Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

DAT il "Testamento Biologico", dibattito acceso in FVG

Prende piede anche in regione Friuli Venezia Giulia, il dibattito riacceso sulla DAT, la Dichiarazione Anticipata di Trattamento, meglio conosciuta come "Testamento Biologico". Ma di cosa si tratta?

Forse è più conosciuto con il termine di "Testamento Biologico", saltato alle cronache già qualche anno fa con la famosa e triste vicenda di Eluana Englaro, di Piergiorgio Welby e Luca Coscioni. Casi che hanno visto contrapposte diverse prese di posizione, sia della classe politica, che della Chiesa Cattolica, che dell'opinione pubblica.

La DAT, Dichiarazione Anticipata di Trattamento, è una richiesta. Forse l'ultima cosciente richiesta. L'espressione del diritto di decidere preventivamente, quando cioé si gode di tutte le condizioni di lucidità mentale e capacità decisionale, sulle terapie che si volessero o meno avere in caso di totale o parziale incapacità di espressione. Questo in seguito a eventi traumatici, incidenti o malattie. Quei casi in cui, dunque, la persona è privata delle più semplici facoltà che gli permettano di esprimere o manifestare la propria volontà e si fosse soggetti a trattamenti medici permanenti con apparecchiature artificiali.

Nel nostro Paese non esiste ancora una legislazione specifica definitiva sulla Dichiarazione Anticipata di Trattamento perché le dichiarazioni di volontà sui trattamento come terapia del dolore, donazione organi, nutrizione e altro potrebbero in alcuni casi non essere accettate dalla giurisprudenza.

La Carta Costituzionale Italiana parla chiaro sull'obbligo dei cittadini di subiro o meno un determinato trattamento all'articolo 32 che recita: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Inoltre la ratificazione italiana della legge sulla Convenzione dui diritti umani e la biomedicina (Legge 145/2001) ancora giace presso il Segretariato Generale del Consiglio d'Europa, in attesa che siano emanati i decreti attuativi per la legislazione italiana (dopo 14 anni, n.d.r.).

Poi arrivò Eluana. Eluana Englaro. Il 5 novembre 2008 un tribunale, quello di Modena, emise un decreto permettendo, per la prima volta nella giurisprudenza del nostro Paese, di nominare un "amministratore di sostegno" avente la facoltà di esprimere o meno il consenso per il testamento biologico per un'altra persona incapace.

Tuttavia il dibattito etico e politico è ancora accesissimo e lungi dall'avere una soluzione condivisa in breve tempo, a quel che sembra, viste le rilevanti differenze di posizione tra laici, religiosi e ambienti medico/scientifici.

In altri Paesi europei i cittadini possono manifestare richieste di trattamento anche per accedere alla c.d. "dolce morte" (eutanasia) o al mantenimento in vita con sistemi artificiali. La Germania dal 2009 si è dotata della legge sul Testamento biologico che prevede la nomina di un amministratore, coadiuvato dal medico di famiglia, per decidere "al posto" della persona incapace.

La Chiesa Cattolica, per bocca del presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), l'arcivescovo Angelo Bagnasco si è così espresso sull'argoemnto: «che in questo delicato passaggio, mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico, non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano».

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