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Emergenza cinghiali: 130 cacciatori formati per smaltire le carcasse

La regione risponde all'interrogazione di Ziberna (Fi) che proponeva l'incentivazione dell'attività venatoria per arginare l'"invasione" degli ungulati

«L’emergenza cinghiali in FVG continua e la Regione non ha ancora messo in campo soluzioni concrete. Necessario agire di concerto con le associazioni venatorie che richiedono misure efficaci». E’ quanto ha chiesto lo scorso novembre il vicepresidente del gruppo Forza Italia o in Consiglio regionale Rodolfo Ziberna che ha presentato un’interrogazione sul tema alla presidente Serracchiani e all’assessore regionale competente. 

Si chiedeva quindi un'incentivazione e una "sburocratizzazione" dell'attività venatoria onde facilitarla, con orari di caccia più ampi, battute anche da terra e non solo dalle altane, e convenzioni con i macelli comunali per diminuire i costi.
«Chiedo, quindi, alla Regione – così Ziberna – di agire con una sburocratizzazione dell’attività di prelievo e di contenimento della proliferazione. Da qui la necessità di procedere ad un abbattimento in deroga per la maggior parte dell’anno, all’aumento del numero degli iscritti nelle Riserve di caccia del Fvg, all’adozione di incentivi per l’abbattimento, all’estensione della possibilità di abbattimento dei cinghiali a tutta la giornata, all’aumento dei luoghi in cui macellare questa carne, nonché alla possibilità di conferimento della carcassa ai centri di raccolta e macellazione, proponendo magari un prezzo calmierato».

La risposta dalla Regione (dalla segreteria della IV commissione), conferma la volontà di "sburocratizzare" l'attività venatoria, che rimane «il metodo più efficace, a patto che si operi un prelievo venatorio basato su piani di abbattimento opportunamente strutturati per classi di sesso e di età, che sono stati regolarmente concessi e incrementati. Nella zona di pianura, inoltre, i piani di abbattimento non hanno limiti numerici».

In questo momento, inoltre, vigono tre provvedimenti di deroga nei confronti del cinghiale: a Trieste, Gorizia ed Enemonzo, dove la caccia può essere praticata anche anche in zone e orari normalmente interdetti. 

Riguardo invece ai luoghi in cui macellare la carne, la regione sta «da tempo collaborando con l'assessorato alle Risorse agricole e forestali con il Servizio sanità pubbica veterinaria per lo sviluppo della filiera per la commercializzazione della carne di selvaggina». Al momento - si dichiara nel comunicato ufficiale - sono stati abilitati oltre 130 "cacciatori formati", in grado di stabilire se il cinghiale abbattuto può essere commercializzato.

Per quanto invece riguarda la richiesta avanzata da Ziberna di aumentare il numero di iscritti nelle riserve di caccia, la Regione ha adottato degli accorgimenti dovuti al fatto che l'aumento di cacciatori può avere effetti su tutte le specie cacciabili, si è quindi cercato di «incentivare le riserve di caccia a rilasciare permessi annuali che valgano per una sola stagione venatoria. Si sta comunque valutando di innalzare il limire massimo di permessi limitatamente alla caccia del cinghiale.

Non sono stati ulteriormente estesi gli orari di caccia poiché il Fvg ha attualmente orari "tra i più permissivi a livello nazionale". Si è inoltre dichiarato che: «c'è sicuramente daa parte di questa amministrazione regionale la volontà alleggerire le incombenze burocratiche e parzialmente è già stato fatto con l'approvazione dei piani venatori distrettuali, ma si sta cercando di conciliare questo sgravio con la necessaria attività di controllo»

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