Ferriera, 50 interinali lasciati a casa. Usb: "Notizia tristemente attesa"

Il segretario provinciale Colautti: "Perchè non si è fatta una battaglia sulle stabilizzazione dei precari quando c'erano le condizioni per farla? Ora attendiamo risposte sul piano occupazionale di cui si sono fatte da garanti le istituzioni in presenza del Ministro Patuanelli"

"Amarezza per la chiusura dei contratti dei 50 lavoratori interinali di Acciaierie Arvedi. Una notizia che era tristemente attesa". Così Sasha Colautti, segretario provinciale del sindacato Usb. "Notizia che però per noi si accompagna in ogni caso con l'attesa - anche per questi lavoratori - di risposte sul piano occupazionale di cui si sono fatte da garanti le istituzioni all'ultimo tavolo svoltosi in prefettura in presenza del Ministro Stefano Patuanelli".

"Operai scudo umano"

"Contratti precari - spiega Colautti - che si chiudono, come risaputo, per la scelta dell'azienda di dismettere l'area a caldo dopo anni di bagarre politica e di campagne elettorali pagate solo ed esclusivamente dagli operai, che loro malgrado erano costretti a lavorare in quello stabilimento sottoposti al cannoneggiamento della politica cittadina e divenuti un vero e proprio 'scudo umano' per l'azienda. E mi fa sorridere "di rabbia" il fatto che oggi ci sia chi - con evidente coda di paglia - prova a sbandierare la difesa di questi lavoratori quando nella realtà non ha mai fatto nulla di nulla per contrastare la precarietà di quella fabbrica finché c'era l'area a caldo e finché al padrone andava bene così".

"Dov'erano i difensori senza macchia dei precari quando Arvedi spremeva gli impianti a tutto spiano con la città che portava in piazza 10mila persone per chiedere la chiusura della Ferriera? - si chiede Usb - C'erano in quel momento le ragioni per mantenere un numero così alto di precari in azienda? Perchè non si è fatta una battaglia sulle stabilizzazione dei precari quando c'erano le condizioni per farla?" L'unione sindacale di base sostiene quindi che "qualcuno aveva anteposto per scelta politica la difesa dell'area a caldo sopra ogni cosa e quindi aveva anche anteposto gli interessi dell'azienda sui contratti e le condizioni di lavoro di quella fabbrica. Centinaia di contratti precari e condizioni di lavoro e di sicurezza che andavano via via peggiorando.

"Oggi stiamo raccogliendo i cocci di scelte precise - conclude Colautti -. In primis ovviamente quelle della politica e quelle dell'azienda; ma anche quelle di qualche organizzazione sindacale che oggi prova goffamente a passare per "pura"... dopo che si è chiuso per anni un occhio, finchè al padrone andava bene la produzione a caldo. Con buona pace dei lavoratori precari che oggi pagano il costo di quelle scelte poco lungimiranti. Usb continua ad anteporre gli interessi dei lavoratori agli interessi politici di qualcuno.  Lo fa tentando una strada coerente e cercando di gestire una situazione molto complessa non certo voluta così dalle organizzazioni sindacali. Senza vendere fumo, e preoccupandosi concretamente delle persone che temono del loro futuro, anche a costo di perdere - nell'immediato - del consenso. 

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