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Diocesi di Trieste contro i matrimoni gay: «Relazioni affettive e sessuali che non sono famiglia»

11.46 - L'Arcivescovo-Vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi, insieme a Giuseppe Pellegrini, Vescovo di Concordia-Pordenone, Andrea Bruno Mazzocato, Arcivescovo di Udine, critici verso i sindaci che hanno aperto alle

Si è appena concluso il Sinodo dei Vescovi dedicato a “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto della nuova evangelizzazione”. Tra i temi trattati dai Vescovi con Papa Francesco, si è parlato anche di quelle famiglie meno tradizionali secondo quella che è la visione della chiesa, cioè quelle formate da divorziati, ma anche di coppie omosessuali. Inoltre, nei giorni scorsi, c'è stata l'apertura da parte di alcuni sindaci, tra cui quello di Trieste, Roberto Cosolini, alla trascrizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all'estero. Su questi temi, le Diocesi di Trieste, Udine e Concordia-Pordenone hanno publbicato un comunicato stampa molto critico.

«Nelle nostre Diocesi - scrivono Giuseppe Pellegrini, Vescovo di Concordia-Pordenone, Andrea Bruno Mazzocato, Arcivescovo di Udine, Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo-Vescovo di Trieste (in foto) - abbiamo splendide famiglie cristiane che hanno fondato il loro amore sulla grazia del sacramento e, confidando in Dio, si conservano indissolubilmente fedeli e aperte a generare nuove creature. Esse sono un Vangelo vivente che diffonde la speranza che è possibile superare la diffusa fragilità affettiva e maturare la forza di donarsi reciprocamente per tutta la vita (Relatio Synodi, 10). Queste famiglie ci impegneremo ad amare e a sostenere in ogni modo perché sono, da tutti i punti di vista, un patrimonio per la Chiesa e per tutta la società».

Crepaldi«In questo contesto non possiamo nascondere la sofferenza per certi travisamenti della realtà della famiglia e del matrimonio recentemente sostenuti da rappresentanti di istituzioni pubbliche - spiega il comunicato firmato dai tre -. Ci riferiamo, in particolare, ai sindaci di alcuni comuni italiani che hanno dato vita ad iniziative non rispettose degli ambiti del loro potere, finalizzate alla trascrizione nel registro dello stato civile di un matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero. Tali iniziative hanno lo scopo di forzare la legislazione nazionale sui temi relativi ai cosiddetti “nuovi diritti” e l’intento di condizionare l’opinione pubblica. Nei giorni scorsi un simile orientamento è stato concordato anche dai comuni di Pordenone, Udine e Trieste. Da più parti è già stato messo in luce che i provvedimenti di un’amministrazione comunale non possono debordare l’ambito loro proprio e porsi in contrasto con le leggi vigenti. Come Vescovi delle Diocesi in cui sono presenti i comuni sopra citati, più che per gli aspetti tecnici che lasciamo valutare prudentemente ad altri, siamo preoccupati per le questioni di sostanza. La legalità, di cui una comunità ordinata vive, ha molti aspetti che riguardano il bene comune. La pace è sempre tranquillitas ordinis, la tranquillità dell’ordine. Nel disordine non c’è pace e non c’è bene comune. Chi ha dei ruoli pubblici, come è il caso dei sindaci, ha in ciò una responsabilità maggiore di altri, proprio in quanto investito di un potere pubblico in ordine al bene comune. Il potere deve essere sempre responsabile se vuole essere autorevole e non arbitrario».

«Non si può, poi, in nome della difesa dei diritti di qualche cittadino snaturare il concetto di famiglia accolto nella Costituzione italiana - continuano Pellegrini, Mazzocato e Crepaldi -. I diritti fondamentali della persona vanno indubbiamente rispettati, ma senza estendere la legislazione familiare e matrimoniale a relazioni affettive e sessuali che, per natura loro, famiglia e matrimonio non sono. Su un tema tanto delicato e decisivo per il futuro della società, ci sembra che le argomentazioni addotte dai responsabili delle amministrazioni comunali interessate, siano superficiali e ambigue».

«Ci permettiamo, inoltre, di farci interpreti di tante famiglie che continuano a lottare contro una pesante precarietà economica e lavorativa. Grazie alla loro forza di coesione e di solidarietà esse stanno dando a tutta la società un decisivo contributo per reggere in questa prolungata crisi. Aggiungiamo, poi, che “i fattori di ordine economico esercitano un peso talvolta determinante contribuendo al forte calo della natalità che indebolisce il tessuto sociale, compromette il rapporto tra generazioni e rende incerto lo sguardo sul futuro” (Relatio Synodi, 57). È sotto gli occhi di tutti quanto la denatalità sia una delle più preoccupanti emergenze anche dei nostri territori. Per questi motivi le esigenze delle famiglie dovrebbero essere collocate tra i primi posti dell’agenda dei nostri amministratori nei quali vorremmo vedere maggiore convinzione nel promuovere politiche più incisive a favore della famiglia».

«Siamo coscienti che i punti toccati esigerebbero più approfondite argomentazioni, non compatibili con questo breve messaggio. Tuttavia, li offriamo come stimolo a promuovere una pastorale familiare sempre più convinta e ricca nelle nostre Chiese diocesane. Con questo Messaggio - conclude il comunicato - intendiamo, inoltre, rinnovare la nostra piena disponibilità a confrontarci con tutti sulla base dell’onestà intellettuale e del principio intangibile del rispetto della persona nella sua identità naturale. Non possiamo rassegnarci perché troppo decisivi e preziosi sono la famiglia e il matrimonio anche nei nostri contesti umani, culturali e sociali e vivi restano nelle autentiche aspirazioni dei giovani. Mentre vi assicuriamo la nostra preghiera, a tutti vogliamo far giungere la nostra benedizione». 

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