L’esodo dei Triestini, in 31mila emigrati all’estero: la denuncia di Tryeste

Il movimento fondato da giovani che nasce per far fronte alla 'diaspora' dei triestini in giro per il mondo, cita i dati dell'Aire spiegando che "il 15,6% dei triestini ha dovuto lasciare la propria casa", e attacca direttamente il sindaco Dipiazza

"Sono 31mila i triestini emigrati all'estero. Il 15,6% dei triestini ha dovuto lasciare la propria casa per costruire la propria vita in altre parti del mondo". Questa la denuncia del collettivo Tryeste, che cita i dati dell’anagrafe dei connazionali all’estero (Aire).

Tryeste, movimento fondato da giovani che nasce proprio per far fronte con proposte e progetti alla "diaspora" dei triestini in giro per il mondo, sostiene che "Il fatto che vivano all’estero più triestine e triestini di quelli che attualmente abitano nel più popoloso dei rioni di Trieste, Barriera Vecchia, è il grande rimosso del dibattito politico triestino" e ne individua le responsabilità nelle "politiche di deindustrializzazione promosse a livello nazionale e tacitamente accolte a livello locale, che hanno tolto una base produttiva alla città, senza alcuna programmazione sui bisogni della nostra comunità; lo smantellamento del welfare ha lasciato tante/i senza alcuna possibilità di vita dignitosa, mentre chi ha potuto è scappato altrove".

L'attacco del collettivo è diretto al sindaco Dipiazza: "nessun provvedimento serio per la trasformazione dell’economia cittadina, ma solo tante sparate, dal Parco del Mare ai quasi 600.000 € per gli alberi di Natale a ottobre, dal proliferare di mercatini in centro a nuovi supermercati e centri commerciali che daranno il colpo di grazia alla piccola distribuzione".

"Il “momento magico” di Dipiazza - attacca Tryeste - è stato caratterizzato dal boom del turismo, in particolare quello di massa esemplificato dalle crociere, un settore nel quale il lavoro che viene offerto è solitamente precario, sottopagato e senza diritti. Una strategia che ha fallito, anche a causa dell'attuale crisi pandemica. Secondo i sindacati sono infatti ben 4.000 i posti di lavoro a rischio nel settore ricettivo a causa del blocco dei flussi turistici, posti che si vanno a sommare ai 1.500 in bilico a causa delle crisi industriali aperte nel territorio".

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