Venerdì, 6 Agosto 2021
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Un cast "da urlo" porta Dracula al Rossetti con effetti da cinema

Il romanzo di Bram Stoker rivisitato, diretto e recitato da Sergio Rubini, con Luigi Lo Cascio e un cast all’altezza dei due protagonisti. La magia del romanzo gotico orchestrata e trainata da un suggestivo 'tappeto sonoro'. Platea più che soddisfatta

Foto: Teatro Rossetti

Approdato al Rossetti in una cassa da morto su un vascello dai Carpazi il “Dracula” rivisitato, diretto e recitato da Sergio Rubini, con Luigi Lo Cascio e un cast all’altezza dei due protagonisti. È uno di quei casi in cui il teatro incontra il cinema senza volerlo scimmiottare ma lasciandosi ispirare e contaminare quanto basta, in un intreccio virtuoso. Proprio di contaminazione parla l’arcinota storia del conte Vlad e del suo morbo 'venereo' che condanna all’immortalità al prezzo della morte altrui.

“La paura della morte che si trasforma in malattia”, si legge nelle note di regia, infatti ogni personaggio presenta un campionario molto realistico di evidenze cliniche, fisiche e mentali. La malattia affascina molto Rubini, il quale definisce l’opera di Bram Stoker un capolavoro di “archeologia psicanalitica”, e identifica nell’ombra del vampiro il nemico interiore delle devianze e delle ossessioni, quelle pulsioni inconsce che sarebbero state teorizzate ben dopo il 1897, anno di uscita del romanzo.

Un cast "da urlo"

Uno degli ultimi romanzi gotici, quello di Bram Stoker, qui riadattato dallo stesso Rubini (insieme a Carla Cavalluzzi), che ne firma la regia e interpreta il dottor Van Helsing, la personificazione della razionalità che trae in salvo dai demoni interiori. In questa interpretazione, sfaccettata ad arte, vediamo un medico che non manca di svelare un lato umano e protettivo e quel poco di follia necessario a sopravvivere dopo una grave perdita. Luigi Lo Cascio (forse l’unico vero vampiro perché sembra non essere invecchiato dai tempi dei 100 passi) è un Jonathan Harker intenso, fragile e appassionato, un’interpretazione 'in full HD', che riproduce i sentimenti reali quasi al microscopio.

Grande versatilità per la Mina Harker di Alice Bertini, che passa in pochi secondi da mogliettina devota a vampira scosciata e predatrice, rimanendo inspiegabilmente il medesimo personaggio e senza perdere un grammo di eleganza. Dracula, come l’inconscio che simboleggia, parla una lingua indecifrabile e rimanda a “mondi difficili da decodificare”. Viene perciò affidato alla recitazione in slovacco di Geno Diana, sicuramente d’effetto e in qualche modo impressionante, ma il personaggio diventa pura animalità, anni luce dal nobile intabarrato che siamo abituati a immaginare. Scelta coraggiosa e di rottura, anche se a tratti fa storcere il naso.

La psicosi di Renfield, nonostante museruole metalliche e camicia di forza, si esprime alla perfezione e fa gelare il sangue anche al pubblico in loggione grazie al bel lavoro di Lorenzo Lavia, nulla da eccepire neanche per il dottor Seward di Roberto Salemi.

Scene animate dal progetto sonoro

Tavoli animati, lampadari vorticanti ed enormi drappi semoventi sono parte delle scene di Gregorio Botta, minimali ma rese evocative dalla vera scenografia, costituita dagli effetti sonori di G.U.P. Alcaro, che insieme alle luci di Tommaso toscano riesce a trasformare pochi stracci appesi in un ospedale psichiatrico e poi in un convoglio a vapore. I costumi di Chiara Aversano e le musiche di Giuseppe Vadalà completano la magia del romanzo gotico, che coniuga in parti uguali terrore, eleganza e angoscia esistenziale. Inspiegabilmente, il risultato dei tre fattori è il divertimento, testimoniato dal successo in sala.

"Dracula" andrà in scena anche stasera, martedì 18 febbraio, alle 20:30

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