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Partiti 20000 giovani in 5 anni: le testimonianze

Storie, percorsi di vita, sogni e obiettivi di alcuni dei numerosissimi giovani che negli anni hanno deciso di abbandonare l'Italia e andare a vivere all'estero

Storie, percorsi di vita, sogni  e obiettivi diversi appartengono ai numerosissimi giovani che negli anni decidono di abbandonare l'Italia per un'altro paese. C'è chi parte per un'esperienza e poi decide di fermarsi ancora un pò, chi invece parte deciso a rimanere e costruirsi una vita all'estero.
Solo negli ultimi 5 anni sono 20 mila i corregionali che hanno deciso di emigrare all'estero (dati Fondazione Migrantes), con dati particolarmente rilevanti per quanto riguarda Trieste. Per la maggior parte sono tutti accomunati dal desiderio di trovare stabilità e potersi realizzare professionalmente.

Cecilia e Paolo, dal Fvg a Berlino cecilia e paolo-2


Dopo un breve periodo a Roma, dove gli affitti erano troppo alti e le paghe non adeguate, Cecilia e Paolo, nel 2009 appena sposati decidono di partire per Berlino poco più che ventenni, in cerca di nuove esperienze. Sono entrambi cuochi e inizialmente trovano lavoro solo in ristoranti di altri italiani all'estero, dove purtroppo raccontano di aver trovato lo stesso sistema di sempre: lavoro non in regola con gran parte delle ore pagate a nero e doppi turni molto stressanti.
Dopo varie esperienze e dopo aver inizato a imparare meglio la lingua i due trovano delle posizioni lavorative che li soddisfano: Paolo trova lavoro in uno dei ristoranti della catena Soho Restaurant, e Cecilia in un ristorante caffetteria. Entrambi a tempo indeterminato, con un buon orario di lavoro ed un buono stipendio.
Grazie alla stabilità conquistata i due decidono di rimanere a Berlino e di creare la loro famiglia: nasce la loro bambina Amelia e ora sono in attesa del secondo figlio.
«In Italia lavorando entrambi nel settore della gastronomia sarebbe stato impossibile per noi avere dei figli con i turni di lavoro stressanti che si fanno in cucina. A Berlino ci sono almeno due giorni liberi a settimana e si lavora quasi sempre su un unico turno, le persone hanno così la possibilità di dedicarsi anche ai loro interessi e alla famiglia».
Alla domanda su un possibile ritorno in Italia Cecilia spiega: «Ci piacerebbe un giorno poter tornare in Italia, dalle nostre famiglie e amici, con i nostri paesaggi bellissimi, il buon cibo, ma per la situazione che c'è in Italia ancora oggi rimane un'utopia».

Lucia e Alessandro, dal Fvg all'Australia alessandro-3

Un'altra giovane coppia, stesse problematiche: lavoro precario, contratti a termine, nessuna garanzia per il futuro.
Lucia e Alessandro subito dopo il matrimonio quattro anni fa, partono decisi verso l'Australia, già convinti di volersi creare una vita lì. Inzialmente con il percorso in farm per lei e un visto studente per lui i due iniziano ad ambientarsi e migliorare l'inglese. Partono entrambi da lavori più umili e semplici, Alessandro fa il cameriere e Lucia prepara camere negli ostelli: con tanta fatica vedono in pochi anni i frutti del loro lavoro e il riconoscimento del loro impegno e professionalità: Alessandro diventa Restaurant manager mentre Lucia si occupa di vendite e gestisce la parte marketing per un'azienda che importa e distribuisce cibo europeo, sfruttando così la sua laurea italiana in Comunicazione e Pubblicità.

 lucia-2 «In Italia ci siamo sempre sentiti come se no fosse data la possibilità per mostrare quanto valiamo. Qui di possibilità ce ne sono state offerte molte e nonostante la difficoltà nel vivere lontano dalla famiglia e dagli amici non pensiamo proprio di tornare in Italia».

Roberta, dal Fvg a Londra e a Siviglia

roberta-2Siamo nel 1994 quando Roberta a soli 22 anni parte per Londra con l'idea di imparare meglio l'inglese e completare lì i suoi studi in psicologia. Londra offre mille opportunità da subito sia per lavoro che per formazione per cui decide di rimanere: consegue due masters, uno in lavoro sociale e l'altro in campo cinematografico, una laurea in studi psicosociali, un diploma per l'insegnamento della lingua inglese e unoper l'insegnamento dello yoga. Lavora fino al 2016 come assistente sociale poi decide di cambiare strada. «Studiare a Londra è stimolante, lavorare meno:  gli inglesi vivono per lavorare finendo per rovinarsi la salute e le relazioni sociali. Il tempo per mantenere i rapporti viene a mancare a causa degli impegni e delle distanze».  Roberta decide quindi di vendere casa e lasciare Londra dopo più di vent'anni. «Tornerei in Italia se la situazione lavoro e tasse fosse accettabile, ma per com'è adesso torno solo per le vacanze». Si trasferisce quindi a Siviglia  dove insegna yoga e sta aprendo un B&B.

Federica, dal Fvg alla Finlandia

Federica parte due anni e mezzo fa per Vaasa dove ha vinto un dottorato di due anni all'università. Vince successivamente per due anni di seguito una borsa di studio che le permette di fermarsi più a lungo. In Italia lavorava sempre in ambito universitario presso la facoltà di Scienze della Formazione e non vede grosse differenze per quanto riguarda questo settore: «L'università in tutto il mondo nelle fasi iniziali offre comunque dei lavori a tempo determinato, brevi contratti di uno o due anni. Dal punto di vista delle certezze quindi, per il lavoro che faccio, non è cambiato molto. Sono andata via con l'idea di fare un'esperienza all'estero ma stavo bene anche in Italia, dove mi piacerebbe tornare a vivere».


 


 

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