Martedì, 22 Giugno 2021
Cronaca Piazza Unità d'Italia, 8

Ferriera, presidio in piazza Unità: «Non è un problema solo di Servola, ma di tutta la città» (FOTO-VIDEO)

Comitato 5 dicembre e le associazioni ambientaliste chiedono alla Regione di annullare l'Aia. Dipiazza: «I 350 operai possiamo reimpiegarli»

«Questa è la polvere che le persone che vivono a Servola si trovano in casa. Polvere metallica che non può che venire da lì. C’è un’urgenza a cui abbiamo risposto con un’azione come questa. Non sarà facile restare qua 24 ore su 24, con il caldo di questi giorni. No siamo qua, nel centro della città per chiedere alla presidente Serracchiani di risolvere questa urgenza che si risolve in modo molto semplice, basta volerlo: basta chiedere la riduzione della produzione».

ANNULLAMENTO DELL'AIA - Così esordisce uno dei portavoce del Comitato 5 dicembre, Andrea Rodriguez, spiegando ancora una volte la volontà e le motivazioni che li hanno spinti a scendere nuovamente in piazza Unità, questa volta non con un corteo, ma con un presidio permanente davanti il palazzo della Regione: «Il secondo passo è l’annullamento dell’Aia perchè non doveva essere data: abbiamo visto che per un anno e mezzo questi sono i disagi e la sofferenza e possiamo dire che non è lo strumento giusto. Bisogna ripensarla con criteri che tutelino prima di tutto la salute dei lavoratori. Noi non siamo contro la ferriera né contro la proprietà Arvedi, ma contro l’area a caldo: se si sviluppano laminatoio e banchina logistica va bene».

PROBLEMA DELLA CITTÀ - «Questi non sono i 100 metri, è una maratona e vi invitiamo a darci la disponibilità; parlatene con i vostri amici, perché non è solo un problema di Servola, ma anche di Valmaura e di tutta la città - ha sottolineato Rodriguez -. Noi non dovremmo trovarci qui oggi, ma come ha detto il vescovo, si può trovare una mediazione: il problema sono i tempi, quindi riduciamo gradualmente la produzione fino alla chiusura dell’area a caldo. Non è una lotta tra cittadini e operai, ma bisogna pensare che una città non può avere problemi di salute per garantire un posto di lavoro». 

DIPIAZZA - Dopo ha preso la parola il sindaco Roberto Dipiazza: «Abbiamo un obiettivo: chiudere l’area a caldo. Abbiamo avuto appuntamenti importanti e ho un appuntamento con Serracchiani e Arvedi a Roma. Il futuro della città non è la ghisa, il futuro della città è ben altro: i 350 operai non mi preoccupano, possiamo tranquillamente pensare di impiegarli all’interno del Comune, ci saranno differenze di stipendio, ma intanto salviamo anche gli operai e chiudiamo l’area a caldo. Purtroppo non abbiamo i presupposti per un’ordinanza e questi ci farebbero causa per 30-40 milioni. Sono convinto che porteremo a casa il risultato».

POLLI - «Il percorso che abbiamo compiuto è stato si amministrativo, sembrava non portare da nessuna parte, ma ha creato questi presupposti per il quale domani (oggi, ndr) i comitati saranno per esempio essere ricevuti da Serracchiani per la prima volta - ha aggiunto l'assessore Luisa Polli -. Ora inizierà quel programma per chiudere l’area a caldo e il ricollocamento degli operai». 

MITI DA SFATARE - La parola poi l'ha presa nuovamente Andrea Rodriguez: «Sfatiamo alcuni miti: non esiste l’ordinanza del sindaco che chiude la ferriera, non per togliere responsabilità al sindaco, ma per capire quali sono gli strumenti giusti. A Piombino non c’era un’Aia, come il sindaco Cosolini che ha avuto un’Aia scaduta in proroga. Il grosso macigno è stata la nuova Aia. L’ordinanza sindacale ha bisogno di urgenza e contingibilità (non deve esistere un altro strumento normativo che regoli quella situazione, ma purtroppo c’è, quello schifo di Aia maledetta). Purtroppo è una via impercorribile. Ora è il momento di atti politici, perchè non c’è lo strumento amministrativo disponibile». 

MENIS - Non è stato d'accordo Paolo Menis, capogruppo del Movimento 5 stelle in Consiglio comunale (Aula rappresentata tra l'altro solo da grillini e leghisti; intorno alle 21.30 è arrivato il forzista Piero Camber, ma altri esponenti della maggioranza o Pd non si sono visti): «Avevo capito che fosse un presidio contro l’inerzia delle istituzioni, ma pare sia solo contro la Regione. Posso capire che l’ordinanza sindacale sia piatto dal punto di vista amministrativo, ma diventa necessario dal punto di vista politico: allora noi daremo una mano a questo presidio se questo andrà contro tutte le istituzioni, perchè non posso pensare che prima il problema era solo il precedente sindaco, mentre ora è solo colpa della Regione. Chiedo un atto sindacale e che Arvedi me lo impugni», ha concluso con verve Menis. 

ATTI POLITICI - «Il sindaco precedente ha avuto quattro anni e mezzo prima che arrivasse l’Aia e in conferenza dei servizi non ha battuto ciglio. Poi l’ho detto, servono atti politici. Quello che vogliamo è che tutte le istituzioni dicano: “Basta Arvedi abbassa la produzione” - ha replicato Andrea Rodriguez -. Noi cittadini non ne possiamo più». 

USSAI - «Vero è che non si può chiedere la chiusura, ma anche un’ordinanza per la riduzione della produzione, cosa che ha chiesto anche Arpa - ha detto Andrea Ussai, consigliere regionale del Movimento 5 stelle -. Tra l’altro ricordo che l’Arpa dice che stiamo superando i limiti per il pm10, ma limiti che sono già oltre quelli di legge (70 microgrammi contro i 50 previsti dalla norma nazionale): per questo do grosse responsabilità alla Regione che per me è assente e anzi connivente e non ha ancora dato sanzioni».

STRADA IMMEDIATA - «Vero, ma anche qui però purtroppo le ordinanze di riduzione sono state fatte da Cosolini prima che dal sindaco Dipiazza quest’anno, ma Arvedi non le ha mai rispettate - ha risposto Rodriguez -. Va fatto se ci sono i presupposti, ma non cambia niente: volete la strada immediata o una che ci si mette mesi e mesi? Non possiamo più aspettare il gioco delle ordinanze. La battaglia tra palazzi non basta». 

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