Ferriera, i lavoratori somministrati in pressing su Patuanelli: "Ingenui a credere nelle promesse"

La rabbia dei 67 ex-lavoratori somministrati della Ferriera di Servola (di cui una ventina hanno già trovato lavoro autonomamente), lasciati a casa dal primo giugno, sfocia in una lettera al ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli

La rabbia degli ex-lavoratori somministrati della Ferriera di Servola, lasciati a casa dal primo giugno, sfocia in una lettera al ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli. Al ministro chiedono un intervento concreto affinché Arvedi fornisca garanzie occupazionali e, in virtù dei cospicui contributi statali (90milioni di euro di cui 55 a Trieste e 35 a Cremona, è stato detto durante la conferenza stampa), si impegni a riassorbire anche i 67 lavoratori somministrati, in gran parte impiegati nel laminatoio, di cui una ventina hanno già trovato autonomamente un altro impiego. I contenuti della lettera sono stati riassunti in conferenza stampa da Daniele Rappa e Nicola Dal Mario della NIdiL (Nuove identità di lavoro) Cgil e dal segretario provinciale della Cgil Michele Piga.

"Forse saremo solo ingenui - si legge nella missiva - e il nostro errore è stato proprio credere alle promesse, ma non pensavamo che sia dall'azienda sia dalle istituzioni potevamo essere presi così tanto in giro. Abbiamo creduto al progetto dell'Azienda, alle prospettive che ci garantiva portando molti di noi anche a rfiutare importanti proposte in altre rinomate industrie del territorio perché seppur la proposta era allettante, non ce la siamo sentiti di abbandonare quell'azienda che non smetteva di ripeterci “state tranquilli ragazzi, a fine mese arrivano i vostri contratti".  Promesse che si sono rivelate infondate in quanto a ottobre dell'anno scorso molti contratti non sono stati rinnovati se non con condizioni meno vantaggiose.

A quel punto i lavoratori si sono rivolti alla politica:  "la Regione, come noi, ha sostenuto fin dal primo momento che era impensabile che un imprenditore potesse ricevere così tanti soldi pubblici lasciando 67 famiglie in mezzo ad una strada". Tuttavia, specifica la lettera, né i percorsi di ricollocazione della Regione tramite centri per l'impiego né l'ipotesi di Arvedi di un riassorbimento in una ditta di San Giorgio di Nogaro hanno avuto seguito. "Vogliamo sapere che fine hanno fatto le promesse del Ministro Patuanelli - spiegano i lavoratori - riguardo Fincantieri o, come disse la Regione, anche tramite le aziende dell'indotto. 

Ora la politica continua a prendere tempo e il rallentamento della firma sembrerebbe dovuto proprio all’intenzione di salvare prioritariamente noi somministrati, ma quando avverrà questo salvataggio, verso quali aziende e con quali reali prospettive per il futuro con la dovuta e necessaria stabilità contrattuale non siamo degni di saperlo". "Non siamo 67 esuberi ma siamo 67 lavoratori - concludono -, con alle spalle chi tre, chi due, chi un figlio e di questi pochissimi con la moglie che lavora e siccome anche noi viviamo in una comunità, anche per noi arrivano inesorabili tasse, bollette, mutui da pagare.  E poi non siamo neanche giovanissimi, non tutti perlomeno.  C'è chi di anni ne ha già più di 40, chi sta per arrivarci, chi ha superato i 30 ed è un attimo che l'età anagrafica non diventi un ulteriore ostacolo alla nostra ricollocazione”.

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