Mafia, Dia: l'altra faccia del Porto

Pubblicata oggi la Relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia. Il Porto di nuovo al centro: "se da una parte ha agevolato una crescita dell'attività economica, dall'altra ha reso il territorio evidentemente esposto all'interesse delle consorterie criminali"

E' stata pubblicata oggi, 19 luglio, la relazione della DIA relativa al secondo semestre del 2018. Come nella relazione precedente, anche in questa è stato fatto il punto sulle infiltrazioni mafiose. Si parte dal Porto, crocevia per lo scambio di merci con l'est Europa che, se da una parte ha agevolato una crescita dell'attività economica, dall'altra ha reso il territorio " evidentemente esposto all'interesse delle consorterie criminali che, avendo a disposizione ingenti capitali da investire, frutto di attività illecite, vedono nelle aree a maggior vocazione imprenditoriale un punto d'approdo, con una silente azione di infiltrazione nell'economia legale".

Fatto confermato dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Trieste che, nella propria relazione inaugurale all'anno giudiziario 2019, ha evidenziato come ad un costante calo dei reati di tipo predatorio stia, di contro, corrispondendo un aumento dei segnali sintomatici di una silente infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico della regione. Nella relazione si specifica anche che non è stato evidenziato nessun radicamento di consorterie criminali organizzate. Si suppone quindi che ci siano piuttosto dei tentativi di infiltrazione dell'economia da parte di alcuni gruppi mafiosi con finalità di riciclaggio.

La società del Porto collegata al clan Veneruso

Il porto commerciale di Trieste costituisce, come già accennato, un importante snodo commerciale a livello in ternazionale, riconosciuto nel 2017 come “Porto Franco ampliato". In tema di prevenzione, il Prefetto di Trieste ha emesso, nel dicembre 2017, un'interdittiva antimafia nei confronti di una società operante all'interno del porto, nello strategico settore del rifornimento di carburante. Alcune attività investigative hanno poi permesso di ricostruire come l'originaria e storica titolare della concessione, a seguito di ingenti indebitamenti con l'erario, fosse stata indotta a vendere le quote ad una società con sede a Napoli. I successivi approfondimenti hanno permesso di accertare che le provviste per l'acquisto della società erano provento del reato di autoriciclaggio e che i nuovi amministratori, tutti pregiudicati, fossero contigui al clan camorristico Veneruso di Volla (NA). Al provvedimento interdittivo ha fatto seguito la nomina di tre amministratori straordinari, che ha di fatto evitato la cessazione delle autorizzazioni, salvaguardando i posti di lavoro. A seguito degli ingenti debiti accumulati, tuttavia, il Tribunale di Trieste ha decretato il fallimento della società, disponendo l'esercizio provvisorio e la nomina di un curatore.

Traffico di stupefacenti e indagine "White Car"

Spostando l'attenzione all'ambito delle attività finalizzate a contrastare il traffico di stupefacenti, occorre evidenziare il provvedimento cautelare emesso dal GIP presso il Tribunale di Trieste nei confronti di 17 componenti di un'associazione finalizzata al traffico di hashish e cocaina. L'indagine, denominata "White Car" e conclusa dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri il 16 ottobre 2018, ha tratto spunto da una pregressa attività investigativa svolta da questi ultimi nei confronti di 2 albanesi, che avevano maturato un debito per il pagamento di una partita di droga nei confronti del capo dell'associazione, originario di Napoli e da tempo stabilitosi a Trieste. I successivi approfondimenti hanno consentito di accertare l'esistenza di un traffico di stupefacenti destinati al mercato triestino, rifornito da pregiudicati campani operanti nel milanese e da altre fonti di approvvigionamento in Campania ed in Belgio.

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