Calcinacci, materassi e moto fatte a pezzi: la vergogna della discarica abusiva a Opicina

L'area è quella dell'ex locale chiamato Gigi Grill, sulla strada tra Opicina e Prosecco ed ancora sotto sequestro. Dal novembre 2019, ultimo sopralluogo del Comune, il deposito di materiali è cresciuto ininterrottamente

Nel corso degli anni si è trasformata in una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto dove sono stati scaricati almeno cinque metri cubi di materiale. La zona tutt’attorno all’ex Gigi Grill, celebre ed ormai defunto locale sulla strada che collega Prosecco ad Opicina, ha tutta l’aria di essere meta preferita da vandali, ladri e operai edili che preferiscono abbandonare qui i ruderi provenienti dai cantieri dove lavorano. La situazione era stata denunciata da Lorenzo Giorgi, assessore al Patrimonio del Comune di Trieste che nel novembre dello scorso anno aveva testimoniato il degrado in cui versa l’area che risulta ancora sotto sequestro.

Nulla è cambiato

A distanza di poco meno di un anno nulla è cambiato dal punto di vista burocratico. Alla Direzione dell’area competente non è infatti pervenuta alcuna comunicazione relativa al dissequestro e, nel frattempo, le persone continuano imperterrite ad utilizzare l’ex locale alla stregua di un normale immondezzaio. Dal novembre 2019 la quantità di rifiuti che si trova nel sito è cresciuta. Le tracce di passaggi recenti sono sotto gli occhi di chiunque provi a recarsi qui: ci sono cumuli di ruderi - evidente risultato di demolizioni effettuate in qualche appartamento e riposte in ordinati sacchi di plastica - ma anche lavatrici, porte, sedie, materassi e frigoriferi, per non parlare dell’infinità di paraurti buttati tra gli alberi, mobili e altrettanti cumuli ormai nascosti dalla Natura.

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L'idea della foto trappola per beccarli sul fatto

Dalla situazione documentata un anno fa è cambiato anche qualcos’altro: all’interno del locale spunta lo scheletro di una moto, presumibilmente rubata e “fatta a pezzi” qui dentro, al riparo da occhi indiscreti. Proprio sull’osservazione delle presunte attività illegali che qui si consumerebbero sia Giorgi che Luigi Leonardi, direttore del Patrimonio e Demanio, sono concordi nel dichiarare guerra. “Stiamo verificando di posizionare una foto trappola e perché no, di poterli cogliere sul fatto e farli pagare pesantemente”. Il proprietario della struttura è il Comune di Trieste che però potrebbe pensare, una volta dissequestrata, bonificata l’area e stabilita l’insussistenza di peculiarità tali da presupporne un utile mantenimento, di venderla. Al di là delle possibilità e delle scelte future, ciò che oggi è realtà risponde al nome di illegalità. Degrado compreso.

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