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Coronavirus, ecco perchè la terza ondata è in arrivo

L'incremento del 27% dei nuovi casi a cavallo del nuovo anno. L'imponente riduzione dei tamponi. E il sistema delle regioni a colori da rivedere. L'analisi della Fondazione Gimbe

Il pericolo di una terza ondata è dietro l'angolo, soprattutto perché a cavallo del nuovo anno si assiste ad un incremento del 27% dei nuovi casi, dopo sei settimane consecutive di calo, a fronte di un'imponente riduzione dei tamponi. Ecco cosa dicono i numeri. Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva nella settimana 29 dicembre 2020 – 5 gennaio 2021, rispetto alla precedente, un incremento dei nuovi casi (114.132 vs 90.117) e del rapporto positivi/casi testati (30,4% vs 26,2%). Stabili i casi attualmente positivi (569.161 vs 568.728) e, sul fronte ospedaliero, lievi oscillazioni dei ricoveri con sintomi (23.395 vs 23.662) e delle terapie intensive (2.569 vs 2.549); tornano a crescere i decessi (3.300 vs 3.187). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 3.300 (+3,6%)
  • Terapia intensiva: +20 (+0,8%)
  • Ricoverati con sintomi: -267 (-1,1%)
  • Nuovi casi: 114.132 (+26,7%)
  • Casi attualmente positivi: +433 (+0,1%)

"A cavallo del nuovo anno – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – i dati documentano l’inversione della curva dei nuovi casi, in calo da 6 settimane consecutive, e l’incremento percentuale dei casi totali (5,5% vs 4,6%). Numeri sottostimati dalla decisa frenata dell’attività di testing nelle ultime due settimane accompagnata dal netto aumento del rapporto positivi/casi testati che schizza al 30,4%»

L'incremento dei casi e i dati sui ricoveri nelle regioni

In quasi tutte le regioni si registra un incremento percentuale dei casi rispetto alla settimana precedente (tabella) e sul versante ospedaliero, mentre le curve di ricoveri e terapie intensive mostrano i primi cenni di risalita (figura 3), l’occupazione da parte di pazienti covid continua a superare la soglia del 40% in area medica in 10 regioni, e quella del 30% delle terapie intensiva in 11 regioni.

La situazione in Friuli Venezia Giulia

Secondo l'ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, il Friuli Venezia Giulia registra un peggioramento per “casi attualmente positivi per 100.000 abitanti” (sono 971, contro la media italiana di 943) e “incremento percentuale dei casi” rispetto alla settimana precedente (8,1%, rispetto alla media nazionale del 5,5). Sono sopra la soglia di saturazione, pari al 40%, i posti letto in area medica (51%) e quelli in terapia intensiva (34% rispetto alla soglia del 30) occupati da pazienti Covid-19.

La terza ondata

La terza ondata? In questa fase è molto complesso valutare l’evoluzione della curva per il sovrapporsi degli effetti di restrizioni e allentamenti introdotti nelle varie regioni e/o con tempistiche differenti. In generale, tenendo conto che l’impatto delle misure si riflette sulla curva epidemiologica dopo circa tre settimane:

  • Gli effetti delle misure introdotte con il Dpcm 3 novembre 2020 si sono definitivamente esauriti.
  • Le curve cominciano a riflettere i progressivi allentamenti che hanno portato ad un’Italia tutta gialla, eccetto Campania (per propria scelta) e Abruzzo.
  • L’eventuale impatto delle misure introdotte dal Decreto Natale sarà visibile solo dopo metà gennaio.

"Le nostre analisi – spiega Cartabellotta – documentano che, a circa 5 settimane dal picco, il sistema delle regioni “a colori” ha prodotto effetti moderati e in parte sovrastimati: i casi attualmente positivi per la netta riduzione di casi testati nel mese di dicembre, i ricoveri e le terapie intensive per gli oltre ventimila decessi nelle 5 settimane di osservazione".

L'impatto vaccini è molto lontano

Sul fronte dei vaccini, per la Fondazione Gimbe "siamo ancora lontani dal tradurre questa straordinaria conquista della scienza in un concreto risultato di salute pubblica". “Con l’approvazione del vaccino Moderna – spiega Cartabellotta - l’Italia potrà contare su 22,8 milioni di dosi certe entro giugno. Senza il via libera dell’EMA ad altri vaccini o l’anticipo di consegne – conclude il presidente di Gimbe - potremo vaccinare circa il 5% della popolazione entro marzo e meno del 20% entro giugno".

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