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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca

Il dj triestino Rini Shkembi: «Divertitevi ma non sballatevi. Trieste? Tante potenzialità non sfruttate»

Intervista a 360 gradi su movida, locali notturni e divertimento al dj triestino d'adozione Rini Shkembi, da anni attivo nella scena locale e internazionale: «Mi auguro nel futuro maggiori iniziative, magari proposte dai più giovani»

«Divertitevi in discoteca ma usando sempre la testa», questo in sunto il Rini Shkembi - pensiero alla luce di diversi fatti di cronaca avvenuti nell’ultimo periodo in alcuni locali in giro per l’Italia.

«Sono nato ad Elbasan in Albania 25 anni fa – afferma il dj – ma sin da quando ero bambino risiedo in città, per cui sono un triestino d’adozione. Da sempre sono stato appassionato di musica. Da bambino mi piaceva molto il genere hip-hop. Attorno ai 13-14 anni mia sorella mia aveva fatto sentire il brano “My My My” di Armand Van Helden: è stato amore a prima vista con il genere “House”, che suono tuttora. Da quel momento ho iniziato ad interessarmi di questo settore, documentandomi, studiando, acquistando dischi a materiale, formandomi così professionalmente e culturalmente, cosa che continua ancora oggi, fondamentale per poter offrire serata dopo serata un prodotto all’altezza. Attorno ai 18-19 anni ho iniziato anche a creare musica, da allora ho pubblicato 5 album per un totale di 18 pezzi (dalla durata in media di 7-8 minuti ndr.), uno dei quali, il penultimo prodotto dalla mia etichetta Ad Maiora. Tutti i pezzi sono acquistabili sia in formato digitale in tutti gli stores mondiali che in vinile. Poco dopo ho iniziato a collaborare con le feste della “Helpiscoming” diventando il resident delle serate. Devo molto a loro, che ormai sono per me una famiglia: grazie a questo gruppo sono cresciuto molto dal punto artistico».

Si parla tanto di Movida. Ma cos’è la movida per gli addetti ai lavori? «Per me la movida – spiega Rini – è un gruppo di persone che vuole proporre divertimento in città, rendendo in tal modo il tessuto urbano cittadino maggiormente a misura di giovane o comunque a misura di quanti vogliano passare una serata alternativa all’insegna della festa e dello svago. Direi che, parlando più nello specifico di Trieste, la cosiddetta “Movida triestina” esisteva fino a qualche anno fa. E’ normale che ci siano dei periodi di calo fisiologico come quello e dei periodi particolarmente attivi e intensi: insomma è una questione ciclica». IMG_2372-2

«L’università? Un bene che ci sia. Ti riscalda il cuore e fa notevolmente piacere, specie in inverno, vedere sia durante la settimana che nei week end molti universitari che girano e che vanno in giro, questo è sintomo di vitalità e di voglia di divertimento. Probabilmente sarebbe da coinvolgere maggiormente tutti questi ragazzi nella vita notturna cittadina, creando maggior compenetrazione tra “giovani triestini” e ”universitari fuori sede”».

«Il triestino medio che prende parte alle serate in cui suono è una persona già preparata al tipo di musica proposta, è un appassionato del settore che segue le diverse proposte tematiche. Ciò però che ho notato è la mancanza di curiosità di molti cittadini verso il mondo della musica, ovvero ascoltare solo musica di un proprio settore di riferimento, senza avere la voglia almeno di avvicinarsi ad altri generi, magari completamente diversi. Una maggiore apertura mentale del campo della musica è senz’altro un fattore molto positivo, perché permette di scoprire nuovi mondi che magari a primo impatto, senza averli ascoltati, si sarebbero rifiutati a priori ma che invece, proprio grazie a questo approccio propositivo, se ne rimane talmente affascinati da diventarne appassionati».

«Un cambiamento positivo si sta notando in questi ultimi anni in città e merito – continua -  va attribuito anche alla “Helpiscoming” con Franz e Elisa, che stanno proponendo serate di qualità nel corso degli anni dando ai triestini alcuni strumenti utili a conoscere nuovi generi, nuove frontiere, nuovi prodotti».

«Un Festival di musica – continua -  a Trieste di richiamo internazionale, perché no? Il capoluogo giuliano è una città fantastica, con location da urlo, paesaggi super. Sarebbe una possibilità da prendere seriamente in considerazione. L’afflusso turistico, peraltro, ne potrebbe risentine in modo positivo per la soddisfazione di tutti».

«Spero che il futuro di Trieste – prosegue Rini -  sotto ogni aspetto sia positivo e roseo. Mi auguro in maggiori iniziative, specie dai giovani che possano essi stessi mettersi in gioco proponendo situazioni, attività e serate all’altezza. Il futuro è dei giovani ed è giusto dar loro spazio, attenzione, incoraggiamento e tutto l’aiuto possibile».

«Non occorre sballare per divertirsi – conclude Rini. Per poter passare una serata divertendosi basta entrare in un club, prendersi un drink (senza esagerare), ascoltare la nuova musica, ballare e conoscere nuove persone, passando così una nottata nella massima sicurezza».

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