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Decesso in carcere di Andrea Cesar, Asuits: «I trattamenti farmacologici non potevano essere dannosi tantomeno letali»

«Emettere giudizi non aiuta la famiglia, nè gli operatori o l'opinione pubblica a darsi una spiegazione fondata su dati certi»

In riferimento al recente episodio del decesso in carcere del 36enne Andrea Cesar, la direzione dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Trieste (Asuits) ha ritenuto necessario chiarire alcuni aspetti.
«In primo luogo siamo tutti vicini alla famiglia, alla quale esprimiamo il senso più profondo della nostra partecipazione. Allo stesso tempo esprimiamo fiducia e considerazione per tutti gli operatori, del Dipartimento di Salute Mentale e delle altre articolazioni della nostra organizzazione sanitaria. Il sig. Cesar era noto e preso in carico dai nostri servizi; è stato seguito fuori e dentro il carcere, per il problema di disagio psichico e anche per altre problematiche di diversa natura clinica».

«Tenuto conto - continua la Direzione - di quanto circolato sulla stampa, e svolte le opportune verifiche, precisiamo che la persona, conosciuta e seguita da prima della detenzione, è stata valutata con tempestività subito dopo l’arresto, ed in relazione al suo stato di salute e alle complesse problematiche emerse, ha ricevuto diverse prestazioni sanitarie multidisciplinari e non solo di tipo farmacologico, integrate da proposte di percorsi terapeutici e dalla considerazione di eventuali alternative alla detenzione. I trattamenti farmacologici, prescritti e aggiornati secondo l’evolversi delle situazioni, non erano in grado di produrre effetti dannosi e, quanto meno, letali. Al verificarsi del tragico evento i soccorsi sono stati immediati e con il massimo livello di assistenza possibile».

«Esercitarsi giornalisticamente sulle cause di morte rimane, appunto un esercizio. Gli esiti dell’autopsia saranno pronti in via definitiva fra qualche tempo e fino ad allora emettere certezze e diagnosi non aiuta la famiglia, gli operatori e la pubblica opinione a darsi una spiegazione su dati certi. Attendiamo pertanto fiduciosi - conclude - l’esito delle indagini avviate dalla magistratura».

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