Discarica di via Errera, Associazione No Smog: «Allarme rosso, veleni ovunque e istituzioni assenti»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima

Un lungo elenco di sostanze cancerogene, mutagene e/o tossiche: il verbale della Conferenza dei servizi al Ministero dell'Ambiente è un'asettica ma raggelante galleria degli orrori e non lascia adito a dubbi: l'ex discarica di Via Errera è un buco nero dei veleni italiani. Ieri il TG2 nell'inchiesta di Donato Placido ha parlato a lungo della Ferriera ma ha fatto conoscere all'intero paese anche la discarica di via Errera (che è sito del tutto diverso dalla Ferriera e sotto diversa responsabilità e proprietà), un caso praticamente sconosciuto al grande pubblico, tra i peggiori nel suo genere in Italia. Qui il link al servizio: https://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-84bbc1da-bd28-41b8-8a13-dee31e2c588b-tg2.html

Ricordiamo che Trieste è uno dei 40 Siti Nazionale per le Bonifiche, tra le aree più inquinate della penisola. Via Errera spicca anche rispetto a tanti altri siti più noti per la varietà dei contaminanti presenti con concentrazioni nei suoli e nelle acque sotterranee con valori ben oltre i limiti di legge.  via_errera_trieste_4-2

Appena dopo la registrazione del servizio, avvenuta il 10 e l'11 febbraio, il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua ha inviato un esposto alla Procura e una diffida a tutti gli enti competenti affinché provvedano immediatamente con i lavori di messa in sicurezza del sito che oggi versa in condizioni pietose.

Nella lunga lettera che qui si allega, corredata da diverse immagini storiche, riprese dall'alto e fotografie scattate sul sito il pochi giorni fa, si riassume quanto accaduto e, soprattutto, si denuncia l'incredibile inerzia delle amministrazioni pubbliche nonostante ci sia piena conoscenza da oltre un decennio del gravissimo stato di contaminazione dell'area, posta a un minuto di auto dallo stadio.

L'area fu usata come discarica a metà degli anni '80. Vi si scaricò di tutto, comprese le ceneri dell'inceneritore. Venti metri di altezza per circa 11 ettari di superficie, con fanghi e rifiuti direttamente in contatto con il mare visto che i camion scaricavano direttamente in acqua. Dovettero mettere anche delle panne in acqua per cercare di trattenere i rifiuti. Una lingua velenosa che oggi è occupata da piante in superficie ma che continua a rilasciare il suo carico inquinante. Basti pensare che nelle acque di falda sono state riscontrate le stesse sostanze pericolose e che il Ph dell'acqua è 1,2; praticamente un acido! 

Dichiara Augusto De Sanctis, attivista del Forum dell'Acqua abruzzese che da tempo si occupa dei Siti Nazionali di Bonifica "Non conoscevo la situazione di Trieste e quando ho iniziato a leggere i verbali del Ministero dell'Ambiente tre pagine sulle centinaia dedicate ai vari punti del sito di Trieste hanno colpito maggiormente la mia attenzione, proprio quelle su Via Errera. Purtroppo è triste dover dire che quando si ha a che fare con i Siti nazionali per le bonifiche ci si fa un po' abitudine alla presenza di alcuni contaminanti. Qui però c'è un elenco di inquinanti talmente lungo che si farebbe fatto prima a dire quale sostanza non è stata trovata. Quello che poi abbiamo visto sul campo è del tutto inaccettabile, con l'aggravante che siamo praticamente in una grande città. Per varietà di inquinanti, posizione, direttamente sul mare, e assenza di strutture di contenimento sicuramente possiamo dire che è uno dei punti attualmente più caldi dell'inquinamento in Italia. Quello che hanno fatto o, meglio, non hanno fatto gli enti deve suscitare indignazione. Il Ministero dell'Ambiente, ente responsabile del SIN, il 27 dicembre 2012, secondo quanto riportato nel verbale, chiese "l'adozione di immediate (così nel testo, ndridonee misure di messa in sicurezza/prevenzione delle acque di falda". L'Autorità portuale comunicò di essere intenzionata a mettere in emungimento i piezometri più contaminati (in realtà solo il Pz9). Il 23 ottobre scorso il Ministero, a quasi tre anni dalla lettera del 27/12/2012 e a dodici anni (sì, dodici anni) dalle prime caratterizzazioni, ha richiesto di conoscere le misure adottate, chiedendo a Provincia ed ARPA le valutazioni circa "l'efficacia e l'efficienza" delle stesse (così nel testo, ndr). Nel verbale della Conferenza dei servizi del 25 novembre 2015 ARPA risponde direttamente a tale richiesta del Ministero dell'Ambiente sostenendo di "non avere elementi tecnici oggettivi per poter provvedere ad una valutazione in tal senso". Neanche un sopralluogo in piena città si riesce a fare prima di andare a Roma? Insomma, oggi la discarica continua ad essere abbandonata, con la pioggia che si infiltra nel corpo dei rifiuti come testimoniano le immagini inequivocabili. Tutto ciò è completamente al di fuori da ogni regola comunitaria e per questo continueremo a premere affinché siano presi i doverosi provvedimenti".

via_errera_trieste_3-2Dichiara Alda Sancin, dell'Associazione No Smog "Trieste continua ad essere sulla ribalta per primati di cui certamente non si può andare fieri. Noi cittadini siamo indignati, scendiamo in piazza e continuiamo a rimanere inascoltati nonostante dati incontrovertibili. La situazione della Ferriera e la condizione di vita di decine di migliaia di cittadini è ormai esplosa e ne parlano i media nazionali. Se ne prenda atto. Una città come Trieste non può rimanere ostaggio di una condizione inaccettabile. In USA, in Germania e in Francia situazioni di questo tipo sono state risolte con il risanamento che ha creato più lavoro delle fabbriche che sono state cancellate. Campi da golf, parchi a tema, hotel hanno preso il posto di attività produttive di un'altra epoca. Decine di migliaia di posti di lavoro sono stati creati in questo modo. Solo nelle bonifiche possono lavorare a Trieste centinaia se non migliaia di persone per anni. Qui si continua a insistere negli errori perché non si conoscono i problemi e non si sa costruire l'alternativa come è stato fatto in tanti altri luoghi europei. Noi non ci fermeremo perché dobbiamo recuperare il vero spread che ci separa dall'Europa".

Associazione No Smog ​

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