Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Etnoblog: «Giù le mani dalla Casa delle Culture»

Lo rilevano in una nota pubblicata sulla pagina Facebook i responsabili dell'associazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TriestePrima
 

Di una cosa siamo sicuri: il bagaglio di esperienze, di vissuti, di lotte che ha costituito la fucina dei centri sociali negli anni '80 e tutte le esperienze di spazi sociali che da lì sono nate negli anni a venire sono stati una parte fondamentale del nostro immaginario. Etnoblog non sarebbe nato se qualcuno prima di noi non avesse lottato, creato, accudito spazi sociali, strade ed esperienze. Un vocabolario senza il quale non avremmo saputo immaginare e costruire niente. Un vocabolario costruito sulla generosità ed esperienza di persone che in quelle lotte hanno messo in gioco tanto, anche la loro libertà. 
Per noi a Trieste quel vocabolario si é costruito attorno a Casa delle Culture, in tutti gli anni dalla sua nascita ad oggi.
Ora, nessuna sorpresa se, con tutta la bieca vendetta di piccoli uomini, l'attenzione della nuova giunta si abbatta proprio su mendicanti, immigrati e spazi sociali per primi. 
Poche sorprese anche per la reazione della sinistra non eletta: visto? Se votavate noi...
Qualcosa ha indubbiamente turbato il nostro decennale cammino come Etnoblog, qualcosa che abbiamo stentato a riconoscere e capire. 
I primi dubbi proprio nel percorso fatto a fianco di casa delle culture e di una moltitudine di altri soggetti per la costruzione della manifestazione del 23 maggio a Gorizia contro Casa Pound. 
Le politiche securitarie, il degrado cittadino, il binomio immigrazione/violenza che guarda caso oggi torna subito, puntuale come la morte, sul quotidiano locale.
Ci siamo caduti anche noi, sulla trappola della sicurezza, della misura dei cessi, del colore dei condizionatori, della paesaggistica di un orizzonte che guarda caso oggi é lasciato al degrado più totale e completamente inutilizzato. 
E abbiamo sperimentato sulla nostra pelle la grande assenza della politica di sinistra, il grande silenzio di fronte ai fascisti di Casa Pound. 
Abbiamo così capito che da chi ci aveva offerto in decenni di lotte un immaginario prolifico di spazi sociali, di possibilità, di comunità, di progetti, non avevamo colto la lezione più importate: LA LIBERTÀ NON SI PAGA, SI STRAPPA. 
Se vi state chiedendo dove siamo, cosa facciamo, cosa pensiamo... Non datevi pensieri: ci vediamo sul ponte di Casa delle Culture, tutte le volte che proverete anche solo ad avvicinarvi a quella casa. 
?#‎devoavereunacasaperandareingiroperilmondo?

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