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Festa islamica di fine pellegrinaggio: un migliaio di fedeli nella moschea di via Maiolica

Presente anche il sindaco Dipiazza: "Una comunità integrata, che lavora e non crea problemi". Il presidente del Centro Culturale Islamico Igbaria: "Quest'anno una delle più belle feste, importante l'appoggio del Comune". Sul sacrificio rituale: "La nostra comunità non lo pratica"

Celebrata stamattina la festa di fine pellegrinaggio alla moschea di via Maiolica, con la strada chiusa al traffico fino a mezzogiorno a causa della grande affluenza. Un migliaio di persone circa hanno partecipato alle due celebrazioni, come dichiarato dal presidente del Centro Culturale Islamico Salh Igbaria. Una comunità che a Trieste è fiorente e in crescita, composta da circa 7000 persone di circa 30 nazionalità diverse, motivo per cui la predica è stata pronunciata in italiano. Una scelta, come dichiarato dai rappresentanti della comunità, “fatta per rimarcare la nostra appartenenza a una città dove non ci sentiamo solo integrati, ma che amiamo profondamente. Tra noi ci sono turchi, arabi, senegalesi, albanesi e anche una decina di triestini convertiti alla nostra fede. L'italiano ci permette di comunicare ed essere uniti”.

Il dialogo con il Comune

La celebrazione, divisa in due separati momenti (gli spazi della moschea non erano sufficienti a contenere tutti i fedeli insieme), ha visto la presenza del sindaco Roberto Dipiazza insieme all'assessore Giorgio Rossi.“In questa comunità tutti lavorano – ha sottolineato Dipiazza -, e con loro non abbiamo mai avuto problemi di delinquenza”. I buoni rapporti con il Comune sono stati confermati da Igbaria: “Questa è stata una delle più belle feste di fine pellegrinaggio, importantissima per noi la presenza del sindaco e dell'assessore. Il comune ci ha permesso di chiudere la strada al traffico e anni fa (sempre con l'amministrazione Dipiazza) ha concesso addirittura il Palazzetto per i festeggiamenti. Inoltre siamo tra le poche città italiane in cui la moschea si trova in piano centro. Tutte conferme di un grande dialogo con le istituzioni, iniziato oltre 30 anni fa”.

Il significato della festa

Numerosi i tavoli fuori dalla moschea, un rinfresco aperto a chiunque e di qualunque fede o etnia. Questa tradizionale festa religiosa, spiegano i fedeli Erdogan ed Erion (rispettivamente di origine turca e albanese): “è una festa che unisce i musulmani di tutto il mondo nella solidarietà per i fratelli che vanno in pellegrinaggio alla Mecca. Il pellegrinaggio è inteso come una purificazione dopo la quale si ritorna puri come dei neonati, ossia senza peccato”.

Il sacrificio rituale

Una ricorrenza in cui, tradizionalmente, si pratica il sacrificio rituale di animali, pratica che crea sofferenza agli animali e per questo contestata dai movimenti animalisti e non solo. Igbaria assicura però che “la nostra comunità non lo pratica. L'usanza in origine è nata dal fatto che la carne un tempo scarseggiava ma al giorno d'oggi è disponibile ovunque e non consideriamo più necessario il sacrificio. Questo a riprova del fatto che l'Islam è una religione dinamica, in divenire, la cui interpretazione si adatta ai diversi periodi storici”.

Il presidente della comunità islamica

Salh Igbaria è di origine palestinese e vive da 30 anni in Italia, sua moglie è italiana e i suoi figli sono nati a Trieste. “Sono in tanti nella mia situazione, i nostri figli parlano (e a volte litigano) in dialetto triestino. Ho vissuto la mia vita all'insegna della tolleranza, ho studiato in Israele, ho pregato in ebraico nelle sinagoghe e prima di stabilirmi in Italia ho vissuto in molti altri paesi. Cerco di portare ovunque vado i principi dell'Islam quali l'accoglienza, l'umiltà e l'importanza del lavoro volto allo sviluppo di tutta la comunità. Tutti noi dobbiamo essere operatori dell'Acegas e togliere le immondizie dalla strada quando le vediamo. Per l'Islam i diritti non sono dovuti ma si guadagnano solo dopo aver espletato i propri doveri”.

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