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Giovedì, 30 Giugno 2022
Operazione acqua verde alle battute finali

La loro droga arrivava anche a Trieste, 47 narcos rinviati a giudizio

L'operazione "Acqua Verde" partita dalla Procura di Trento portò gli inquirenti a individuare e disarticolare un vero e proprio “centro nazionale di smistamento”. Oggi i rinvii a giudizio

Sono 47 le persone rinviate a giudizio dalla Procura Distrettuale della Repubblica del Tribunale di Trento per associazione per delinquere, finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del numero dei partecipanti superiore a dieci. La notizia è arrivata nella mattinata di venerdì 22 aprile e il caso riguarda anche sedici persone che il 13 ottobre del 2022 furono sottoposte a misura cautelare, all’esito della operazione “Acqua Verde”, condotta tra ottobre 2019 e dicembre 2020, dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Trento, coordinati dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, che consentì di individuare e smantellare una rete di spaccio, che alimentava prioritariamente il settore di piazza Dante, nei pressi della Stazione ferroviaria.

L'operazione "Acqua Verde" portò gli inquirenti a individuare e disarticolare un vero e proprio “centro nazionale di smistamento” gestito da un gruppo di italiani su Roma. Questi, avvalendosi di un’organizzazione criminale nigeriana, effettuavano spedizioni a richiesta in gran parte della penisola, con particolari interessi nel Nord-Est, compresi Trento, Bolzano e Trieste, dove ogni giorno arrivavano diverse decine di chilogrammi di marijuana, giunta in Italia dall’Albania, attraverso il canale d’Otranto.

Durante le indagini, i carabinieri riuscirono a documentarono come lo stupefacente riuscisse ad arrivare a Trento. Corrieri nigeriani arruolati all’esigenza lo portavano da una parte all’altra del Paese a bordo di treni ad alta velocità e per nasconderne il tipico odore e eludere i controlli, lo avvolgevano in più strati di cellophane, impregnati di mentolo. Ai 47 indagati, 22 dei quali sono recidivi, viene contestato di essersi associati fra di loro, al fine di commettere un numero indeterminato di delitti di acquisto, detenzione e vendita di sostanze  stupefacenti, instaurando fra loro un rapporto continuativo caratterizzato da una suddivisione dei compiti. L’acquisto si perfezionava a Trento attraverso la dettagliata pianificazione tramite contatti telefonici con utilizzo di schede sim intestate a soggetti fittizi, sostituite con regolarità, o anche tramite whatsapp, facebook e altri canali voip. La droga veniva ridistribuita principalmente nella città di Trento, Bolzano, Merano, Rovereto, Piana Rotaliana e in altri comuni della regione, controllando le reti di vendita al dettaglio. 

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