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Il commento

"Vergognosi e disgustosi, una pagliacciata": i social condannano i fuochi per la fine della Ferriera

Le cariche esplosive di ieri 18 settembre hanno messo la parola fine, in maniera definitiva, all'area a caldo dello stabilimento di Arvedi. Sui social la cittadinanza ha preso posizione e sentenziato. "Non si dovevano fare, poco gusto"

TRIESTE – I fuochi di artificio con cui Trieste ha salutato la fine di un’epoca non sono piaciuti e hanno prodotto il solito vortice di commenti social. Hai voglia a ribadire il concetto che non si voleva celebrare la definitiva demolizione del “mostro” bensì festeggiare l’inizio della nuova era logistico-portuale dell’area; hai voglia a chiedere con insistenza i nomi di chi ha autorizzato lo spettacolo pirotecnico; hai voglia a muoverti tra rimpalli, giustificazioni e grandi abbracci e a sentire la litania del "sì, quell'esibizione serviva a coprire le esplosioni" generate dalle cariche. Premettendo che l’esaltazione spasmodica ed incontrollata della volontà popolare non è mai operazione equilibrata, ciò che da ieri 18 settembre rimarrà scolpito sul muro dei social registra la nettissima contrarietà di buona parte della cittadinanza rispetto alla miccia che ha "illuminato" la serata. 

La festa tra fuochi, brindisi e polemiche

Una unanime condanna che arriva – esclusi quasi tutti gli attori protagonisti di una sorta di red carpet alla servolana – da parte di politici di destra e di sinistra; arriva dall’avvocato, come pure dalla figlia di un ex operaio, mentre chi tenta di condividere consapevolezza e spiegoni vari viene travolto dall'onda di indignazione. Il Piccolo scrive che anche il Cavaliere da Cremona avrebbe manifestato il proprio disappunto per i fuochi. Ci sono lunghe strette di mano e un faticoso allineamento dei pianeti per far crescere l’area a fini portuali. Sui visi di chi rivendica il merito (o parte del) per aver chiuso la ferriera compare una indescrivibile soddisfazione. Tuttavia, come in tutti i decessi annunciati con largo anticipo, la lunga elaborazione del lutto congela le lacrime e lascia spazio ad una malcelata normalità. Ci si diverte, si brinda e si ammira lo spettacolo, pensando al futuro. Hai voglia a mugugnare e confessare, ma mai pubblicamente eh, che sì, i fuochi non servivano.  

“Una vera vergogna[…] organizzare dei fuochi d’artificio per mezz’ora, per festeggiare una realtà che muore non è solo di cattivo gusto ma è irrispettoso deglioperai che ci hanno lavorato[…] sarei proprio curioso [di sapere] chi si è inventato questa simile vergognosa cazzata” taglia corto il consigliere regionale della Lega Danilo Slokar. “Disgustosi i fuochi e chi li ha pensati” così Alberto Kostoris mentre Riccardo Laterza di Adesso Trieste definisce la scelta “una pagliacciata indecorosa”. Il giornalista del Primorski Dnenvik Jan Grgic chiede “quanto xe costà sto scherzo?” mentre al fuoco amico di Slokar si unisce, senza tuttavia dichiarare guerra, anche l’ex presidente della VII Circoscrizione Stefano Bernobich, che si dice “perplesso, preciso che non sono organizzati dal Comune”. 

Così la segretaria del Partito democratico Caterina Conti parte all'attacco puntando il dito contro “l’ennesima strumentalizzazione della destra, solo a fini elettorali e ovviamente a spese dei triestini” con il sindaco Roberto Dipiazza che le risponde per le rime: “I fuochi sono stati fatti dai privati non dal Comune informati prima di sparlare”. C’è poi chi sostiene che i fuochi sarebbero stati organizzati per coprire il terribile rumore delle esplosioni controllate. Nonostante qualcuno possa credere davvero a tutto ciò, alla fine le parole della storica leonessa di Servola Alda Sancin emettono, rumorose nel silenzio post evento, una laconica sentenza senza possibilità di appello. “Contorno volgare”. 

Insomma, di scaramucce digitali ne potremmo trovare a bizzeffe – hai voglia a vivere scrollando il cellulare e a fare informazione solo grazie ai social – e per tutta la giornata di oggi la polarizzazione e gli algoritmi emergeranno con forza, mostrandoci tutta l’insofferenza del mondo nei confronti della demolizione, o dei botti che hanno spaventato i nostri amici pelosetti. In piena pandemia la Ferriera venne messa definitivamente a tacere tra l’indifferenza (quasi) collettiva, in una emotività soffocata dai bollettini CoViD-19. Domattina la polemica sui fuochi d’artificio non interesserà (quasi) più a nessuno, come quella che ha creato (e continuerà a crearla) lo scontro sulla paternità della chiusura, nel più classico dei "c'ero anch'io, no tu no". Hai voglia a tentare di spiegare a Trieste che più di un secolo di storia industriale non può essere ridotto ad un commentario social di 24 ore. 

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