Cronaca

Ferriera, Comitato 5 Dicembre: «Rudere rattoppato del'800 che lavora carbone in città»

Il Comitato 5 Dicembre - Giustizia Salute Lavoro, sulla situazione Ferriera

Il Comitato 5 Dicembre nasce a fine 2015 per supportare la causa delle Associazioni e di molti cittadini e porre fine all'inaccettabile problema dell'Area a caldo dalla Ferriera di Servola, impianto siderurgico funzionante a carbone con tecnologie e impianti risalenti a fine ‘800, ora ridotto a un rudere rattoppato. Il pericoloso insediamento siderurgico si trova a poche decine di metri dalle prime abitazioni e a pochi chilometri dal centro cittadino.

Dopo diversi passaggi di proprietà e l’annunciata chiusura, nel 2014 la Ferriera è stata acquisita dal Gruppo Arvedi grazie ad un Accordo di Programma ministeriale che non ha tenuto minimamente conto delle istanze della popolazione residente. Da oltre un decennio, infatti, i triestini vivono in una situazione di grave pericolo, bombardati da inquinanti cancerogeni di tipo industriale come il benzo[a]pirene, frutto della combustione della cokeria e causa dell’aumento delle malattie tumorali.

La proprietà Arvedi nel 2015 aveva dichiarato in Consiglio Comunale di essere pronta a chiudere l’Area a Caldo dello stabilimento nel momento in cui l’inquinamento ambientale non fosse cessato, prevedendo nell’Accordo di Programma di poter riconvertire quella parte d’impianto in area retro portuale e logistica. Nonostante gli investimenti – in parte pubblici – destinati al risanamento, le condizioni ambientali e sanitarie non sono migliorate in maniera sufficiente e la presenza mortale del carbone continua a mietere vittime.

Nel 2016 come Comitato 5 Dicembre abbiamo organizzato due manifestazioni di piazza a cui hanno partecipato migliaia di cittadini per chiedere la chiusura dell’Area a Caldo e abbiamo costituito quella massa critica elettorale che ha permesso di cambiare il Sindaco. In quest’anno di attività abbiamo condotto un confronto serrato con le Istituzioni locali e, forti del supporto popolare, siamo determinati nel continuare a condurre la battaglia anche a livello nazionale fino a quando non otterremo l’eliminazione del pericolo ambientale e sanitario generato da quel sito.

Arvedi non è riuscito nel suo intento, nonostante abbia cercato di far credere il contrario per acquisire l'Ilva di Taranto, obiettivo che per i tarantini ci auguriamo non riesca a raggiungere. La lavorazione industriale del carbone in mezzo ad un città è di fatto un atto criminale: chiediamo che termini immediatamente.

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