Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

“EMODnet”: presentati gli Open Data sul mare per uno sviluppo sostenibile

Presentate ieri da OGS e Regione FVG le attività della più grande rete europea di monitoraggio dell'ambiente marino

Un modello per lo scambio dati e la simulazione di effetti delle crisi ambientali marine sulle attività umane: presentate ieri da OGS e Regione FVG le attività di ''Emodnet'', la più grande rete europea di monitoraggio dell'ambiente marino.

Facilitare l'inserimento e la classificazione dei dati di monitoraggio degli ambienti marini, garantendone la massima visibilità, affidabilità e condivisione: questi gli scopi che si pone EMODnet (European Marine Observatory and Data Network), il progetto presentato ieri, venerdì 8 giugno 2018 nel Salone di Rappresentanza del Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia a Trieste nel corso della giornata informativa “Dati marini al servizio di industria e settore pubblico per uno sviluppo sostenibile”.

EMODnet, dal 2009 raccoglie e mette a disposizione dati marini a livello europeo, attraverso una rete di oltre 150 organizzazioni di ricerca e di monitoraggio dell’ambiente marino ed esperti nella gestione di dati oceanografici, con 7 portali EMODnet (Bathymetry, Seabed Habitats, Chemistry, Biology, Physics, Geology e Human Activities) che spaziano dallo stato di salute dell’ambiente marino allo sfruttamento umano dello spazio marittimo attraverso pesca e trasporti.

EMODnet è un’iniziativa a lungo termine della Commissione Europea, Direzione Generale per gli Affari Marittimi e la Pesca (DG MARE) che costituisce uno dei pilastri della strategia Marine Knowledge 2020.

Un esempio di applicazione ''pratica'' di cosa può significare la condivisione di dati è la gestione delle emergenze da sversamento di oli combustibili in mare e l'impatto sulle attività antropiche, sul quale Emodnet è stato ''testato'' in merito a un caso di sversamento avvenuto nel 2013 davanti alle coste africane. Proprio l'incrocio tra dati come la posizione della chiazza, il tipo di olio e il tasso di sversamento e confrontandoli con i dati di vento, onde e maree ha permesso l'elaborazione di un bollettino entro le prime 24 ore dall'allerta e aggiornamenti giornalieri per i 5 giorni successivi, creando una ''previsione'' di impatto su attività quali acquacoltura, rotte commerciali e altro. ''Il confronto tra quanto previsto e la situazione poi verificatasi – ha spiegato Simona Simoncelli (Ingv) - ha dimostrato la qualità molto buona della simulazione''.

Altri esempi di come la condivisione di informazioni sia un vantaggio per tutti sono emersi nel corso della tavola rotonda pomeridiana: per evitare sovrapposizioni di risorse (con conseguenti sprechi) nella gestione delle aree waterfront (ovvero inerenti sia alla terra che al mare) come spiegato da Denis Maragno (Dipartimento di Progettazione e pianificazione in ambienti complessi Iuav Venezia), o per traslare nell'intero ambiente marino i risultati degli esami emersi nel monitorare settori specifici come le mitilicolture - come chiesto da Paolo Marchese responsabile Area Internazionalizzazione e politiche Comunitarie ARIES CCIA Venezia Giulia - o la pesca, come sottolineato da Carlo Franzosini, (Area protetta Miramare) e ribadito anche dal direttore Arpa Luca Marchesi. Proprio grazie all'estrapolazione e all'uso innovativo di dati, utilizzati per elaborare un modello di ''contabilità ambientale'', l'Area Protetta di Miramare è risultata essere un'azienda produttiva: per ogni euro investito il ''profitto'' è infatti di 12, come ha spiegato Francesca Visentini di eFrame, azienda incaricata dal Ministero dell'Ambiente di rendicontare la ''produttività'' della Aree Protette. A chiudere gli interventi, Loris Pietrelli (Enea), che ha evidenziato la necessità di ampliare i monitoraggi inerenti la tipologia di plastiche inquinanti, dal momento che «esistono molti tipi di plastiche oltre alle monouso, e di tante non potremmo mai fare a meno», e Lorenzo Barone di Castalia Consorzio Stabile Spa, che ha illustrato il progetto di depurazione delle plastiche presenti nei fiumi prima dello sbocco a mare.

“I principali obiettivi del progetto” spiega Alessandra Giorgetti, responsabile del Centro nazionale dati oceanografici con sede in OGS e coordinatrice del portale Chemistry “sono la raccolta e l’archiviazione di dati relativi allo stato di salute di tutti i mari europei”. Ricercatori di tutta Europa raccolgono e condividono in maniera open i dati relativi alla valutazione dell’ambiente marino per renderli disponibili alla comunità scientifica e agli organismi politici deputati alla definizione delle politiche ambientali e alla gestione territoriale. “Grazie ai dati che EMODnet raccoglie dal 2009, abbiamo contribuito all’implementazione delle direttive europee, come la Marine Strategy e la Marine Spatial Planning, supportati anche dall’interazione con l’Agenzia Ambientale Europea” spiega Giorgetti. “Ad esempio EMODnet Chemistry ha recentemente inserito nel programma anche i dati di monitoraggio dei rifiuti marini, sia sulle spiagge sia sul fondo marino. Tema di forte interesse a livello europeo nell’ultimo periodo”. 

“Il mare è un’enorme risorsa per lo sviluppo e la crescita di ogni territorio. Alla cosiddetta “economia blu”, afferiscono tantissimi settori, dalle biotecnologie alle energie rinnovabili, dal turismo marittimo e costiero alla costruzione e riparazione di imbarcazioni, dalla logistica all'acquacultura e pesca, dall'utilizzo dei minerali alle estrazioni off-shore. Ovviamente si tratta di una risorsa “fragile” che come tale va tutelata per consentire uno sviluppo sostenibile. Per questo motivo iniziative che si incentrano sulla messa in rete di dati e rilevazioni di diverse discipline, provenienti da tutta Europa, sono fondamentali per avere un quadro più esaustivo e poter sollecitare l'adozione di politiche adeguate” afferma Maria Cristina Pedicchio, Presidente dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale - OGS

L’evento è stato organizzato dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS, in collaborazione con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), Cogea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), ETT, l’Istituto Idrografico della Marina, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e TRUST-IT.

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