Cronaca

Chiama a raccolta i giovani e punta sulle periferie: alla prima da candidato Russo progetta la sua Trieste del futuro

Il primo discorso da candidato del centrosinistra il dem l'ha tenuto in campo Metastasio nel rione di Poggi dove aveva fatto iniziare la campagna di ascolto della civica "Punto Franco". Attuale giunta nel mirino: "Troppe le promesse non mantenute e gli annunci che rimangono solo sulla carta”

Vuole recuperare la partecipazione dei giovani e delle donne, sogna la Trieste futura come una calamita capace di attrarre e di proiettarsi nei prossimi trent’anni e parla di “discontinuità” rispetto alle superate prassi utilizzate dalla politica. Il primo atto ufficiale di Francesco Russo candidato sindaco del centrosinistra giuliano è andato in scena in campo Metastasio nel rione di Poggi, nel primo pomeriggio di oggi 25 giugno.Dopo aver sconfitto la malattia che fino a qualche giorno fa aveva “sospeso” la sua discesa in campo, il vicepresidente del Consiglio regionale ha sciolto le riserve ed andrà quindi a sfidare Roberto Dipiazza alle prossime amministrative. A scanso di ulteriori rinvii e di altri cambi in corsa, la tornata elettorale dovrebbe chiamare i triestini alle urne domenica 10 ottobre (primo turno) e, nell’eventualità di un ballottaggio, il 24 dello stesso mese. 

Le parole chiave del discorso

In occasione della conferenza stampa Russo, visibilmente emozionato, cita cinque volte i “giovani” e conta, parafrasando Tina Anselmi, sulla loro scelta. “Vi chiedo di fare un passo avanti e di contribuire da subito a costruire il progetto per la città che abiterete da adulti”. Russo mette nel mirino l’attuale giunta per “le promesse non mantenute e per gli annunci che rimangono solo sulla carta”, indicandola come responsabile a causa dei lavori (fermi) della galleria di piazza Foraggi, per il “caso” legato alla ripartenza del tram di Opicina e, soprattutto, per quella piscina terapeutica dove “10 mila persone hanno firmato una petizione ed aspettano ancora di capire se ci sarà mai la possibilità di riaverla”.

Un programma complessivo per la città, un programma per tutte le circoscrizioni

Strizza l’occhiolino al modello del primo Obama (quello dei “costruttori di comunità” ndr), coccola la gestione portuale di D’Agostino (“in Porto Vecchio avremmo dovuto assistere a quello che è successo nel Nuovo”) e si dice pronto a dar battaglia al centrodestra sul terreno delle periferie. Se da un lato “il bisogno di un complessivo programma di sviluppo per la città è molto ambizioso”, Russo sa di dover fare i conti con quella Trieste distante dai centri di potere, vale a dire le zone dove circa 100 mila persone non votano (dati delle ultime amministrative ndr) e per questo annuncia “un programma per ciascuna delle sette circoscrizioni”, Carso compreso. 

"Risparmiamoci la tiritera del momento magico"

“La mia non è e non sarà mai una sfida solitaria” afferma il dem che, sul fronte della possibile squadra di governo in caso di vittoria, fa sapere che sarà composta “da persone nuove senza esperienza politica”. Agli aggettivi e ai sostantivi, Russo aggiunge “l’entusiasmo” e la “serietà”, vale a dire le altre due parole che secondo il dem lo accompagneranno nella sua campagna elettorale. “Viviamo in una città fantastica che sa far innamorare ma intanto i posti di lavoro per i nostri giovani sono sempre o sono sottopagati e le imprese chiudono. Risparmiamoci la tiritera del ‘momento magico’ e non nascondiamo i problemi sotto il tappeto” così Russo. 

Il futuro di Trieste

L’incognita dello sblocco dei licenziamenti pesa come un macigno sulle sorti di quella società futura che nei prossimi anni vivrà (anche a Trieste ndr) uno dei più grandi indebitamenti della storia economica e finanziaria nella modernità. Per questo motivo, Russo indica nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la benzina per far ripartire il motore e punzecchia chi “vorrebbe tornare al pre-Covid senza aver capito che il mondo, le abitudini e i modelli sono stati stravolti. Dobbiamo trovare le risorse grazie all’Europa ed il governo Draghi ci dimostra che nei momenti difficili ciò che conta è la scelta di persone di qualità”.

"E' cambiato il paradigma"

Il numero uno della civica “Punto Franco” ha voluto poi sottolineare come “sia un atto un vero e proprio cambiamento del paradigma politico locale: cinque anni fa contava chiudere l’area a caldo della Ferriera di Servola, oggi invece c’è molto da costruire (vedi Porto Vecchio, ma non solo ndr) e sappiamo bene che le due operazioni sono ben diverse l’una dall’altra. A Trieste – ha concluso Russo - c’è una maggioranza silenziosa che è desiderosa di cambiare rispetto a chi ha governato negli ultimi anni e che chiede solo più competenza, più visione e che non vota più uno schieramento a scatola chiusa”.

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