieste chiede un confronto con i candidati sindaco, a cominciare da Roberto Dipiazza e Francesco Russo, alla luce del risultato conseguito nel sondaggio lanciato da Trieste Prima. “Per quanto riguarda Adesso Trieste – dichiara il candidato sindaco Riccardo Laterza -, essere accreditati poco meno dell’8 per cento a un mese dal voto, a pochi mesi dalla fondazione dell’associazione, è un incoraggiamento al grande lavoro di dialogo e coinvolgimento attivo fatto in questi mesi in tutti i rioni della città, grazie ai nostri oltre 500 iscritti”.

“Finora – spiega Laterza – un confronto non è stato possibile e lo consideriamo un danno al diritto delle triestine e dei triestini di esercitare un voto informato” precisando che “c’è un 24% di indecisi e l’affluenza è stimata tra il 50 e il 55%. Noi più di altri crediamo di avere gli argomenti per riuscire in questo obiettivo e riaprire una partita che rischia di essere già chiusa in partenza”.

Cultura: le proposte di At

Contestualmente, nella giornata di oggi il partito di Laterza ha presentato alla stampa le sue proposte per il rilancio della cultura a Trieste con i candidati al consiglio Comunale Giulio Ciabatti, Deborah Borca e Carlo Visintini.

Ciabatti, regista di professione, ha dichiarato che “vogliamo restituire a Trieste la sua vocazione europea. Gli spazi svuotati del Gasometro, dell’archeologia industriale, del Porto Vecchio e i docks abbandonati sono luoghi ideali dove organizzare rassegne con nomi di richiamo internazionale. Abbiamo in programma anche workshop e masterclass per tutti i volti dell’arte, anche del graphic novel e del cinema d’animazione". Secondo il candidato "Bisogna uscire dalle rassegne raffazzonate, informi e sciatte come Trieste Estate. L’incanto della città, ossia l’ex pescheria, non può essere adibito a lumache di plastica e lupi fucsia davanti a cui farsi dei selfie. È inoltre necessario promuovere un dialogo e un coordinamento tra biblioteche, musei, teatri, associazioni culturali, bisogna ritrovare il filo di un racconto per riscoprire memoria e bellezza della città”.

Secondo Deborah Borca “La cultura non può essere solo fatta di spettacoli, dev’essere un cantiere aperto 356 giorni l’anno ed esteso a tutti i rioni. Per questo è necessario potenziare il Pag (Progetto Area Giovani) e crearne uno per ogni rione, per poi trasformarlo in uno strumento di programmazione culturale che offra a i ragazzi una formazione diversa da quella scolastica e più in linea con la carriera che sognano. Una simile funzione potrebbero svolgerla anche i ricreatori. Dovremmo far nascere dei veri e propri atelier dove gli artigiani possono piantare i semi della produzione artistica, dalla falegnameria alla ceramica al fumetto alle botteghe artistiche”.

Carlo Visintini, tra i fondatori della casa delle culture di Ponziana, ritiene che questa sia stata “un esempio pratico di laboratorio sociale, umano e artistico. In questa città mancano spazi aggregativi che possono diventare laboratori artistici e di artigianato. C’è bisogno di maggior attenzione da parte del Comune verso le dinamiche di appalto e le tutele dei diritti di chi sta lavorando in questo settore, colpito da un’enorme crisi. Molti colleghi hanno infatti dovuto cambiare lavoro in questo ultimo anno e mezzo, sia a causa della pandemia che del governo, sia nazionale che regionale. In questo scenario il Comune, nel 2020, ha organizzato poco e niente dal punto di vista di spettacoli e cultura”.

AT punta inoltre i riflettori sui mestieri della cultura: “Pur non entrando nel merito della Sala Tripcovich – hanno spiegato i candidati -, dell’evidenza dell’incuria e della trascuratezza di questo bene pubblico, ricordiamo che tre anni fa il Teatro Verdi l’ha ceduta al Comune di Trieste in cambio dei Laboratori scenografici alle Noghere. Nel ventennio passato le maestranze del Teatro Verdi contavano un numero consistente di scenografi, attrezzisti, restauratori, falegnami, fabbri, macchinisti. Oggi vi sono rimaste solo due persone e un capannone dimenticato, deposito provvisorio di scene in attesa di smaltimento”. 

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