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Domenica, 14 Agosto 2022
La commemorazione / Barriera Vecchia - Città Vecchia / Piazza Sant'Antonio Nuovo

"Caro Eddie, in questi 30 anni il mondo è cambiato: oggi la mafia agisce nell'ombra"

La messa per i 30 anni della strage di via D'Amelio è stata celebrata da don Luigi Ciotti, sacerdote e fondatore di Libera, a Trieste per ricordare Eddie Walter Cosina, l'agente della scorta di Paolo Borsellino, assassinato a Palermo il 19 luglio 1992

TRIESTE - "L'80 per cento delle vittime di mafia non conosce la verità. Questa mancanza pesa non poco sulla coscienza dell'Italia". A 30 anni dalla strage di via D'Amelio, a rivolgere l'appello alle istituzioni è don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera che oggi 19 luglio a Trieste nella chiesa di Sant'Antonio Nuovo ha celebrato la messa in ricordo di Eddie Walter Cosina, agente della scorta morto nell'agguato mafioso al giudice Paolo Borsellino. 

Le parole di don Ciotti

"Caro Eddie - così il sacerdote originario di Pieve di Cadore - in questi ultimi 30 anni è cambiato un mondo. Dopo quel 19 luglio i mafiosi hanno imparato ad agire nell'ombra, poco con le armi e molto più con i soldi. Nessuna regione italiana ne è esente. Per questo motivo oggi, caro Eddie, dobbiamo continuare a stare sulle barricate e lottare per la dignità di tutti, per avere un Paese che ha coraggio di mettersi in discussione". 

La mafia oggi

"La forza delle mafie - così don Ciotti - oggi più che mai sta fuori dalle mafie, in quel grande pericolo rappresentato da quella normalizzazione che emerge da tutte le ricerche, la normalizzazione della droga, del gioco d'azzardo e delle ecomafie". 

Cittadini veri, non ad intermittenza 

"Caro Eddie, oggi dobbiamo stare attenti alla trappola delle abitudini. Ognuno di noi deve prendere coscienza di essere cittadini veri e non ad intermittenza. Se trovate qualcuno che ha capito tutto, salutatelo e cambiate strada". 

Ricordando la "generosità di Eddie", don Ciotti ha sottolineato "quanto egoismo stiamo respirando oggi". 

"Non si può essere cristiani se poi alziamo muri  se costruiamo comunità chiuse. Un cristiano non può restare indifferente alla violenza e alle mafie". 

"Dobbiamo diventare capaci di ascoltare, non di udire. Fare memoria significa questo, mettersi in ascolto del grande dolore, di quelle ferite che non si rimarginano mai".

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