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Disagio giovanile, Cgil: «Adolescenti hanno bisogno di buoni esempi e speranza»

Lo rileva in una nota Adriano Zonta, Segretario regionale Flc Cgil

«Solo se qualche ragazza o ragazzo decide di fare gesti estremi, la notizia mobilita i mass media, corre sui siti e sui blog. Siamo in Italia: per accorgerci che le cose non vanno bene, ci deve “scappare il morto”. Per fortuna questa volta ciò non è accaduto, e la ragazza che ne è scampata ora ha tutto il diritto di essere aiutata a riprendersi dal trauma e a vivere serenamente, con la propria famiglia e vicino ai propri compagni».

Lo rileva in una nota Adriano Zonta, Segretario regionale Flc Cgil.

«Fatti del genere - continua la nota - , troppe volte ricorrenti, sono un segnale che ci deve preoccupare. Perciò è necessario ribadire il valore educativo e sociale della scuola, alla quale devono essere forniti tutti i mezzi, economici e non solo, necessari per svolgere i suoi importanti compiti. Questo è un valore che deve essere riconosciuto anche dalle famiglie: sempre, non solo quando si sentono coinvolte o colpite direttamente, perché i loro figli non sono una “proprietà privata”, da tutelare indipendentemente dagli altri, ma sono persone inserite in una comunità educativa, partecipata e condivisa».

«La scuola - ancora - , purtroppo, non è certo aiutata da quelle parti politiche che continuano, talvolta con la complicità dei media, a denigrarne il lavoro e la funzione, senza riconoscerne i veri problemi. Non serve il cosiddetto “organico potenziato”, nelle forme previste dalla legge 107, serve piuttosto occuparsi davvero dei giovani, dare loro la speranza del futuro, aiutarli ad inseguire i loro possibili sogni. Bisogna ascoltarli, non lasciarli soli con i loro cellulari o tablet, perché anche e soprattutto dall’isolamento in un mondo virtuale derivano i pericoli del crescere. Se non si ascolta, si dice che tutto va bene, si nasconde la verità, si cerca di costruire una realtà basata solo sull’apparenza, su un’immagine finta di sé, che trascura le emozioni, le paure, le passioni, i problemi del crescere con gli altri».

«Quando - conclude - si verificano fatti così gravi come il tentato suicidio di una ragazzina di 12 anni i problemi non si risolvono con un’ispezione dal ministero nella scuola o con l’ennesima dichiarazione del ministro di turno sull’aumento degli organici: serve accorgersi del disagio dei giovani, che spesso si tramuta in episodi di bullismo, omofobia, violenza ed intolleranza. Serve accorgersi dei problemi delle famiglie, serve accorgersi che si sta costruendo una società malata e corrotta, basata solamente sul denaro e non sul valore delle persone».

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