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Festa della Repubblica, Ugl: «Polizia penitenziaria esclusa da cerimonia solenne»

Il Corpo, che da 200 anni si occupa dell'ordine e della rieducazione nelle carceri, esprime rammarico per non aver potuto partecipare all'evento ufficiale

Escluso il corpo della Polizia penitenziaria di Trieste dalla cerimonia che si è tenuta in piazza Unità d’Italia con la presenza di rappresentanze delle forze armate e delle forze di Polizia per la celebrazione della festa della Repubblica. Lo denuncia la dottoressa Federica D'Amore, segretaria regionale per il Triveneto della U.G.L. Polizia Penitenziaria: «Anche quest’anno inspiegabilmente il nostro Corpo non è stato invitato a partecipare alla cerimonia del 2 giugno, così come accaduto in altri eventi ufficiali che hanno visto il coinvolgimento delle forze di Polizia; non ci spieghiamo come mai puntualmente la Polizia penitenziaria di Trieste non possa partecipare, farsi conoscere dalla cittadinanza, rendere gli onori alla autorità ed alla bandiera».

«Per questo motivo - spiega la sindacalista - abbiamo inoltrato una lettera, tra gli altri, al provveditore regionale per il Triveneto, Enrico Sbriglia, al prefetto Porzio, al Sindaco Dipiazza ed al Comandante Militare Esercito Friuli Venezia Giulia Tenente Colonnello Maggio per avere risposte in merito». Il Corpo di Polizia penitenziaria festeggia quest’anno i 200 anni dalla sua fondazione e giornalmente garantisce l’ordine e la sicurezza negli istituti penitenziari e sul territorio, partecipa alla rieducazione dei condannati, garantisce la traduzione dei detenuti presso le aule di giustizia, ed oltre alle restanti competenze specifiche, negli ultimi tempi è impiegato in un’opera di continuo monitoraggio dei fenomeni di radicalizzazione all’interno delle carceri.

«Nello specifico - conclude D'Amore - i poliziotti penitenziari triestini nell’ultimo anno sono stati protagonisti di diversi eventi critici nei quali hanno mostrato tutta la loro specifica professionalità e uno spiccato senso di umanità ed abnegazione, riuscendo a garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone private della libertà personale, seppur in condizioni disagiate e troppo spesso senza alcun riconoscimento; escludere questi poliziotti dalle cerimonie ufficiali, soprattutto da quella del 2 giugno, è vissuto con grande frustrazione dagli stessi».

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