Ferriera, Regione e Comune al Ministero. Vito: «Ripresa produzione se rispettata l’Aia». Dipiazza: «Basta area a caldo»

Arvedi conferma l'impegno ad attenersi alle prescrizioni, e chiede di poter riprendere la piena produzione al compimento dei lavori sull'altoforno

La ripartenza della piena produzione, una volta completati i lavori sull'altoforno, potrà essere consentita solo dopo che sarà verificato l'assoluto rispetto delle prescrizioni previste dall'Autorizzazione integrata ambientale. Lo ha ribadito oggi a Roma l'assessore all'Ambiente, Sara Vito, nel corso di un incontro al Ministero dello sviluppo economico, convocato dal responsabile dell'unità di gestione vertenze imprese in crisi, Gianpietro Castano, per esaminare la situazione dello stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola, a Trieste.

Assieme a funzionari ministeriali e alla Regione, erano presenti il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, il cavalier Giovanni Arvedi per Siderurgica Triestina e il segretario generale dell'Autorità portuale, Mario Sommariva. Il confronto è servito per fare una verifica sull'avanzamento delle attività di reindustrializzazione a seguito di quanto previsto nell'Accordo di Programma del 21 novembre 2014 e nel successivo decreto interministeriale del 2 novembre 2015, con particolare riferimento all'ampliamento del laminatoio e alla realizzazione dell'impianto di decapaggio. In proposito, infatti, l'azienda ha presentato istanza al Ministero dell'Ambiente per ampliare il capannone ove si svolge l'attività a freddo e inserirvi un impianto di decapaggio, per applicare il rivestimento protettivo anticorrosivo sulle superfici di acciaio.

Il procedimento autorizzativo coordinato dal Ministero dell'Ambiente risulta sospeso in attesa del parere da parte dell'Amministrazione regionale, la quale - come ha precisato l'assessore Vito - si potrà esprimere all'esito del procedimento di screening di valutazione di impatto ambientale, attualmente in corso di completamento. Nel corso dell'incontro Vito ha ricordato anche la situazione relativa all'area a caldo, per la quale, a seguito degli sforamenti rilevati nelle deposizioni del mese di giugno, è stata ordinata la limitazione della produzione che ha portato anche ad un'anticipazione dei programmati interventi di manutenzione dell'altoforno, interventi attualmente in corso di effettuazione.

Su questi aspetti l'azienda ha sottolineato l'importanza delle azioni sinora svolte e la necessità di ottenere l'autorizzazione per il laminatoio in tempi brevi, chiedendo anche di poter riprendere la piena produzione al compimento dei lavori sull'altoforno. Una eventualità che, secondo Vito, sarà dunque possibile solo con la verifica del rispetto delle prescrizioni dell'Aia. Sul punto il cavalier Arvedi ha comunque confermato il proprio impegno per il rispetto della salute e dell'ambiente.

La riunione si è conclusa con l'invito da parte del Ministero dello Sviluppo economico al Ministero dell'Ambiente e alla Regione ad approfondire le valutazioni in merito alla procedura e alle tempistiche della pratica autorizzativa sull'impianto di decapaggio e sul laminatoio che, secondo l'assessore regionale, appare in ogni caso un intervento sostenibile sotto il profilo del rispetto dell'ambiente, che può rappresentare nel contempo anche una occasione di rafforzamento dell'occupazione.

«Come Amministrazione Comunale – ha dichiarato al termine il Sindaco Dipiazza - abbiamo ribadito la massima attenzione e disponibilità per lo sviluppo della linea a freddo dello stabilimento, ma anche in questa sede ministeriale (al MISE, n.d.r.) ho tenuto a evidenziare la posizione della città relativamente alla necessità della chiusura dell’area a caldo che oltre a essere un problema per tutta Trieste, lo è diventato anche per Muggia e Capodistria come abbiamo potuto vedere dagli 'spolveramenti' di quest'estate».

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«Siamo chiaramente favorevoli ai posti di lavoro che l’ampliamento del laminatoio potrà creare ma – ha ancora ribadito Dipiazzanon ne possiamo davvero più dell'area a caldo e dobbiamo decidere di chiudere finalmente questa parte dello stabilimento che provoca così tanti problemi»

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