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Degustazione Clarabella, una bella storia in Franciacorta

180: un numero, una legge, un vino

Giovedì pomeriggio, un caldo afoso che non ti aspetti il primo settembre. 
Siamo in quello che un tempo fu il manicomio di Trieste, a San Giovanni, dove Basaglia ci insegnò a vedere la psichiatria in modo diverso, contribuendo con i suoi studi a varare la famosa legge 180 che chiuse definitivamente i manicomi in Italia. E proprio qui troviamo un bar bistrot delizioso dove, oltre a poter bere e mangiare qualcosa di buono, si respira un’atmosfera particolare: “Il posto delle fragole”. 
E tutto questo cosa c’entra col vino? 
C’entra perché oggi, ospite del “Posto delle Fragole”, incontriamo  Clarabella, un'azienda cooperativa che ha sede in Franciacorta, zona dedita alle bollicine in provincia di Brescia, sulle sponde del Lago di Iseo. 
Ed è il racconto di Alessandro Mogavero, direttore commerciale dell'azienda, di come è nata questa cooperativa, la sua storia, che ci rapisce da subito, che ci emoziona. 
Si è sviluppata da zero, viti comprese, con l’obiettivo di offrire un’opportunità a persone che seguono un percorso di assistenza psicologica e che così, come insegnava Basaglia, integrandosi perfettamente nel mondo del lavoro, trovano risposte alle loro terapie. Grazie all’impegno di queste persone, supportate da soci e volontari, se dal 2002 ad oggi, Clarabella si è sviluppata diventando la seconda cantina biologica in Franciacorta.

A questo punto non rimane che degustare

A mescere il vino un sommelier di eccezione, il triestino Dennis Metz, miglior sommelier d'italia nel 2012.
Le bollicine di Clarabella sono tutte ottenute da uve biologiche e tutte a base di Chardonnay.
Assaggio il Brut, complesso ma immediato e sincero. Poi Essenza, dosaggio zero con le uve provenienti da un solo vigneto denominato Cascina; spumante deciso e minerale. 
A colpirmi è soprattutto il terzo assaggio: il dosaggio zero millesimato 180. Uno spumante con il nome di un numero. O meglio uno spumante con il nome di una legge. Proprio la legge 180 del 1978 che cambiò per sempre l’Italia, la medicina e il nostro modo di vedere gli altri.
Bere un vino non è solo degustare il frutto della vite e del suo territorio ma, a volte, è "assaggiare " una grande storia. E come ci insegna Baricco nel suo "Novecento", se hai una buona storia da raccontare, hai tutto.

Il vino è emozione G. Lescovelli Docet

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