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Disabilità, Verin: «Per la Lingua dei Segni serve un segno, sia riconosciuta»

«C'è bisogno di una Legge Nazionale che colmi questa lacuna»

«Sono passati 7 anni dalla prima protesta di un gruppo di sordi, loro familiari, amici e udenti, associazioni e varie figure professionali coinvolte nel mondo della sordità, con l’obiettivo di chiedere il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana Lis che a tutti gli effetti è una vera e propria lingua», esordisce Federica Verin del gruppo Facebook, da anni impegnata nel volontariato nella disabilità.

La Convezione Onu per i diritti delle persone con disabilità approvata nel 2006 e ratificata dall’Italia 3 anni dopo con la legge 18/2009 all’art. 21 invitava già allora gli Stati membri a riconoscere e promuovere l’uso della Lingua dei Segni, fanalino di coda il Lussemburgo e l’Italia.

«La Lingua dei Segni non si pone solo come un aiuto a chi non è udente e ai propri familiari e amici ma diviene anche un vantaggio per chi abbisogna di strumenti di comunicazione soffrendo di disfunzioni del linguaggio accompagnate o meno da difficoltà cognitive. Ad esempio nelle persone con autismo i segni sono in grado di sfruttare le abilità visive aprendo un canale di comunicazione che contribuisce alla riduzione dell’isolamento dei bambini gettando le basi per favorire poi la possibilità alla produzione verbale stimolando le medesime aree cerebrali che si attivano quando si parla una lingua» aggiunge Verin.

«La Lis non è come si può pensare uno strumento per poche persone ma è il mezzo per partecipare attivamente alla vita di collettività delle persone sorde o con disabilità della comunicazione. Essa include e rende accessibili strutture, informazioni, servizi, un patrimonio comune che consente pari opportunità, dignità e rispetto per chi vuole usarla senza imporla a chi non lo desidera. C’è bisogno di un segno forte in tal senso, di una Legge Nazionale che colmi questa lacuna» conclude Verin.

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