Venerdì, 22 Ottobre 2021
Cronaca

Divorziato e senza lavoro a 58 anni: per il giudice deve 200 euro al mese al figlio

Il figlio ha 20 anni e ha un lavoro stagionale. L'uomo aiuta la nuova compagna in un'attività ma non viene pagato per questo. Per il giudice "nulla porta a escludere che venga retribuito". L'avvocato difensore: "E'considerato normale che una donna aiuti il compagno senza essere pagata, non così per gli uomini. Pesano gli stereotipi di genere?"

Dovrà pagare un assegno di mantenimento al figlio, che ha 20 anni e un lavoro stagionale: è la storia di un uomo di 58 anni senza un lavoro, che dopo la sentenza del giudice in sede di divorzio dovrà pagare al figlio con un contributo di 200 euro mensili, oltre a metà delle spese straordinarie. Apparentemente un caso come tanti altri ma che solleva una serie di interrogativi sugli stereotipi di genere e il loro eventuale peso in sede di giudizio.

La sentenza emanata dal Tribunale in sede Collegiale si basa anche sul fatto che l'uomo vive al momento a casa della nuova compagna, non pagando vitto e alloggio ma aiutandola a gestire una piccola attività, da cui però non percepisce nessun reddito. Ciononostante la sentenza obbliga il 58enne al pagamento dell'assegno mensile, specificando che “nulla porta ad escludere che per l’attività di supporto lo stesso venga retribuito, quantomeno risultando sollevato dagli oneri abitativi e di mantenimento che vengono integralmente sostenuti dalla sua nuova compagna”. 

Una riflessione sugli eventuali pregiudizi di genere arriva dall'avvocato Giovanna Augusta de'Manzano, che assiste l'uomo: “Mi chiedo se, a posizioni invertite, il Tribunale avrebbe deciso nello stesso modo: nessuno dubita mai che una donna, se collabora con il nuovo compagno, ben possa non percepire redditi alcuni, mentre se è l'uomo che svolge preziose mansioni di casalingo-tutto-fare in una nuova famiglia, allora deve per forza avere introiti. L'appartenenza a un genere piuttosto che a un altro spesso incide sul valore dato a una stessa circostanza”. 

Il ragazzo, ventenne, da due anni lavora in un villaggio turistico stagionalmente e il suo reddito è stato definito nella sentenza pari a "poche centinaia di euro l'anno", cifra confermata dall'avvocato Marta Terzani, che assiste la madre. Il padre, che ricorrerà a breve in appello, fa sapere tramite il suo legale che suo figlio riceverebbe "un compenso mensile di circa 600 euro netti più vitto e alloggio quando lavora, ovvero circa otto mesi l'anno". In seguito alla sentenza l'uomo, proprio perché senza reddito, ha iniziato da due  mesi a percepire un reddito di cittadinanza di 500 euro, che risulterebbe comunque inferiore al presunto reddito del figlio. 

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